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Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla el

Il blog della Donna Camèl è nato alla fine dell'estate del 2006, poco dopo l'apice del massimo splendore ma molto prima del declino dei blog in quanto moda.
È stato sempre su una piattaforma gratuita che negli anni ha cambiato nome e proprietari: ci sono capitata per una serie di circostanze fortuite e perché tutti i miei amici erano già lì, poi loro sono andati via tutti e io sono rimasta, irriducibile, a parlare di scrittura creativa, a proporre esercizi e racconti. Ci ho pubblicato pure un romanzo a puntate, un momento impagabile di intimità con i miei lettori.
Infine mi sono decisa a traslocare anch'io, lo porto qui a casa mia, se non tutto tutto la maggior parte: l'archivio. Non so quanto ci metterò, son più di 1000 articoli e li sposto con cura uno a uno, ma ho pazienza e la voglia di lavorare non mi manca: comincio oggi che è un lunedì ed è il 24 luglio 2017.

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Dove dico "ieri sera" intendo il ieri sera di dieci anni fa, quando ho scritto questo racconto e l'ho pubblicato per la prima volta. Il che non cambia troppo i fatti narrati e le reazioni dei lettori, quindi ieri sera potrebbe essere anche ieri sera e va bene lo stesso, se ti piace. Edit 27 agosto 2017.

Ieri sera tornando a casa con mia figlia da una commissione siam passate vicino al GS di viale Fulvio Testi e mi è venuto in mente un fatto successo tanti anni fa proprio in quel supermercato, così le ho raccontato tutta la storia proprio come sto facendo ora con te.

