testata camel

Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla el

Il blog della Donna Camèl è nato alla fine dell'estate del 2006, poco dopo l'apice del massimo splendore ma molto prima del declino dei blog in quanto moda.
È stato sempre su una piattaforma gratuita che negli anni ha cambiato nome e proprietari: ci sono capitata per una serie di circostanze fortuite e perché tutti i miei amici erano già lì, poi loro sono andati via tutti e io sono rimasta, irriducibile, a parlare di scrittura creativa, a proporre esercizi e racconti. Ci ho pubblicato pure un romanzo a puntate, un momento impagabile di intimità con i miei lettori.
Infine mi sono decisa a traslocare anch'io, lo porto qui a casa mia, se non tutto tutto la maggior parte: l'archivio. Non so quanto ci metterò, son più di 1000 articoli e li sposto con cura uno a uno, ma ho pazienza e la voglia di lavorare non mi manca: comincio oggi che è un lunedì ed è il 24 luglio 2017.

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Di questa storia non so molto, mi è stata raccontata tante volte, è vero, ma ero piccola e il ricordo sbiadito.
Mi è rimasta la ricetta delle seppie, che era l'unica cosa che sapeva cucinare: una grossa cipolla e tanto olio, tagliuzzare e rosolare e poi mettere le seppie a pezzetti, scottare bene e poi aggiungere i pomodori, pelati o freschi fa lo stesso, e lasciare sul fuoco fino a che il sugo diventa marroncino e le seppie tenerelle. Io le assaggio e di solito non ci metto neanche il sale, niente prezzemolo, vino bianco, niente: solo olio, cipolla e pomodoro, il perché lo capirai.

Mio padre ha fatto il militare in marina, dev’esserci nello scatolone di mia madre una foto che si era fatto in licenza con quella sua divisa bianca e il colletto come paperino. La ferma durava tre anni, è stato imbarcato, ma non so dove, come puntatore mitragliere, e ha toccato varie città. A Taranto, per esempio, gli abitanti locali dicevano nu marinero s’appiccicò co nu cristiano: si trattava di una rissa, le definizioni rendono bene l’idea della segregazione che ci doveva essere tra i marinai in franchigia e la gente comune, i cristiani. Mio padre non si tirava di certo indietro in quei casi e di botte ne ha date e prese parecchie: quando ero bambina si vedeva ancora una piccola cicatrice sotto uno zigomo: un tirapugni di un inglese. Perché poi, nel dopoguerra, i soldati in libera uscita quando si incontravano se le davano, non so nemmeno se c’era bisogno di un motivo, lui questo non me l’ha detto. Mi ha detto che gli americani erano molto sportivi e se per caso si incontravano due gruppi, che so, gli italiani in cinque e gli altri in sette, due degli americani si facevano da parte a braccia conserte a guardare quelli che si menavano e non intervenivano nemmeno se i propri connazionali stavano soccombendo, era una questione di onore, credo. Invece gli inglesi erano scorretti, attaccavano specialmente in superiorità numerica e usavano tutti i mezzi leciti o meno per averla vinta.

A Venezia deve esserci stato per un po’, e comunque deve essere stato un periodo bello, perché ne parlava sempre con nostalgia, ci aveva portati tutti quanti almeno un paio di volte, e poi a mangiare a Malamocco e si vedeva che conosceva i posti, che ci tornava con piacere.
Erano al Lido, era lì che andavano a pescare le seppie con una reticella tipo quelle per le farfalle, ma più grande, non so se da una barca o dal bordo di un canale, da una banchina. La tecnica è molto semplice ma occorre avere riflessi pronti e mano ferma: le seppie navigano a reazione e vanno avanti oppure indietro. Una volta che hanno cominciato a muoversi in una direzione fanno molta fatica a invertire il senso di marcia, specialmente se sono spaventate tendono a scappare veloci sempre dalla stessa parte, anzi accelerano; quindi quello che il pescatore doveva fare era guardare bene l’acqua, appena vedeva una seppia che stava per mettersi in moto le ficcava davanti il retino e la seppia entrava dentro da sola. Sembra strano e non so come loro l’abbiano saputo, forse guardando i pescatori veneziani, chissà. Quando ci penso mi fa venire in mente uno che deve tirare un rigore e aspetta quel movimento impercettibile che gli farà capire da che parte si tufferà il portiere. Magari non c’entra niente, ma è così che me lo immagino.
La pesca era sempre abbondante, tanto che la metà veniva venduta per comprare l’olio. Il pomodoro e le cipolle invece costavano poco. Per questo la ricetta non prevede altri ingredienti, erano ragazzi poveri che se la dovevano cavare con la paga e il rancio, si arrangiavano come tutti in quegli anni là. Del resto io la faccio come mi è stata tramandata e nessuno si è mai lamentato.

