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Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla el

Il blog della Donna Camèl è nato alla fine dell'estate del 2006, poco dopo l'apice del massimo splendore ma molto prima del declino dei blog in quanto moda.
È stato sempre su una piattaforma gratuita che negli anni ha cambiato nome e proprietari: ci sono capitata per una serie di circostanze fortuite e perché tutti i miei amici erano già lì, poi loro sono andati via tutti e io sono rimasta, irriducibile, a parlare di scrittura creativa, a proporre esercizi e racconti. Ci ho pubblicato pure un romanzo a puntate, un momento impagabile di intimità con i miei lettori.
Infine mi sono decisa a traslocare anch'io, lo porto qui a casa mia, se non tutto tutto la maggior parte: l'archivio. Non so quanto ci metterò, son più di 1000 articoli e li sposto con cura uno a uno, ma ho pazienza e la voglia di lavorare non mi manca: comincio oggi che è un lunedì ed è il 24 luglio 2017.

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Questa è una favola che mi raccontava la mia mamma quando ero piccola. Non è molto conosciuta, tant’è vero che non è riportata nemmeno da Italo Calvino nelle sue Fiabe Italiane. L'ho scritta su commissione e tutte le parti in rima (il coro) sono mie: me l'aveva chiesta un amico che voleva mettere in scena un testo originale per una festa all'oratorio, non ho mai saputo come è andata a finire.

Se alle volte è un po’ allusiva, non abbiatevene a male: quello che non capiranno i bambini, divertirà di più gli adulti.
Sono stata abbastanza fedele al racconto, arricchendone solo qua e là i dialoghi; ho abbondato nelle descrizioni fuori testo, pensando di facilitare la messa in scena: ovviamente le mie note sono solo indicative.

Se hai già letto il post "Fiat 124" potesti notare qualche somiglianza ma non è strano, le favole sono favole...

 

 

Personaggi:

Il conte
Il mugnaio
La moglie del mugnaio
Genoveffa - la figlia maggiore
Geltrude - la figlia mezzana
Teresina - la figlia piccola
Il Naso Marcio (voce fuori campo)
Il coro

Scena 1

CORO: In un paese e in un tempo lontano
c’era un mugnaio che aveva tre figlie
di cui nessuno avea chiesto la mano
eppure eran delle meraviglie.
Un giorno un conte venne col cavallo
lui bello, cosi in alto era uno sballo,
volle parlare col padre amoroso.
Le tre spiavano il nuovo arrivato
si domandavan se fosse lo sposo
a lungo atteso ed assai sognato.

Davanti al mulino, il Conte tutto vestito di nero, con un mantello nero ed il mugnaio; le tre figlie si intravedono seminascoste dietro il mulino, che sarà un grande cartone dipinto.

CONTE: Buon giorno, Mugnaio.

MUGNAIO: Buon giorno a voi, messere.

CONTE: Che bel mulino avete. Ci ricavate molto?

MUGNAIO: Giusto quello che basta a sfamare la mia famigliola.

CONTE: E quante bocche conta la vostra famigliola, se mi è concesso chiederlo?

MUGNAIO: Io, mia moglie e le mie tre figlie da marito.

CONTE: Ah, bene. Son contento per voi. E, di grazia, non vi farebbe piacere diminuire il numero delle bocche da sfamare ... con un buon matrimonio, per esempio?

MUGNAIO: Un buon matrimonio?....Magari! Perché, conoscete un bravo giovine che ...

CONTE: Io sto giusto cercando una ragazza, bella, modesta, senza grilli per la testa... per prenderla in moglie! Mi dareste una delle vostre figlie? Sono un conte molto ricco, e badate: la tratterò bene!

MUGNAIO: Messere, voi mi onorate. Io vi darei la maggiore, come è giusto, ma prima vorrei chiederle se anche lei è d’accordo. La chiamo subito: Genoveffa, Genoveeeffaaa, puoi venire qui un attimo?

Genoveffa da dietro il mulino esulta, salta e balla, le sorelle la abbracciano, poi si ricompone e fa la faccia timida, testa bassa ecc...

GENOVEFFA: Mi avete chiamato, padre?

MUGNAIO: Si, cara, avvicinati. Voglio presentarti il signor Conte, qui. Ha detto che vorrebbe sposarti. Sei d’accordo?

GENOVEFFA: Se pace a voi (Fa un inchino, e volgendosi verso il pubblico ride e accenna di si con la testa)

CONTE: Bene, allora affare fatto.

MUGNAIO: E per la dote ...

CONTE: Niente dote, caro suocero. Sono talmente ricco che non ho bisogno di altro.