Ci andavo perché me l’aveva consigliato una mia amica che abitava lì vicino e mi trovavo bene, ero diventata una cliente abituale. Quel giorno avevo fatto una spesona grossa e stavo per andare a far registrare l’assegno al box, quando ho pensato che era meglio non lasciare la bambina piccola sul seggiolino del carrello: aveva solo nove o dieci mesi, magari si spaventava a vedermi allontanare. Così l’ho presa in braccio, la cassiera mi ha consigliato di lasciare lì il carrello, che stavo già abbastanza impicciata: ci avrebbe dato un’occhiata lei. Infatti, quando son ritornata alla cassa il carrello e la cassiera non c’erano più. Ma come! Ma caspita! Chiedo di qui e di là, arriva il direttore, gli inservienti corrono fuori: niente. Il mio carrello straripante era stato rubato. Battagliera e aggressiva com’ero a quei tempi brandivo l’assegno che avevo ancora in mano: non ve lo pago, eh no che non ve lo pago! Stia calma signora, non si preoccupi, faccia pure la spesa di nuovo, non le facciamo pagare niente.
Ma com’è possibile, ma che razza di supermercato è mai questo, ma che palle rifare la spesa, ci avevo messo un’ora, e poi io odio fare la spesa! E poi, possibile che nessuno abbia visto niente. E quel cretino di un ladro che se ne fa delle cose che avevo comprato io, magari a lui serviva altro! Signora, lasci stare, son cose che succedono. Si vede che il ladro ha approfittato del cambio di turno alla cassa. Fa niente, lo mettiamo in conto taccheggio, rifaccia pure la spesa.
Fa niente un corno, fumavo bile dal naso e intanto sbattevo dentro nel carrello le cose, con tutto quello che ho da fare ci manca anche solo far la spesa due volte, mele e banane, sbam. Che poi io odio far la spesa anche una volta sola, due pacchi di pasta, sbam, un chilo di zucchero, sbam. Ma chi me l’ha fatto fare di venire in questo quartiere di barboni, caffè Lavazza oro, sbam. La prossima volta vado all’esselunga e chisse ne frega se c’è la coda per parcheggiare, una bottiglia d’olio, sbeng plaf! Plaf? Ma no! Ma dai! Ma non può essere! Ma cazzo! La bottiglia dell’olio si era rotta, imbrattando tutta la spesa. La nuova spesa. Quella che stavo rifacendo da capo con tanta grazia, la grazia del mio cuore.
Il direttore mi stava tenendo d’occhio, credo. Difatti tempo tre secondi era lì vicino, pronto a calmare le mie incandescenze. Che poi, mica sono una selvaggia. Ero restata calmissima. Mi ero scusata molte volte. Non aveva per niente bisogno di continuare a ripetermelo, di stare calma. Non lo vedeva, che ero calmissima? Dovevo proprio continuare a gridarglielo in faccia, che ero calmissima?
Vabbè. Alla fine mi aveva convinta che non era giornata. Che lasciassi pure lì il secondo carrello pieno e ben oliato, avrebbe fatto pulire lui, non c’era nessun problema, erano cose che succedevano, magari era meglio che rimandassi la spesa a un altro momento, o a un altro giorno. Eh, va bene. Mi sa che è meglio se me ne torno a casa. Oggi non è proprio giornata. Con la bambina in braccio attraversavo rapidamente le corsie verso l’uscita, prima di combinare ancora guai, verso le casse chiuse, via, verso la macchina e poi a casa.
A quei tempi nei supermercati le corsie delle casse chiuse non avevano quelle sbarre che ci sono oggi, come tornelli della metropolitana o, a seconda, come passaggi a livello in miniatura colorati a righe bianche e rosse. No, a quei tempi tutto era rudimentale, casalingo. Come non accettavano bancomat e carte di credito, per definire le case chiuse usavano catenelle.
Catenelle basse, agganciate ai due lati, ma non tese, lasche in modo da formare una curva che arrivava giusto all’altezza dei miei stinchi. Non è che fossi accecata dall’ira, non è forse nemmeno perché avevo in braccio la bambina, probabilmente si trattava proprio di diottrie. Di fatto, lanciata com’ero, la catenella negli stinchi mi aveva fatto fare un tuffo di testa tipo spanciata del principiante e la mia bambina, la luce dei miei occhi, m’era scappata dalle mani, l’avevo scaraventata via, proiettata in volo tre metri davanti a me tra le ruote dei carrelli in deposito.
Per un istante tutto quanto si era congelato. Silenzio. Paura. Sgomento. Non capivo che fosse successo. Che ci faccio sdraiata per terra? Dov’è la mia Marti? Dove sono io?
Poi il pianto, finalmente aveva smesso di trattenere il respiro, e il mio grido e il casino.
Adesso quando la racconto non posso fare a meno di sghignazzare e lo stesso, chissà perché, succede a chi mi ascolta. Alcuni ridono fino alle lacrime, non fare complimenti, non mi offendo, ci sono abituata. Ma in quel momento lì… te lo immagini? tutto il personale del supermercato oltre ai clienti, i passanti, qualche automobilista dal vicino benzinaio, tutti quanti, chiunque nel raggio di mezzo chilometro, tutti erano lì atterriti, preoccupati, magari incuriositi, chissà. Per non parlare, ovviamente, del direttore.
Ci hanno portate nel retrobottega, quel luogo misterioso dove le verdure vengono confezionate, dove bilance e banconi e casse impilate vengono nascoste alla vista dei clienti e le magagne vengono aggiustate. Mi hanno fatto sedere e mi hanno dato un bicchiere d’acqua. Son riusciti anche a farmi tacere per qualche minuto, il che non era per niente prevedibile.
Poi, accertato che né io ne la mia bimba avessimo niente di rotto, il direttore mi ha accompagnata personalmente all’uscita, mi ha aperto la porta e mi ha guardata mentre mi allontanavo verso la macchina.
Posso immaginare le parole della preghierina che stava mentalmente rivolgendo al suo dio.

