testata camel

Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla el

Il blog della Donna Camèl è nato alla fine dell'estate del 2006, poco dopo l'apice del massimo splendore ma molto prima del declino dei blog in quanto moda.
È stato sempre su una piattaforma gratuita che negli anni ha cambiato nome e proprietari: ci sono capitata per una serie di circostanze fortuite e perché tutti i miei amici erano già lì, poi loro sono andati via tutti e io sono rimasta, irriducibile, a parlare di scrittura creativa, a proporre esercizi e racconti. Ci ho pubblicato pure un romanzo a puntate, un momento impagabile di intimità con i miei lettori.
Infine mi sono decisa a traslocare anch'io, lo porto qui a casa mia, se non tutto tutto la maggior parte: l'archivio. Non so quanto ci metterò, son più di 1000 articoli e li sposto con cura uno a uno, ma ho pazienza e la voglia di lavorare non mi manca: comincio oggi che è un lunedì ed è il 24 luglio 2017.

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il senso della vista per la scrittura

Vederci bene non serve a niente se non sai dove guardare. Questa è una cosa alla quale non avevo mai pensato perché ci ho sempre visto male, fin da bambina, e per questo non mi sono mai sognata di guardare. Per esempio, le persone. È più facile che riconosca qualcuno dalla voce che dalla faccia e quando mi capita che mi presentino un po' di persone nuove tutte insieme, prima di ricordarmi chi è chi ce ne vuole. Li devo vedere un bel po' di volte, oppure devo leggere qualcosa che abbiano scritto.


La cosa strana è proprio questa, che alle cose scritte ci faccio caso molto di più, mi ricordo dei bei pezzi se mi ricapitano davanti. Essì che leggere, leggo con gli occhi, anzi con gli occhiali.
Fino ai vent'anni andavo in giro senza. Avevo (ho ancora, in effetti) gli occhi azzurri e nasconderli dietro quei fondi di bottiglia mi sembrava un delitto. Adesso mi fa gioco perché mascherano le rughe, ma a vent'anni, capisci. Quando avevo vent'anni io non era come adesso che ci sono gli occhiali glamour che ti fanno più bella di quello che sei o le lenti a contatto che non ti accorgi neanche.
E siccome non vedevo, non sapevo che a vent'anni mica mi guardavano gli occhi. Mi guardavano tutta un'altra serie di particolari anatomici, me li guardavano con loro comodo visto che io, senza occhiali, mica me ne accorgevo.
Poi ho cominciato a portarli e avrei dovuto farci caso. E invece no, ormai mi ero abituata, si vede che mi trovavo bene così. Facevo le foto - sfocate per lo più, era la mia cifra stilistica (cit.) e i particolari me li riguardavo dopo, con calma. Facevo anche i filmini: superotto prima - VHS dopo. La maggior parte dei momenti importanti della mia vita li ho visti in postproduzione. A mia figlia per tutto il primo anno facevo un rullino ogni mese, le mettevo negli album, guarda com'è cresciuta, mi dicevo. Le recite all'asilo, le vacanze, le cene con gli amici.
Da quando scrivo però, qualcosa è cambiato. Mi sono accorta che per scrivere bisogna guardare. Me ne sono accorta leggendo. Bisogna guardare tutto per bene e poi scegliere i particolari significativi. Dire tutto è come non dire niente, bisogna dire solo quello che va detto e spesso le cose più significative sono quei particolari che sfuggono al primo sguardo miope. Guardare da lontano per dare una proporzione alle cose, guardare da vicinissimo per scovare il particolare che rende le cose uniche, guardare da mezza distanza per dare la forma e il colore, guardare il dito che indica la luna. (Hai visto che bella luna che c'è? si vede anche di giorno, ci hai fatto caso o hai guardato il dito?)
Non cosa ho veduto ma come l'ho veduto dice Cechov nei suoi 99 consigli e questo qui l'ho citato un'infinità di volte, si vede che mi ossessiona.
È la questione di vederci bene: non serve a niente se non sai come guardare.

