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Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla el

Il blog della Donna Camèl è nato alla fine dell'estate del 2006, poco dopo l'apice del massimo splendore ma molto prima del declino dei blog in quanto moda.
È stato sempre su una piattaforma gratuita che negli anni ha cambiato nome e proprietari: ci sono capitata per una serie di circostanze fortuite e perché tutti i miei amici erano già lì, poi loro sono andati via tutti e io sono rimasta, irriducibile, a parlare di scrittura creativa, a proporre esercizi e racconti. Ci ho pubblicato pure un romanzo a puntate, un momento impagabile di intimità con i miei lettori.
Infine mi sono decisa a traslocare anch'io, lo porto qui a casa mia, se non tutto tutto la maggior parte: l'archivio. Non so quanto ci metterò, son più di 1000 articoli e li sposto con cura uno a uno, ma ho pazienza e la voglia di lavorare non mi manca: comincio oggi che è un lunedì ed è il 24 luglio 2017.

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Leggo in su un blog dell'Internazionale:

Il direttore del New York Times Magazine, Hugo Lindgren, racconta che nel 1997, quando fu assunto dalla rivista New York, trovò nella bacheca del suo nuovo ufficio un regalo di Kurt Andersen, il direttore che era stato appena licenziato. Era un foglio con un elenco di parole in ordine alfabetico, qualche annotazione tra parentesi e un titolo: “Words we don’t say”.

Erano 35 parole e modi di dire che Andersen non voleva mai vedere pubblicati sul suo giornale. Molte erano espressioni familiari: per esempio hubby, maritino, un’abbreviazione di husband. O flicks invece di movie, più o meno il nostro cine invece di cinema. C’erano locuzioni diffuse ma un po’ vaghe, come New York’s finest, il meglio di New York. E parole straniere, come fin de siècle. Continua a leggere...

Questo mi fa ricordare il primo corso di scrittura creativa che avevo frequentato molti anni fa: la maestra ne aveva a dozzine di parole proibite, peccato che le scoprivi solo dopo che le avevi messe dentro negli esercizi. Erano intrigante, attimino, recarsi ma anche inconsciamente e tutti gli psicologismi orecchiati, i tecnicismi, i diminutivi, i vezzeggiativi, gli avverbi, specialmente quelli in -mente e altre categorie che ora non mi vengono in -mente. Insomma, mezzo vocabolario.

Adesso che ho preso un po' più di sicurezza me ne frego, mi servo delle parole a seconda del contesto e quelle proibite, a volte, sono le migliori per ottenere un effetto comico, allusivo o ironico.

E tu hai qualche parola vietata?

Commenti al Post: Parole vietate (a chi vuole scrivere testi interessanti in modo efficace)



ormalibera il 14/11/11 alle 16:43 via WEB
Per me non esistono parole vietate ma tutte dovrebbero essere sapientemente gestite. Dipende dal suono quando si parla, dal contesto quando le si scrive. Se una parola esiste vuol dire che può essere usata, e come tutto a questo mondo la differenza la fa solo il come, il quando, il dove. Un sorriso


LaDonnaCamel il 14/11/11 alle 16:48 via WEB
Ciao Orma, che velocità! Non avevo ancora finito di scrivere le mie parole e già ho trovato qui le tue. Grazie e ricambio il sorriso :-)


Hombre il 14/11/11 alle 17:20 via WEB
au contraire... io ho delle parole feticcio che magari cerco di usare perché quando le ho lette sono andato "in sollucchero"... e poi ce n'è una che la usano tutti e mi dà un po' noia in effetti, ma sarà materia di un post futuro... non la posso rivelare...


LaDonnaCamel il 14/11/11 alle 18:57 via WEB
Oltre alla tua piccina nuova d'adozione, immagino. (Sollucchero! :P)


adriano il 14/11/11 alle 17:41 via WEB
quelle che proprio non uso sono: "attimino", "tempistica", "banalmente", "tempo zero", "tempo reale", "ma" usato come particella ausiliaria nelle frasi interrogative, "istintivamente", "inconsciamente", "naturale" contrapposto a "chimico" o artificiale, sono di formazione tecnico-scientifica e la pseudoscienza usata dai pubblicitari mi infastidisce notevolmente.


LaDonnaCamel il 14/11/11 alle 19:01 via WEB
Hai ragione, tempistica per esempio è tremenda, come tutti gli inglesismi italianizzati. Io odio customizzare e comminerei trenta giorni di carcere a chi pronuncia plus all'inglese, con la a. Grrrr :-|


MaiMaturo il 14/11/11 alle 18:00 via WEB
Nessun limite, per carità. Se mi proibissi qualche parola, il mio vocabolario si ridurrebbe a una trentina di lemmi. (lemmi? mamma mia, a volte mi faccio paura)


LaDonnaCamel il 14/11/11 alle 19:02 via WEB
Lemmi lemmi se ne andavano per i boschi narrativi. (Mi fai paura anche a me, delle volte)


LaDonnaCamel il 14/11/11 alle 19:08 via WEB
Ne avessi scritta una che una senza refusi. Ho dovuto editarle tutte. Le risposte ai commenti. Chiedo scusa, ho già preso l'aperitivo.


OrsaBIpolare il 14/11/11 alle 22:57 via WEB
Io non riesco proprio ad usare "fregola", non so bene perchè, forse mi fa sentire troppo Banfi. (credo che nel rapporto con le parole nascano antipatie irrazionali come tra gli esseri umani). Ciao Donna Camèl :) (ma da qualche parte nel blog spieghi il perchè del nick? Scusami, sono curiosa come un babbuino, lo so, puoi anche ignorare la cosa).


LaDonnaCamel il 15/11/11 alle 09:13 via WEB
Sì, le parole non sono solo parole, sono d'accordo, quando diventano oggetti a pieno titolo suscitano amore e odio o indifferenza.
La donna camèl nasce come nomignolo scherzoso tanti anni fa, da un'amica dopo che aveva letto "La vera storia eccetera" che adesso è nel box lì a sinistra ma era nata molto prima che esistessero i blog. Quando ho aperto questo mi serviva un nick e mi è tornato in mente: su usenet andavo col mio nome, ma qui non mi sembrava il caso.


OrsaBIpolare il 14/11/11 alle 23:00 via WEB
o_O Perchè hai aggiunto quei segni??? :)
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