La rievocazione è piaciuta un sacco a mia figlia: non si ricordava nulla, nemmeno di averlo sentito raccontare. Mi ha chiesto se ci sono poi tornata, al GS. Sì, qualche volta. Ero molto sfacciata, a quei tempi.

marti supermarket


Commenti al Post: Supermarket


semi.conduttore il 05/09/07 alle 16:51 via WEB
be', se sono riusciti a farti tacere, sia pure per pochi secondi, meritano un premio :D

LaDonnaCamel il 05/09/07 alle 21:59 via WEB
scusa un po', ma come mai non hai esposto la tua s? Che, stai in incognito? :-P

bartelio il 06/09/07 alle 10:55 via WEB
Ho pensato più o meno la stessa cosa, e questa coincidenza mi dà un enorme fastidio, mio caro romanista zoticone. (LOL comunque, DC, hi hi hi :-D)

LaDonnaCamel il 06/09/07 alle 12:09 via WEB
Eccolo là l'altro criccarolo in incognito: è inutile che la nascondi, ci hai la esse tatuata pure tu, sgrunt! :P

illegalefancazzista il 05/09/07 alle 18:18 via WEB
una cosa simile è capitata anche a me, in ambiente familiare, contro lo sportello della lavastoviglie aperto, con mio figlio di 5 mesi in braccio... ne conservo indelebile il ricordo del dolore al gomito ed al ginocchio, rappreso ed attorcigliato su me stesso mentre cadevo e cercavo di salvare dal mio peso schiacciante il poveretto che nel frattempo mi era sfuggito e volava felice verso il pavimento, in una presa da campione di rugby quale sono mai stato son riuscito nell'impresa ed a portare a casa i due punti della vittoria...

LaDonnaCamel il 05/09/07 alle 22:00 via WEB
Ma dai! Non credevo fossimo in molti a giocare a bambino a volo! :-D

Midnight_Shadow il 05/09/07 alle 19:08 via WEB
ho riso fino alle lacrime. davvero. e rido ancora!

LaDonnaCamel il 05/09/07 alle 22:02 via WEB
eh, tu sai: ti immagino che immagini e rido pure io, ancora! ;)

Anonimo il 06/09/07 alle 10:32 via WEB
che ridere! meglio delle impronte a venezia! (ubi)

LaDonnaCamel il 06/09/07 alle 12:12 via WEB
Eheh ;) non spoilerare che è proprio quello che avevo in mente di scrivere appena ho un po' di tempo!

Anonimo il 06/09/07 alle 13:32 via WEB
Taccio, taccio. :)

quelluomo il 06/09/07 alle 10:39 via WEB
mamma mia! buongiorno!

LaDonnaCamel il 06/09/07 alle 12:12 via WEB
Buongiorno a te!

Eric_Van_Cram il 06/09/07 alle 11:45 via WEB
Beh... il tutto avrebbe potuto essere assai più divertente se alla fine si fosse scoperto che avevi solo cercato il carrello originario nel posto sbagliato... :)

LaDonnaCamel il 06/09/07 alle 12:13 via WEB
Mi pare che è stato fin troppo divertente già così, sgrunt! :)

quelluomo il 08/09/07 alle 07:21 via WEB
buongiorno!

shockportatile il 08/09/07 alle 10:09 via WEB
immagino lo spavento ... una volta mio figlio di un anno e tre mesi ( allora) era in piedisul carrello, tipo affacciato e mentre spingo il carrello dentro l'entrata incappo in un dislivello dell'asfalto. Bene, lui fa la capriola completa e finisce col seder ( per fortuna non la testa) a terra! Coccoloni di madre, per ora sono a tre buoni e mi bastano. Un saluto, buona giornata :)

LaDonnaCamel il 10/09/07 alle 15:32 via WEB
Buona giornata anche a te :)

aldo_caposaldo il 10/09/07 alle 09:33 via WEB
Quando questi accadimenti sono a buon fine ci si può ridere. Una amica a Capri stava andando verso i faraglioni spingendo il passeggino, e siccome il terreno era sconnesso la figlia è volata per terra ma lei non se ne è accorta e ci è passata sopra con tutto il passeggino.

LaDonnaCamel il 10/09/07 alle 15:34 via WEB
essì, a me fa ridere anche questa: passiamoci sopra, và :-))

 

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