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Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla el

Il blog della Donna Camèl è nato alla fine dell'estate del 2006, poco dopo l'apice del massimo splendore ma molto prima del declino dei blog in quanto moda.
È stato sempre su una piattaforma gratuita che negli anni ha cambiato nome e proprietari: ci sono capitata per una serie di circostanze fortuite e perché tutti i miei amici erano già lì, poi loro sono andati via tutti e io sono rimasta, irriducibile, a parlare di scrittura creativa, a proporre esercizi e racconti. Ci ho pubblicato pure un romanzo a puntate, un momento impagabile di intimità con i miei lettori.
Infine mi sono decisa a traslocare anch'io, lo porto qui a casa mia, se non tutto tutto la maggior parte: l'archivio. Non so quanto ci metterò, son più di 1000 articoli e li sposto con cura uno a uno, ma ho pazienza e la voglia di lavorare non mi manca: comincio oggi che è un lunedì ed è il 24 luglio 2017.

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La lettura del primo racconto (Appunti preliminari) della raccolta di Rick Moody The James Dean Garage Band mi ha fatto pensare a cosa sia necessario per caratterizzare bene un personaggio.
Questo racconto è scritto come un diario in prima persona e la storia è molto semplice, quasi banale: la fine di un matrimonio. Tutto il racconto è incentrato sulla caratterizzazione di un personaggio, che è anche il narratore, mentre gli altri restano in ombra. Non succede quasi niente, solo piccoli fatti quotidiani.


Questo personaggio è sgradevole e non sa di esserlo. E' pignolo e pedante. Manca di empatia verso le persone che gli stanno accanto. E' concentrato sui particolari materiali, sulle misurazioni metriche della realtà e in questo modo ne perde il senso complessivo. O forse lo rifiuta, lo sfugge: non ne vuole sapere.
E' difficile scriverne e andare fino in fondo, credo, senza scadere nel grottesco, quando il narratore in prima è antipatico. Il pericolo è da una parte cedere a un minimo di simpatia, una promessa di redenzione o di perdono. Dall'altra, come già detto, l'iperbole, la macchietta, la marionetta.
Come ha fatto? Qual è il trucco, se mai? Provo a capire cosa ne ricavo. Alcune sono considerazione scontate, risapute, ovvie, già dette. Fa niente, la ripetizione è il fiore più odoroso della retorica (cit.)
1- la lingua caratterizza il personaggio, ogni singola parola è precisa e appropriata, il registro costante
2 - nessuna giustificazione è offerta: è così perché è così, perché è necessario e fatale.
3- tutto è raccontato dai particolari. Sono le meticolose descrizioni che tracciano il disegno: non il contenuto ma il modo. E' questo che illumina la mano che le ha scritte e la mente che le ha concepite, mano e mente del narratore, e quindi del personaggio che nel gesto di scrivere diventa vivo. In questo caso il precetto: "show, don't tell!" è applicato al modo di scrivere e ai ragionamenti che lo sottengono piuttosto che alle azioni vere e proprie
4 - nessun giudizio traspare e non c'è nemmeno complicità emotiva, non c'è distacco ironico, presa di distanza dell'autore dal narratore. Eppure non ci si può immedesimare, è fatto apposta per non immedesimarsi. O almeno credo. Io come lettore non ci riesco anche se lo vedo come se fosse vero e reale.
Questa è la cosa più difficile: rendere realistico un personaggio senza immedesimarsi nemmeno un po'.
E andare fino in fondo, senza pietà.

 

Andare fino in fondo continua la caccia al personaggio

The James Dean Garage Band
Rick Moody, Minimum Fax

Commenti al Post:

Andare fino in fondo: continua la caccia al personaggio


Arvalius il 01/03/10 alle 10:31 via WEB
A proposito di personaggi. Sere fa pensavo che nei miei tre film preferiti, tutti i personaggi sono degli antisociali, perversi, sadici, violenti. Eppure mi affascinano. Chissà da cosa è dipeso.

LaDonnaCamel il 01/03/10 alle 12:43 via WEB
Sarà per quello. Che sono realistici senza che ci si debba immedesimare. Una grande tecnica affascina. Bo?

 

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