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Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla el

Il blog della Donna Camèl è nato alla fine dell'estate del 2006, poco dopo l'apice del massimo splendore ma molto prima del declino dei blog in quanto moda.
È stato sempre su una piattaforma gratuita che negli anni ha cambiato nome e proprietari: ci sono capitata per una serie di circostanze fortuite e perché tutti i miei amici erano già lì, poi loro sono andati via tutti e io sono rimasta, irriducibile, a parlare di scrittura creativa, a proporre esercizi e racconti. Ci ho pubblicato pure un romanzo a puntate, un momento impagabile di intimità con i miei lettori.
Infine mi sono decisa a traslocare anch'io, lo porto qui a casa mia, se non tutto tutto la maggior parte: l'archivio. Non so quanto ci metterò, son più di 1000 articoli e li sposto con cura uno a uno, ma ho pazienza e la voglia di lavorare non mi manca: comincio oggi che è un lunedì ed è il 24 luglio 2017.

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Venerdì scorso sono andata alla presentazione di un libro. Dove sta la novità, dirai tu. Vai sempre alle presentazioni dei libri. Bè, non sempre. E comunque sì, ci vado spesso, e allora? Mi piace incontrare persone a cui piacciono i libri, mi piace sentirne parlare e mi piace anche vedere qualche nuova libreria, se capita. Questa per esempio si chiama Centofiori e ha traslocato da poco in una sede nuova di zecca in piazzale Dateo a tre metri dalla fermata della 92. Ci hanno messo degli scaffali blu lussuosissimi, mi sarebbero piacuti per casa mia. Lo so che non è dagli scaffali che si giudica una libreria, però anche dagli scaffali belli e ben allestiti si può dedurre la cura per i particolari, l'attenzione e la pazienza, l'amore per i libri.

Paolo Cognetti e Matteo B. Bianchi presentavano Gelide scene d'inverno di Ann Beattie, una scrittrice di culto negli USA e molto sconosciuta qui da noi, pressoché mai stata tradotta prima. E' ancora Minimum fax l'editore che rilancia autori di spessore ignorati, chissà perché, dalla grande editoria commerciale.

Si è parlato di tante cose: del fatto curioso che anche se per noi è nuovo, il romanzo è stato scritto una trentina di anni fa; dell'etichetta di minimalista che i critici le hanno appiccicato addosso (a chi mai può piacere essere coperto di etichette? nemmeno alle scatole di pelati piace), degli influssi e contaminazioni con gli altri esponenti sia letterari che cinematografici di quella corrente di "riflusso" che aveva attraversato un certo strato sociale verso la fine degli anni settanta in USA e nei primi ottanta da noi. La signora ha risposto a tutto con leggerezza e ironia, senza però cercare di svicolare.

Poi Matteo B.Bianchi ha fatto una domanda che aveva pressappoco lo stesso contenuto di un post che avevo letto qualche giorno fa nel suo blog, lo riporto qui quasi tutto che le sue parole sono molto meglio del mio striminzito riassunto. La risposta con la traduzione di Martina Testa nel video che segue (vedilo piccolo perché è a bassa risoluzione).gelide scene d inverno

"La cosa che mi ha maggiormente colpito della biografia di Ann Beattie è un episodio precedente al suo debutto: aveva scritto e inviato ventidue racconti alla rivista The New Yorker prima che questa accettasse di pubblicarne uno nel 1974. Il ventitreesimo, "A platonic relationship".

Ogni scrittore in erba mette in conto di dover subire dei rifiuti prima di giungere alla pubblicazione. Tuttavia riceverne ventidue consecutivamente (per ventidue opere differenti) credo che avrebbe annientato l'autostima di chiunque. Non è stato così per Beattie, che ha continuato con immutata costanza e dedizione a scrivere, a immaginare nuove storie, a misurarsi con se stessa. In una parola, a provarci.

Interrogata a proposito nel 2005 dalla rivista Folio, l'autrice fornisce una risposta deliziosa. Alla giornalista che le chiede come abbia potuto mantenere questa determinazione, Ann Beattie dice: - Oh, ero giovane. A quei tempi per me "mantenere la determinazione" significava indossare un pigiama comodo prima di mettermi a scrivere -. E' una bellissima immagine, calda e pacifica, intrisa di un'innocenza e un entusiasmo tipicamente giovanili. Una ragazza che (per sua ammissione) trovava noiosa l'università e dedicava le proprie serate alla scrittura quasi come fosse un hobby ricreativo.

Sebbene la risposta sia così rassicurante, non posso fare a meno di calcolare che solo due anni più tardi Beattie avrebbe debuttato in libreria con ben due volumi, il romanzo "Gelide scene d'inverno" e subito dopo la raccolta di racconti "Distorsions". E' dunque probabile che anche quei materiali derivassero dalle sue sedute notturne. Leggendo il romanzo non si può che rimanere stupiti per l'abilità con la quale l'autrice illustra i complessi rapporti sentimentali che uniscono i protagonisti, il ritmo irresistibile dei suoi dialoghi, la maturità della prosa. Un livello altissimo per un romanzo d'esordio, che lascerà stupefatto più di un critico. Quindi quella scrittrice impegnata nella stesura di un libro di tale valore è la stessa persona che riceveva un rifiuto dopo l'altro.

Ciò che mi chiedo allora non è come abbia potuto "mantenere la determinazione", quanto piuttosto come abbia potuto non soccombere, con un simile talento e il suo continuo mancato riconoscimento.

Basta un piccolo conforto casalingo a fornire la forza necessaria? Forse Ann Beattie sta minimizzando in maniera brillante un periodo fatto sì di entusiasmo, ma anche di incertezze e difficoltà?"

Commenti al Post: Buona la ventitreesima

excerptum il 13/10/09 alle 12:43 via WEB
per tanti rifiuti così ci vuole il fisico adatto: se fosse stata una gnocca invece di scrivere la sera sarebbe andata in discoteca

LaDonnaCamel il 13/10/09 alle 16:11 via WEB
Io scrivo eppur mi dicono gnocca, come la mettiamo? :P

excerptum il 20/10/09 alle 15:43 via WEB
ho fatto un esperimento e mi ci è voluta una settimana; ecco il risultato: tu sei gnocca e NON scrivi (quod erat demonstrandum)

LaDonnaCamel il 20/10/09 alle 15:54 via WEB
Io scrivo ma non pubblico, ecco svelato l'arcano.

 

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