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Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla el

Il blog della Donna Camèl è nato alla fine dell'estate del 2006, poco dopo l'apice del massimo splendore ma molto prima del declino dei blog in quanto moda.
È stato sempre su una piattaforma gratuita che negli anni ha cambiato nome e proprietari: ci sono capitata per una serie di circostanze fortuite e perché tutti i miei amici erano già lì, poi loro sono andati via tutti e io sono rimasta, irriducibile, a parlare di scrittura creativa, a proporre esercizi e racconti. Ci ho pubblicato pure un romanzo a puntate, un momento impagabile di intimità con i miei lettori.
Infine mi sono decisa a traslocare anch'io, lo porto qui a casa mia, se non tutto tutto la maggior parte: l'archivio. Non so quanto ci metterò, son più di 1000 articoli e li sposto con cura uno a uno, ma ho pazienza e la voglia di lavorare non mi manca: comincio oggi che è un lunedì ed è il 24 luglio 2017.

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Con questo post inauguro una telenovela a puntate sulla teoria dello scrivere. Non prendere queste note come un dettato di regole, non vorrei metterle giù con questo spirito: io credo che le regole della scrittura vengano fuori a posteriori dai testi e non il contrario. Cosa sto cercando di dirmi? A culo le regole? Sì. No. Quello che vorrei fare è analizzare come e perché una certa scelta sintattica o grammaticale o strutturale o quello che vuoi funziona in un certo contesto meglio di un'altra, se riesce a veicolare quello che l'autore vuole trasmettere in un certo momento storico e se questo può essere efficace anche in altri ambiti e in altri momenti.
La lingua cambia, quello che valeva ai tempi del Manzoni non vale più adesso, non perché sia sbagliato ma perché nel frattempo qualcuno ha trovato modi diversi per dirlo, modi più vicini al sentire contemporaneo - dove contemporaneo può significare molte cose. (Per esempio: il punto e virgola è sparito dalla circolazione a tal punto che riesce a dare a un testo una connotazione accademica, tecnica o bizzarra e pure i due punti devono stare in campana: attenzione...)
Anche le correnti letterarie, i generi, gli stili, sono definiti a posteriori: Carver non sapeva di essere minimalista fino a che non gli è stato detto - e la cosa lo ha fatto abbastanza incazzare, non ne voleva sapere lui di essere etichettato, manco se l'etichetta era applicata a lui prima di chiunque altro e anzi era stata creata apposta.

la punteggiatura

Comincio dalla punteggiatura, un argomento a caso ;) perché si presta abbastanza a dimostrare come nello stesso testo possano essere corrette diverse scelte: fino a un certo punto si tratta di gusti, un poco più oltre di ritmo, di capacità evocativa, fino ad arrivare al ribaltamento del senso.
L'unica convenzione che ci diamo, più o meno dappertutto, è questa: lo spazio segue il segno di punteggiatura e non lo precede mai. Questa è una convenzione e non una regola, e va usata, soprattutto nel web, perché il browser possa interpretare correttamente i simboli che inseriamo. Se metti lo spazio dopo ,la virgola si attacca alla parola successiva e potrebbe succedere che andando a capo diventi il primo carattere di una riga
,si è mai visto qualcosa di simile? Se non metti lo spazio il browser interpreterà le due parole più la virgola come una parola sola e se le trova alla fine di una riga dovrà mandare a capo tutto il blocco. Con il punto questo diventa catastrofico: bleah.

