testata camel

Riporto un post di sei anni fa esatti, era il 4 gennaio del 2012 e posso dirmi abbastanza contenta del fatto che ci avevo preso in pieno! infatti le mie previsioni si sono avverate, il blog non è morto, quantomeno non è morto il mio, difatti siamo qui a dirlo, i social si sono dimostrati un buon veicolo promozionale, restituendo tanto quanto sembrava volessero prendere. Vero è che le discussioni oziose si sono spostate là, menomale, la mancanza di moderazione infatti apre le praterie alle mandrie scatenate dei bisonti da tastera, quelli che sanno scrivere ma non sanno leggere, insultano prima di pensare e vanno dietro a chi alza più polvere. Quello appena passato è stato l'anno della fakenews e delle prime denunce per ingiurie, qualche retromarcia si comincia a vedere con tanto di scuse scritte e divulgate, dunque vediamo come va.
Un'altra considerazione che mi viene dall'esperienza più attuale è notare come le immagini hanno preso il sopravvento sul testo, i miei piccoli lettori hanno il grilletto facile se si tratta di mettere like a una vecchia foto in bianco e nero, e anche a una nuova purché sia ironica e io accetti di prendermi un po' in giro, ma leggeranno quello che ci avevo scritto sotto? E senza la foto, cliccheranno? Vediamo cosa succede con questo post ;-)

4 gennaio 2012
Negli ultimi giorni dell'anno scorso è iniziata una discussione sul futuro dei blog. Dove? Nella blogosfera, ovviamente, ma anche sui social e sui media. L'hashtag su twitter è #risorgiblog e ci sono post anche oggi.

L'autoreferenzialità è una delle caratteristiche trasversali dei blog, ma anche dei social in generale e se questa estate pure io, dal mio modestissimo ombelicale punto di osservazione, scrivevo che il blog è morto, oggi proclamo che non solo è vivo ma gode di ottima salute.

Cos'è successo? Provo a dare una mia interpretazione, sempre ombelicale che più lontano non ci vedo nemmeno con gli occhiali.

1 - Facebook e i social
Passata l'ubriacatura dei primi tempi, i nerd hanno lasciato il posto alle orde dei niubbi. Non conto le volte che ho letto dichiarazioni di schifo e demonizzazione di Facebook: basta, chiudo il profilo, me ne vado, addio. Ma intanto il bottoncino con la effe bianca in campo blu si è insinuato dappertutto e pure le imprese, le banche, le istituzioni hanno aperto la propria paginetta collezionando like. Il demonio è diventato un altro canale a disposizione e pure i blog ne hanno tratto il loro piccolo guadagno, attirando una fetta di lettori che prima sarebbero stati tagliati fuori.
Un discorso a parte per twitter, che è ancora uno strumento d'elite, ancora molto più autoreferenziale della media dei media (scusa il gioco di parole, delle volte non posso farne a meno).

2 - chi legge e chi scrive
Si parla molto di questa "novità" rappresentata dalla rete dove i contenuti sono prodotti dal basso. Basso sarà lei, mi viene in mente ogni volta che vedo scritta questa frase. Non è vero. O meglio, è vero solo in parte. Perché comunque anche nella rete il mondo è sommariamente diviso in chi scrive e chi legge. Questo vale anche nei social, alla faccia della democratizzazione, dove il mondo è suddiviso in chi scrive e chi like. La partecipazione consiste nel palesare la propria presenza di lettori, ma resta inteso che chi ha qualcosa da dire, e lo dice bene, rimane una minoranza e la maggioranza serve a leggere e commentare e laikare. Pure su twitter vale questo paradigma, si contano i followers e i retweet che valgono punti di popolarità spendibili poi nel mondo reale.

3 - i contatti uno a uno (o uno a pochi)
C'è, è vero, un sacco di traffico generato dai contatti poco più che uno a uno, ma questo non va confuso con la produzione di contenuti. Se metto le foto delle mie vacanze sul social (o se scrivo nello status che ho il raffreddore), saranno guardate più o meno solo dai miei amici più intimi e il processo informativo non è molto diverso da quando le mandavo in cc allo stesso, piccolo, numero di persone. Cambia il mezzo ma il messaggio non ne è influenzato.

Quindi il blog sta bene, grazie, e casomai ha qualche possibilità in più di aumentare i suoi lettori proprio grazie ai social, dove vengono rimbalzate le notizie a un maggior numero di lettori. Molti dei produttori di contenuti che seguo sul blog, ogni volta che scrivono un nuovo post lo annunciano anche sui social, ci sono addirittura degli automatismi che li collegano tutti tra loro: l'assassino del blog è diventato suo amico.

Io no, non lo faccio (quasi mai) non sono ancora un produttore di contenuti uno a molti. Mi piacerebbe, ci sto provando, mi sto attrezzando per. Difatti vedi come pontifico.

 

Commenti al Post: Conversazioni sul futuro e sul presente dei blog

hombre il 04/01/12 alle 11:56 via WEB
tu mi mandi in depressione... non ce la faccio mica a starti dietro... ashtag? retweet? laikare? io mi fermo qui, vedo un'oasi... tu va' pure.

LaDonnaCamel il 04/01/12 alle 12:48 via WEB
Me la tiro dabbestia eh.
Su, non fare così. Dai. Dammi la mano, stammi vicino. Tu hai ragione ma sai com'è
mi agito e faccio un bel casino
alzo il pelo sulla schiena per sembrare più grossa
spalanco gli occhi e mostro i denti storti
ruggisco e tuono
per spaventare la paura (autocit.)

Josef K. il 04/01/12 alle 23:43 via WEB
Il mio blog ha la sifilide. E comunque twitter è decisamente altra pasta rispetto a facebook, ecco perché in Italia è poco usato, ancora ci arriviamo. E ovviamente, quando avrà fatto presa, lo useremo male.

LaDonnaCamel il 05/01/12 alle 09:36 via WEB
Bella gente che frequenta il tuo blog. Oh, c'è un nuovo post! Vengo subito a commentarti.

d.u.n.s il 05/01/12 alle 00:55 via WEB
Questa roba è una raccolta delle parole che trovo più repellenti. Riesco a citare solo 'blogosfera', il resto è veramente troppo. Buon Anno.

LaDonnaCamel il 05/01/12 alle 09:46 via WEB
Prendi la parola facebook, scrivila su un foglio di carta, sputaci sopra, stracciala in mille pezzi, brucia i pezzi e poi seppelliscili dietro una chiesa sconsacrata in una notte di lune piena.

melusina il 05/01/12 alle 06:38 via WEB
Io facebook e twitter no grazie perché sento dire che sono capaci di rubarti la vita, mentre a me piace fare scelte indipendenti (per esempio, quella delle persone per le quali vale davvero la pena di spendere del tempo). Il blog invece lo vedo bene perché rappresenta una stanza in più quando uno si sente troppo stretto a casa sua. E comunque da quel che vedo la migliore letteratura italiana contemporanea è quella digitale e inedita di certi blog, non certo quella cartacea e spammata dagli editori.

LaDonnaCamel il 05/01/12 alle 09:48 via WEB
Io preferisco correre il rischio di sperimentare di persona le cose, un po' perché sono curiosa di natura e un po' perché mi illudo di essere più libera sapendo che non sapendo.

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"Scrivere è il mio gioco preferito" il mio motto è piaciuto anche all'amica Freevolah che l'ha interpretato così su Instagram.

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