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Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla el

Il blog della Donna Camèl è nato alla fine dell'estate del 2006, poco dopo l'apice del massimo splendore ma molto prima del declino dei blog in quanto moda.
È stato sempre su una piattaforma gratuita che negli anni ha cambiato nome e proprietari: ci sono capitata per una serie di circostanze fortuite e perché tutti i miei amici erano già lì, poi loro sono andati via tutti e io sono rimasta, irriducibile, a parlare di scrittura creativa, a proporre esercizi e racconti. Ci ho pubblicato pure un romanzo a puntate, un momento impagabile di intimità con i miei lettori.
Infine mi sono decisa a traslocare anch'io, lo porto qui a casa mia, se non tutto tutto la maggior parte: l'archivio. Non so quanto ci metterò, son più di 1000 articoli e li sposto con cura uno a uno, ma ho pazienza e la voglia di lavorare non mi manca: comincio oggi che è un lunedì ed è il 24 luglio 2017.

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Edit marzo 2018
In questo post si parla di censura: ogni medium, ogni popolo e ogni epoca ha la sua che si riferisce al comune senso del pudore, ma i bot che ne sanno? Dico questo perché sei anni dopo mi trovo per lavoro a gestire la nuova policy dell'ammissione ai post sponsorizzati su Facebook, e i criteri della prima selezione sono diventati curiosamente severissimi a causa della mancanza di buon senso dei bot, che respingono per esempio una foto di un neonato per esposizione della nudità e lasciano passare razzismo, violenza e vilipendio perché non riescono a cogliere l'associazione testo + immagini.

La censura è una cosa strana. Una volta succedeva che mettevano al bando una canzone o un film: vietati. Bè, era il meglio che gli potesse capitare. Quando andavo alle medie c'era Je T'aime,...Moi Non Plus. Caspita, era l'unico disco che avevano tutti, ma proprio tutti eh, non so quanti ne avevano venduti per sta storia della censura, un po' di respiri e qualche frase allusiva in francese, roba da ridere oggi. Qualche anno dopo, il burro dell'Ultimo tango a Parigi: sequestrato e poi riammesso, avevamo dovuto andare un pomeriggio feriale per riuscire a entrare perché le file arrivavano fino a piazza Duomo da corso Vittorio Emanuele.
Leggo sul Mucchio di marzo che pure i cartoni animati e i fumetti giapponesi vengono censurati, ma in un modo del tutto diverso. Per farti capire come, nell'articolo hanno coperto dei pezzi di testo con una riga blu. Oh, li hanno cancellati per davvero, manco con la lente sono riuscita a leggere cosa c'era scritto sotto. Che io son curiosa come una scimmia e se una cosa mi dicono che è vietata non so resistere, è più forte di me: si vede che vengo da un'altra generazione.

la censura sui manga

 

 

Per esempio, nelle serie televisive dei cartoni, pure quelli innocenti come Dragonball e Naruto, tagliano via proprio delle scene e tu manco lo vieni a sapere. Nessuno si indigna. Alla fine sembra che non importi, sia che restino in Giappone sia che vengano qui in Italia. Qualcosa mi avevano detto sul fatto che venisse eliminata qualsiasi immagine che mettesse in scena la morte, pure nei polizieschi come Detective Conan dove il morto ci scappa sempre, per forza. Di sesso non è che ce ne sia molto in quei cartoni lì, ne ho visti un sacco e lo so. O meglio, ho visto quello che passava il convento.
Quello che conta sono le pubblicità tra uno spezzone e l'altro, dice Rumor, la firma di questo articolo: "l'unico scopo vero della televisione è vendere merce". Nessuno si indigna, gli va bene così. Sì, vabbè, lo sapevo anche io, però.

 

Nei manga invece coprono le cose di sesso. "Ho visto libri fotografici con in copertina una foto dove la ragazza era completamente nuda e si vedeva bene la fessura sul pube glabro. La stessa immagine, pubblicata dentro il libro, era coperta da una pecetta nera sul pube." Ma dai. Questo in Giappone, immagino. Eh già. I giapponesi son strani. Da noi invece non coprono i particolari sessuali: sequestrano tutta la tiratura, perquisiscono l'editore, denunciano gli autori in tribunale. Poi magari vengono assolti ma intanto hanno dovuto cambiare mestiere. Per il bene dei bambini, si intende. Per lo stesso motivo scrivono che i personaggi disegnati sono maggiorenni anche quando si capisce dalla storia che vanno alle medie: meglio mettere le mani avanti. Pure i puffi sono maggiorenni, l'han detto subito.

Mah. Non so. Non dico niente, non vorrei mai essere censurata anch'io.

(Però mi piacerebbe sapere cosa c'è scritto sotto le righe blu. Sono maggiorenne, non conta più niente questo?)

Commenti al Post: La censura è una cosa strana ma sempre umana


amicoMM il 03/03/12 alle 18:22 via WEB
Ci sono riuscito!!
Ho letto cosa c'è scritto sotto!
C'è scritto: "Qui ci starebbe bene una bella rigona blu"

LaDonnaCamel il 03/03/12 alle 19:06 via WEB
Oh, ma davvero? :-)

amicoMM il 03/03/12 alle 20:27 via WEB
No. Sai che ingrandendo, ritagliando e confrontando, sembra una ripetizione della frase che segue? ("Il bambino è tenuto asservito...")
Mah...

LaDonnaCamel il 04/03/12 alle 10:23 via WEB
Sai che ci hai ragione? Le gambette della g in basso e della I maiuscola e della b in alto corrispondono, diavolo di un Maima investigatore :-)

singlemama il 03/03/12 alle 22:09 via WEB
uff. adesso son curiosa anch'io. quasi, quasi, per mettermi l'anima in pace, mi fido di maima... :))

LaDonnaCamel il 04/03/12 alle 10:24 via WEB
Oppure comprare il Mucchio e leggere l'articolo intero!

AmicoHombre il 05/03/12 alle 22:13 via WEB
Una volta mi hanno censurato una vignetta su berlusconi, peccato che non mi ricordi una cippa, poteva essere un buon contributo. Il direttore mi disse che non voleva essere denunciato, e io mi son sentito importante. L'ipad ha un cavolo di correttore, scrivendo berlusca lui corregge in Berlusconi. E pure maiuscolo! Leccaculi che non siete Apple.

LaDonnaCamel il 05/03/12 alle 22:23 via WEB
Sulla Settimana Enigmistica? Non ho mai visto una battuta o un'allusione alla politica.

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