Oh, chissene frega, si capisce lo stesso dirai tu.
Ma vaffanculo, dirò io: se tu non hai voglia di mettere cura e attenzione in quello che scrivi, perché mai devo dedicarti la mia, di attenzione e cura, per leggerti? Quando inviti a cena qualcuno gli apparecchi la tavola con la tovaglia, i piatti, i bicchieri, il coltello a destra e la forchetta a sinistra oppure metti in mezzo la pentola e tutti si servano con le mani, che l'importante è quello che c'è dentro?
Oh, ma con te non ho confidenza, se vieni a cena a casa mia devo mettere su un po' di scenografia, mi dirai, mangiare con le mani dalla pentola non lo faccio, però per due fette di salame e un po' di vino in famiglia non metto giù tante storie.
Lo vedi che il contesto è importante?
In un giro veloce di mail con qualcuno in confidenza si può anche buttare giù qualche frase senza punteggiatura, senza maiuscole, senza niente altro che non sia pura informazione: il contesto è chiaro e quello che manca è sottinteso, si sa.
Ma se l'interlocutore è sconosciuto, oppure se il messaggio è formale, o se vuoi che venga preso sul serio è giusto prestare un po' di attenzione: una cosa bella è meglio di una brutta. Lapalisso? Sì, lapalisso o - più modernamente, marzullo.

La punteggiatura è un'arte, prima che una tecnica.

Non è solo un kit di bon ton linguistico, ma uno strumento essenziale per condurre il lettore lungo le anse e le circonvoluzioni del pensiero dello scrittore.

Tanto per dire che non c'è un modo giusto o sbagliato di usare la punteggiatura, che è una scelta che va un po' a gusto e un po' a seconda della necessità espressiva, voglio mettere a confronto due libri molto diversi tra loro, più o meno famosi per aver avuto successo di pubblico e aver vinto qualche premio - non sono stranezze da specialisti o mattoni impossibili come l'Ulisse di Joyce che ci vuole un altro libro solo per spiegarti come leggerlo, sono libri che hanno messo d'accordo critici e lettori.

Nell'angolo di sinistra abbiamo Il male oscuro di Giuseppe Berto, uscito nel 1964 ha preso il Campiello e il Viareggio in un colpo solo e si batte per l'abolizione della punteggiatura (vedi anche)

A destra è pronto a difendere i colori dei punti e delle virgole La strada di Cormac McCarthy uscito nel 2007 ha vinto il Pulizer e ha venduto un milione di copie negli USA prima ancora di essere tradotto in Italia. (vedi anche)

Che questi due romanzi usino la punteggiatura in modo piuttosto estremo lo si suppone anche guardandoli da lontano, vedi la foto in cima alla pagina.

Nel Male oscuro ho contato dei paragrafi lunghi 22 pagine e mezza. Vale a dire che ci sono più di 22 pagine filate senza un punto. E pure le virgole scarseggiano. Non si tratta di un flusso di coscienza, di prosa sperimentale, di stranezza gratuita: è scritto così e fluisce via bene senza intoppi, senti come suona bene. Il paragrafo qui sotto comincia a pagina 274 e finirà pagina 299, ma io ne riporto solo l'inizio:

Comunque è un periodo abbastanza travagliato e confuso questo attraverso il quale sto passando, per la continua messa a fuoco della malattia e per il conseguente cambiamento di medico, e in verità ha un valore psicologico più grande di quanto non si creda il fatto di trasferire la fiducia da un medico che non la merita più ad un altro che ancora non ha dimostrato di non meritarla, sicché l'avvicinamento di un nuovo medico si voglia o no porta sempre qualche beneficio ossia un paio di giorni se non più in cui io penso che tra non molto attaccherò il quarto capitolo che frattanto matura in me, e poi sento che le cose belle del mondo mi arrivano con la loro forza vivificante siano esse tramonti o vento caldo e nuvoloso d'inverno quando giunge lo scirocco, o ragazze specie in primavera, o verde della campagna quando il sole è basso, o anche piazza Navona e il panorama dal Pincio della città eterna (...)

7 virgole per 162 parole, una virgola ogni 23 parole di media che a occhio mi sembrano pochissime eppure si legge che è un piacere, non ci sono ambiguità, non è difficile da capire e non suona nemmeno strano, è molto parlato, naturale e a me piace molto.