Non so e non mi ricordo bene come fu che a un certo punto dalla marina mio padre si trovò in montagna coi partigiani. So solo che il suo nome di battaglia era foca, credo per via dei baffi.

papa e le seppie a venezia
(Mio papà è il secondo da destra, credo)

 

Commenti al Post: Seppie senz'osso

quelluomo il 27/06/07 alle 11:08 via WEB
tuo padre è diventato partigiano nel dopoguerra?

LaDonnaCamel il 27/06/07 alle 11:37 via WEB
Hai ragione sai, ho notato anche io questa incongruenza che è tutta nella mia narrazione: molto probabilmente si menavano prima del dopoguerra, non ha molto senso altrimenti. Ma l'ho lasciata così, queste storielle hanno per me qualcosa di onirico, di sospeso tra fantasia e storia, abbi pazienza lettore indulgente: nel mio mondo parallelo le cose sono strane :) e buongiorno!

Midnight_Shadow il 27/06/07 alle 13:56 via WEB
mi hai fatto venire voglia di seppie! e di venezia :)

LaDonnaCamel il 27/06/07 alle 14:22 via WEB
Le seppie te le posso promettere, per Venezia parliamone! :) E grazie ancora per la foto, non te l'ho chiesto prima ma già sapevo che.

sonouncantastorie il 28/06/07 alle 09:56 via WEB
" So solo che il suo nome di battaglia era foca, credo per via dei baffi"
Io andrei un po' più a fondo su questa storia. Cioè, la racconterei

LaDonnaCamel il 28/06/07 alle 12:55 via WEB
dovrei lavorare di fantasia, è sempre stato molto reticente su queste cose. Pensa che quando mia figlia andava alle elementari gli aveva chiesto una testimonianza diretta per una ricerca che dovava fare, lui le aveva detto solo: eh, sono andato in montagna, sono stato là un po' e poi sono tornato. M. me l'ha ricordato giusto ieri, leggendo il raccontino.

quelluomo il 28/06/07 alle 20:10 via WEB
ma l'idea di arruolarsi nei partigiani dopo la guerra è mica male!

LaDonnaCamel il 29/06/07 alle 08:44 via WEB
Eheh, abbastanza demenziale da adattarsi a me :) e buongiorno!

quelluomo il 29/06/07 alle 09:26 via WEB
no, non è demenziale...è surreale semmai!

LaDonnaCamel il 29/06/07 alle 16:26 via WEB
:)

illegalefancazzista il 02/07/07 alle 19:56 via WEB
fu per via di quell'onda che ancora tutti ricordano dalle parti di chioggia... alzò la nave sù, sù, sù e ancora sù... fino alle riserve di legna della serenissima ;)

Anonimo il 03/07/07 alle 18:02 via WEB
ma che bello anche questo ricordo! e, a (s)proposito: tantissimi anni fa nelle cicladi capitava di imbattersi in gruppi di giovinetti di varie nazionalità (per lo più italiani, inglesi, tedeschi e, mi pare, olandesi) che in piena notte iniziavano a darsele di santa ragione... che sia un retaggio di ere passate, un ricordo in quelle terre del passaggio dei marinai? o più semplicemente stupideria testosteronica?

LaDonnaCamel il 04/07/07 alle 11:09 via WEB
Mi sa che è la seconda che hai detto :) (grazie Petarda, son contenta che mi leggi: sei troppo avanti! e io ti seguo! lo sai che sta cosa di anobii mi ha preso come una manìa forsennata? :)

Anonimo il 04/07/07 alle 13:27 via WEB
guarda che il piacere (di leggerti) è tutto mio! :) con anobii anch'io ho avuto il momento fanatico, anche per il momento l'ho un po' lasciato da parte perché sto mettendo a posto i libri veri, quelli di carta; qualche giorno fa me ne sono caduti una valanga sul mignolo e quindi ora li odio tutti, in blocco.

LaDonnaCamel il 05/07/07 alle 09:12 via WEB
io invece cercando tra i libri veri ho scombinato il mio sensato disordine e adesso non trovo più niente!

 

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