 


Commenti al Post: Il senso della vista per la scrittura


gary coopo il 05/03/12 alle 18:02 via WEB
interessante questa riflessione sul vedere e su come influenzi la nostra percezione delle cose al di là del loro aspetto. Io mi trovo a vivere adesso la fase che tu hai vissuto da giovane, in cui per motivi (non di vanità nel mio caso ma di salute) devo forzatamente privarmi dei miei 9-10 decimi con le lenti a contatto e convivere per la maggior parte del tempo con le mie poche diottrie superstiti senza protesi. L'aspetto interessante e faticoso per me è il dover scegliere se e cosa vedere in 10 decimi e cosa invece non abbia questa dignità; naturalmente le cose più interessanti da vedere si presentano quando non sono preparato a poterle vedere e questo mi porta a fantasticare ulteriormente su ciò che mi sono perso. D'altro canto, quando decido di vedere bene, c'è una bellissima sensazione di iper vista, sono talmente affamato di dettagli che mi sembra di scorgere la struttura molecolare delle cose; l'altra faccia della medaglia è il dettaglio fastidioso, la polvere sui mobili, i segni dell'età sulla mia e sull'altrui aspetto, gli inguardabili errori sui miei disegni, la realtà che si fa cruda, non più edulcorata dalla bassa definizione. Quindi per me il come e cosa vedere sono scelte quotidiane e quando mi concedo il lusso di vedere bene ho voglia di vedere tutto. (scusa la verbosità)

LaDonnaCamel il 05/03/12 alle 19:29 via WEB
Conosco bene la sensazione di ipervista, è stancante anche se eccitante. Ma è anche vero che mi piaccio di più a bassa definizione ;)
(Grazie del contributo, sempre molto benvenuto)

SpeakerMuto il 05/03/12 alle 18:35 via WEB
E' la stessa cosa che è successa a me, credo, perché sin da bambino ero miope. Forse per questo ho sempre creato un mondo di fantasia nella mia testa, oppure mi sono dedicato alla musica. Comunque qualche anno fa mi sono operato e adesso non ho più bisogno degli occhiali, per cui guardo meglio anche me stesso allo specchio, il volto che davvero non conoscevo.

LaDonnaCamel il 05/03/12 alle 19:31 via WEB
Delle volte se mi capita davanti uno specchio mi spavento. Il mio oculista mi aveva detto che per me l'operazione non era indicata: era un amico, forse lo sapeva.

melusina il 05/03/12 alle 19:09 via WEB
Non sono poi così sicura che per vedere serva per forza una buona vista. Si vede anche con altri sensi. Con la sensibilità, per dire. Anzi, con quella si vede meglio, perché si vede oltre. Augh.
(me le canto e me le suono perché sono orba anche io)

LaDonnaCamel il 05/03/12 alle 19:32 via WEB
Sono sempre stata diversamente sensibile e ho sempre dato la colpa alla vista scarsa, forse invece era eccesso di legittima difesa.

OrsaBIpolare il 05/03/12 alle 19:45 via WEB
Ecco un'altra orba all'appello :) Concordo su quasi tutto tranne per il fatto che quando mi infilo gli occhiali le rughe si vedono ovviamente di più! A meno che tu non usi occhiali alla Ray Charles ;)

LaDonnaCamel il 05/03/12 alle 19:50 via WEB
Dici? Io ho l'impressione che si vedano di meno gli occhi e tutto: le lenti da miope rimpiccioliscono. Ma forse è perché mi sento meno nuda ;)

AmicoHombre il 05/03/12 alle 21:40 via WEB
100° consiglio: Io ci vedo benissimo pure se sono Cechov.

LaDonnaCamel il 05/03/12 alle 21:52 via WEB
Tramortita.

AmicoHombre il 05/03/12 alle 22:02 via WEB
Test hombre da iPad. Oh finalmente pare che funzia!

LaDonnaCamel il 05/03/12 alle 22:09 via WEB
Ti vedo!

singlemama il 05/03/12 alle 22:25 via WEB
clap clap clap (che poi la devo smettere di leggere in giro i commenti di hombre sennò finisce che non lascio più manco un commento serio, ecco.)

LaDonnaCamel il 06/03/12 alle 14:12 via WEB
Non ho capito per chi è l'applauso :D

MaiMaturo il 07/03/12 alle 14:33 via WEB
Hai ragionissimo, signora LDC! Guardare richiede una mente pronta e aperta, cosa non sempre possibile (parlo per me, ovviamente). A occhio direi che l'azzurro si vede l'istess, con o senza lenti. :)

LaDonnaCamel il 07/03/12 alle 18:15 via WEB
8-)
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"Scrivere è il mio gioco preferito" il mio motto è piaciuto anche all'amica Freevolah che l'ha interpretato così su Instagram.

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