Nella Strada al contrario la frase più lunga non arriva a dieci parole, la pagina è frastagliata come un fiordo norvegese, i dialoghi non hanno virgolette e non è specificato chi sta parlando ma si va a capo e si capisce dal contesto, non è poesia ma mozza il fiato anche se non succede mai quasi niente:

In cima alla collina si voltò a studiare la città. La notte stava scendo in fretta. La notte e il freddo. Sistemò due giacche sulle spalle del bambino che scomparve completamente, parka compreso.
Papà, ho tanta fame.
Lo so.
Riusciremo a ritrovare la nostra roba?
Sì. So dove l'abbiamo lasciata.
E se la trova qualcun altro?
Non la troveranno.
Speriamo.
Non la troveranno. Forza.
Cos'è stato?
io non ho sentito niente.
Ascolta.
Non sento niente.
Rimasero in ascolto. Poi l'uomo sentì un cane abbaiare in lontananza. Si voltò verso la città sempre più buia.
È un cane, disse.
Un cane?
Sì.
E da dove è uscito?
Non lo so.
Non è che lo ammazziamo, vero, papà?
No. Non lo ammazziamo.
Abbassò gli occhi sul bambino. Tremante sotto le giacche. Si chinò e gli diede un bacio sulla fronte incrostata.
Non gli faremo niente, disse. Te lo prometto.

Se ho contato giusto abbiamo 147 parole, 28 punti, 6 virgole, 6 punti interrogativi: un segno di punteggiatura ogni tre parole e mezza circa. Mette angoscia e questo è proprio lo scopo che si prefigge: funziona, altro che se funziona.

Chi ha vinto?
Tutti e due hanno vinto, successo pieno di critica e pubblico.
Ho preso due casi estremi perché saltasse all'occhio l'evidenza, di solito non è così e però la punteggiatura ti può essere utile per cambiare il ritmo quando ti serve, per aiutare il testo a suscitare un certo tipo di emozione piuttosto che un altro, lo scopo è sempre quello: tenere il lettore lì inchiodato e portartelo a spasso dove vuoi tu.

Per oggi basta: se scrivo troppo ti annoi e io ci tengo che tu legga tutto.
Alla prossima.

Risorse:
Su google ci sono centosettantunomila risultati per la stringa "scrittura: la punteggiatura"
Li ho letti tutti (non è vero :) e ho scelto per te:
http://www.slideshare.net/Imparafacile/laboratorio-di-scrittura-la-punteggiatura (Edit 2018 guarda un po', già nel 2012 consigliavo Giovanni Dalla Bona, quando si dice saper guardare lontano!)
http://www.mestierediscrivere.com/index.php/articolo/punteggiatura

 

Commenti ai Post: Per scrivere meglio: consigli sulla punteggiatura

lillina il 26/02/12 alle 12:32 via WEB
;) ahhahhhaha, prometto che mi metterò a studiare! Ti allungo il tovagliolo così ti pulisci le mani, la prossima volta cercherò di apparecchiare senza fretta e cosa più importante mettendo tutte le posate! Buona domenica.

LaDonnaCamel il 26/02/12 alle 12:56 via WEB
Troppo tardi: me le sono pulita sulle tende :-D
Cara Lillina, questo spunto mi dà l'occasione per meditare su tante questioni che mi interessano, ci scherzo sopra per combattere la noia e ti ringrazio per giocare con me e alleggerire il malloppo. Vediamo cosa ne verrà fuori nelle prossime puntate.

magneTICo il 26/02/12 alle 14:07 via WEB
Sì, sono d'accordo. Rispettare la punteggiatura, ma più in generale la forma, sono un ottimo punto di partenza. Questo non significa che non si possano superare o personalizzare al punto da renderle irriconoscibili. Per esempio Saramago o Palahniuk, danno un senso all'argomento di cui parlano anche attraverso la forma di quello che scrivono, considerando purtroppo che io non leggo in lingua originale... ma soprattutto che di Saramago o di Palahniuk non ne è stracolmo il web.

