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a me il vento piace

Il breve percorso tra la stazione della metropolitana e casa mia costeggia una serie di costruzioni basse, chiamarle villette sarebbe pretenzioso ma non del tutto sbagliato. Alcune hanno un vero e proprio giardino esclusivo, alcune solo un cortiletto minuscolo, altre affacciano direttamente sulla via. Le finestre del piano terra sono così vicine alla strada che se passo verso l'ora di pranzo o di cena sento i profumi di cose buone aleggiare nell'aria. C'è un incrocio particolare in cui potrei dire precisamente cos'hanno cucinato: oggi un sugo fatto con i pomodori freschi e il basilico, doveva essere delizioso, ho ancora l'acquolina al pensiero. Le tendine sono chiuse e non si vede dentro ma tirando a indovinare mi dico: pennette.


Socchiudo gli occhi e inspiro profondamente, chissà chi è che ha già messo in tavola, se avessi un periscopio proverei a sbirciare dentro per vedere chi cucina e soprattutto per chi. Nel mezzo di queste elucubrazioni mi passo la lingua sulle labbra, è ora di pranzo anche per me, e mi cade l'occhio all'angolino del marciapiede. C'è un paio di mutande da uomo buttate là, per la precisione un paio di slip neri, accartocciati, polverosi e pieni di detriti, semi e pioppini: ne è orlata tutta la via. Ma pensa te, mi dico andando avanti, chi è che se ne va in giro senza mutande, adesso? Un uomo non riesce mica a levarsi le mutande tenendo su i pantaloni, una donna con la gonna larga potrebbe, ma un uomo come fa in mezzo alla strada? Me lo immagino saltellante su un piede solo mentre si sfila una gamba dei calzoni, la cintura in mano, la patta aperta, quando, nemmeno sette passi più avanti, ecco un calzino. Ah, ti ho beccato, fedifrago. Mi volto indietro e guardo la finestra più vicina alla strada, quella accanto alla cucina - a quella che mi immagino sia la cucina, certo. Le imposte sono aperte, i vetri accostati, le tende fluttuano, cercano di uscire dallo spiraglio. C'è vento oggi, il cielo è pulitissimo e si vedono i cumuli bianchi in fondo a via Melchiorre Gioia. Non sto lì a fare una foto, ne ho fatte mille così: immaginalo, fai qualcosa anche tu. Una luce fortissima, un profumo di cose buone e antiche, asfalto brillante e nuvole bianche.
Magari è successo proprio questa notte. Il marito al bar a vedere la partita su sky o a giocare a calcetto, a trovare sua madre, chi lo sa dove sarà andato. Di solito non torna mai prima di mezzanotte ma stavolta dev'essere successo qualcosa, forse non sarà stato bene, non avrà digerito la cena, un attacco di colite, un presentimento. E sul più bello, ignari, avranno sentito girare la chiave nella toppa. Avranno avuto appena il tempo di bloccarsi lì, troppo tardi per pensare, avranno alzato la testa, anzi saranno scattati in piedi e lui avrà raccolto le sue cose al buio e avrà scavalcato il cornicione col suo fagotto tra le braccia, sarà saltato direttamente in strada. Sarà corso verso la macchina rasentando il muro, col cuore in gola sarà scivolato dentro e avrà messo in moto e poi via, col respiro ancora affannoso, via, senza pensare a rivestirsi, via per mettere più distanza possibile tra lui e loro. Un uomo nudo è sempre più vulnerabile di un uomo vestito, ma un uomo nudo sorpreso dove non dovrebbe essere è molto più che vulnerabile.
Lei avrà fatto finta di niente, dormivi? Io? No, stavo leggendo, come mai sei tornato così presto?
Lui, molti semafori dopo, il respiro tornato regolare, avrà trovato un angolo lontano dal lampione e avrà frugato nel suo fagotto, avrà infilato un calzino ma l'altro? L'altro non l'avrà più trovato, e le mutande nemmeno, mistero. Si sarà messo i jeans a pelle, stando attento a non prendersi dentro niente tra i denti della cerniera lampo, ecco come dev'essere andata. Poi, il giorno dopo si saranno rassicurati. Ma no, forse anche la notte stessa. Lei sarà andata in bagno e gli avrà mandato un sms, tutto bene, non si è accorto, oppure l'avrà fatto mentre in bagno c'era il marito, nascondendosi sotto le lenzuola. Lui avrà sentito fremere il telefono e avrà sorriso, le avrà risposto domani sei libera? sapendo che domani lei non lo sarebbe stata ma sperando che lo sarebbe stata un giorno o l'altro.
Mentre a mia volta vado avanti verso casa, perlustro il marciapiede in cerca di indizi: non ho nemmeno bisogno della lente per notare un altro calzino.
Ahi. Mi avvicino. E' diverso da quello di prima. Mi volto indietro a guardare. Com'è possibile? Quello di prima era nero, questo è bianco, con un bordo azzurro. Sembra un calzino piccolo, da bambino o da donna. Alzo gli occhi e lo vedo. Al primo piano.
C'è un balcone con i fili a sbalzo sulla strada, un po' di panni stesi. Te l'ho detto che c'era vento?
Te l'ho detto che si può scrivere anche senza eds? C'è sempre tempo per scrivere un po' anche senza tema e senza regole, solo per divertimento. Vabbè, anche gli eds sono per divertimento, se no perché? In ogni caso, fai come me, esci di casa, prendi la quarta cosa che ti capita davanti e inventati una storia, ricama, fatti un telefilm tutto tuo.

 

 

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"Scrivere è il mio gioco preferito" il mio motto è piaciuto anche all'amica Freevolah che l'ha interpretato così su Instagram.

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