LaDonnaCamel il 26/02/12 alle 14:37 via WEB
Anche se non si legge in lingua originale non importa, certe scelte stilistiche spericolate sono spesso rese bene anche nelle traduzioni e - se il momento è opportuno, diventano tendenza. Per esempio il dialogo senza virgolette, il muro di testo senza capoversi di Cecità di Saramago rimane anche in italiano e mi ricordo che mi aveva colpita perché non ci ero abituata (nel 96 quando l'avevo letto) ma anche perché rendeva in modo fisico la sensazione di angoscia della situazione raccontata.
Palahniuk l'ho letto più di recente (solo Ninnananna peraltro) e mi è sembrato più "tradizionale" nella forma, anche se micidiale nei contenuti.
Mi hai dato una buona idea, nelle prossime puntate proverò a citare qualche esempio illustre.

Kisciotte il 26/02/12 alle 14:23 via WEB
)Grazie( salvati link: in cartella ,apposita? sui preferiti . Leggero';

LaDonnaCamel il 26/02/12 alle 14:39 via WEB
lol :D

amicoMM il 26/02/12 alle 18:08 via WEB
Grazie LDC! La punteggiatura è fondamentale, secondo me. Prima di giocarci devo impararne bene le regole. Seguirò i link: li seguo, li curo, non li mollo, lo giuro.

LaDonnaCamel il 26/02/12 alle 21:38 via WEB
Bravo!

SpeakerMuto il 26/02/12 alle 20:30 via WEB
Ancora, ancora. Questa cosa del ; che non si usa più mi piace.

LaDonnaCamel il 26/02/12 alle 21:39 via WEB
Bè, io lo uso. Specialmente in fondo alla frase, prima della parentesi ;)

melusina il 26/02/12 alle 22:55 via WEB
La punteggiatura. Massimo rispetto. Non è solo un kit di bon ton linguistico, ma uno strumento essenziale per condurre il lettore lungo le anse e le circonvoluzioni del pensiero dello scrittore. La punteggiatura è un'arte, prima che una tecnica. Le tecniche si apprendono, le arti preesistono, e questa è una di quelle che prevedono una certa sensibilità e senso musicale. Ma tuttavia anche l'arte istintiva ha qualche obbligo nei confronti delle regole, perché il caos e la licenza non possono diventare regole a loro volta. Sarebbe irrispettoso nei confronti del lettore. Questa è solo l'introduzione, e temo che non avrò mai il tempo per continuare a esprimere il mio appassionato pensiero sulla punteggiatura. Chiedo solo, gentilmente ma con fermezza, di non denigrare o tanto meno abolire il punto e virgola. Vi invito a studiare le sue caratteristiche, che sono precipue e non sostituibili. Se i due punti si prestano a un uso popolare, quello di introdurre esplicitamente una spiegazione o un elenco, il punto e virgola è uno strumento polifunzionale, diabolico nella sua potenziale ambiguità, e quindi delicato da usare ma potentissimo. Il punto e virgola spezza ma non interrompe. Ti dà fiato solo un momento, ma senza permetterti di perdere il filo; ti può ampliare il concetto già in corso (agendo "per analogia") oppure aprire una del tutto nuova piega del discorso (agendo "per contrasto"). Non sai mai bene cosa puoi aspettarti da lui. Ha un potenziale strategico formidabile, seppure sottilissimo. Non agitare, non avvicinare a fiamme libere, e in caso di superamento della dose massima consigliata premere ripetutamente il tasto canc.

LaDonnaCamel il 27/02/12 alle 08:48 via WEB
Hai detto delle cose imperdibili che meritano approfondimento, non vedo perché tu non debba avere il tempo per continuare a esprimere il tuo appassionato pensiero sulla punteggiatura, qui o da te o dappertutto, a pillole, a spizzichi e bocconi, a rate. I trattati straccano ma un pezzetto alla volta passano ;)

AmicoHombre il 26/02/12 alle 22:58 via WEB
punteggiami bea punteggiami

LaDonnaCamel il 27/02/12 alle 08:49 via WEB
ti punteggio tutto

magneTICo il 28/02/12 alle 18:53 via WEB
il male oscuro, tra l'altro, è uno dei più bei libri che ho letto. e non solo per la punteggiatura...

LaDonnaCamel il 28/02/12 alle 19:26 via WEB
Anche per me. Mentre cercavo un pezzo da citare rileggevo e pensavo che me lo ricordavo bene anche se erano passati parecchi anni e che mi piaceva molto ancora

amicoMM il 28/02/12 alle 20:01 via WEB
Tanto di cappello a tutti e due.
A me, però, il Male oscuro mi fa mancare il fiato.
Meraviglioso ma faticoso, almeno per me.

LaDonnaCamel il 29/02/12 alle 08:51 via WEB
Le prime cento pagine sì, sono terribili, è uno di quei libri che chiede un tributo d'ingresso. Ma poi.

melusina il 28/02/12 alle 20:52 via WEB
A me Il male oscuro non era piaciuto (l'ho letto forse troppo precocemente) ma ricordo con chiarezza il fastidio che mi procurava lo spregio della punteggiatura. Oggi probabilmente lo rileggerei con occhi diversi, con maggiore elasticità e sensibilità dovute all'esperienza. Tu poi hai scelto un passaggio esemplare, che sembra lo scorrere di un ruscello e non una crisi d'asma. Anche DFW usa periodi lunghissimi, che coprono più pagine, ma più che virgole vi introduce incisi labirintici, che personalmente mi mandano in visibilio. Invece la prosa di McCarthy, così spezzettata, più che angoscia mi fa venire il singhiozzo ;-) Ah, e poi sulle virgole in generale volevo dire: se c'è una cosa che mi fa venire i capelli verdi è la virgola fra soggetto e predicato verbale. È un sacrosanto errore, una specie di coitus interruptus, indotto dal malinteso di dover mimare per iscritto quelle pause fisiologiche che esistono nel linguaggio parlato. L'uso di questo errore è consentito solo in rari casi scelti e consapevoli, come artificio che metta in rilievo in modo particolare o antitetico il soggetto o viceversa il verbo, ma ci vuole misura. (basta, spegnetemi l'interruttore)

LaDonnaCamel il 29/02/12 alle 08:58 via WEB
Vedi i gusti? Io gli incisi labirintici no. Poi ho preso due casi limite per supportare la mia teoria che se c'è un buon motivo può andar bene tutto ma soprattutto (e qui so già che sei d'accordo con me) per scrivere bisogna leggere - e leggere in un certo modo.

SpeakerMuto il 29/02/12 alle 09:11 via WEB
"malinteso di dover mimare per iscritto quelle pause fisiologiche che esistono nel linguaggio parlato" Credo ci vorrebbe un libro solo per questo argomento. Per dire, vedi le "e" dopo le virgole, i "Ma" dopo i punti. Se non ricordo male sono "errori" però rendono esattamente l'idea delle pause che citi. Perché definirle non corrette se avvicinano il lettore all'intenzione dello scrittore? Baci e abbracci.

melusina il 29/02/12 alle 09:54 via WEB
È quello che intendevo parlando di "misura". Le trasgressioni delle regole grammaticali devono essere consapevoli, studiate, dosate; devono significare la padronanza di una tecnica, altrimenti sono solo errori o sciatteria.

LaDonnaCamel il 01/03/12 alle 08:48 via WEB
Infatti: in questo modo le trasgressioni di oggi - se hanno un senso - potranno diventare le regole di domani.


singlemama il 28/02/12 alle 20:55 via WEB
ecco. io sono una che scrive normalmente paragrafi abbastanza lunghi. magari 22 pagine senza un punto no. però insomma lunghetti. ma l'EDS in cui dovevo imitare Coelho mi ha imposto paragrafi corti. e mi sa che ci ho preso gusto. :) baci a tutti, neh?l

LaDonnaCamel il 29/02/12 alle 09:00 via WEB
Provare, fare, disfare: son contenta se ci hai preso gusto. Baci anche a te :-*

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