Entrano le sorelle e la madre, abbracciano Genoveffa e iniziano a fare un girotondo

CORO: Genoveffa sposa il conte
son felici tutte quante
le ragazze da marito
cuciranno un bel vestito
un vestito di cotone
ci faranno un figurone
un bel velo di percalle
le faranno anche uno scialle
bello caldo con la lana
le faranno una sottana
di color arcobaleno
per volare via in treno
per andare con il conte
sopra il piano e sopra il monte
sopra il fiume e sopra il mare
che si devono sposare.

Mentre cantano, le sorelle le mettono in testa un velo bianco da sposa: il girotondo diventa un corteo nuziale, con gli sposi davanti, poi il mugnaio e la moglie a braccetto, ed infine le due sorelle a braccetto.

Scena 2

Il Conte e Genoveffa, cavalcando sul posto due manici di scopa con la testa di cavallo, stanno andando al castello del conte.

GENOVEFFA: Marito mio, è distante il vostro castello?

CONTE: Manca ancora poco, sposa mia. E se sarai buona, molto presto potrai dire il nostro castello.

GENOVEFFA: Marito mio, ma è grande il vostro castello?

CONTE: Cento stanze al primo piano, cento stanze al secondo piano, cento stanze di cantine.

GENOVEFFA: E’ ben grande! (Ammiccando al pubblico si frega le mani soddisfatta)

CONTE: Ascoltami bene, ora, Genoveffa. (estrae un astuccio da gioielli e lo apre, mostrandole il contenuto) Vedi questo? E’ un naso marcio.

GENOVEFFA: Bleah, che schifo (inorridita)

CONTE: No, non devi dire che schifo, mia cara. Se tu vorrai essere la signora del mio castello, la mia adorata sposa e vivere felice accanto a me, dovrai mangiare questo naso marcio. E’ una prova d’amore, e se non lo farai, incontrerai la mia ira, e la giusta e meritata punizione. (Cerca di darle l’astuccio. All’inizio lei non lo vuole prendere, ma poi cede e lo mette in tasca. Arrivano al castello, che sarà lo stesso cartone del mulino, rovesciato a scena aperta).

CONTE: Ora purtroppo ti devo lasciare. Devo sbrigare alcune commissioni per il mio lavoro. Starò via solo pochi giorni e quando tornerò, il naso marcio dovrà essere stato mangiato. Bada, che se non lo farai io lo verrò a sapere, e nulla ti salverà dalla mia vendetta. Ma ricorda, se mi ubbidirai, sarai la signora del mio castello, comanderai la servitù ed avrai tutte le chiavi della casa. (Le bacia la mano ed esce cavalcando).

Scena 3

Genoveffa è sola e cammina avanti e indietro, si torce le mani e piagnucola tra se.

GENOVEFFA.: Mamma mia, cosa mi doveva capitare! E adesso come faccio? No, io non lo mangio il naso marcio. E se mi scopre? Bisogna inventare qualcosa... Comunque io non lo mangio. Quello è pazzo! Mamma mia, proprio a me mi doveva capitare... Come posso fare a farla franca? Mi toccherà dire una bugia. ... Forse ... un’idea ...

Si dirige sicura verso un lato del palcoscenico, prende una paletta e comincia a scavare, poi seppellisce il naso marcio e ricopre tutto con palate di terra.

GENOVEFFA.: Adesso mi sento meglio. Domani arriverà mio marito, speriamo che non si accorga di nulla.

Dall’altra parte del palco arriva il Conte al galoppo.

GENOVEFFA.: Eccolo. Mamma mia, come mi batte il cuore...(fa un inchino) Buongiorno marito, ben tornato. Hai fatto presto, a sbrigare le tue faccende...

CONTE : (non la guarda nemmeno) Naso Marcio... Naso marcio, dove sei ? Naso marcio dove sei ?

NASO MARCIO : Sono qui... sono sotto terra ... sono stato sotterrato da tua moglie in fondo al giardino...

CONTE : Disgraziata ! (si precipita a dissotterrare il naso marcio, poi prende Genoveffa per un braccio e la scrolla ben bene) Disgraziata, traditrice, ora vedrai di che cosa sono capace !

GENOVEFFA : Pietà, pietà... Ahi, mi fai male... Aiuto !

CONTE : Nessuna pietà, ti avevo avvertita ! ( la trascina verso un grosso baule aperto, la scaraventa dentro e con una enorme ascia di cartone si accanisce dentro al baule) a pezzetti, a pezzettini piccoli ti faccio ! (volendo, alcuni schizzi di sangue potrebbero uscire dal baule...)

GENOVEFFA : Ahh Aiuto Ahia ..

CONTE : (Chiude il baule, si ricompone e , tra sé). Le donne... tutte uguali... non ci si può fidare di nessuna ! Tu offri loro un regno, e quelle non sono nemmeno capaci di mangiare un piccolo, graziosissimo naso marcio. E pensare che sembrava così buona. Ah, le donne... bisogna sempre metterle alla prova. Meno male che non le ho dato le chiavi del castello. Ma adesso so io cosa fare ! (esce)

CORO: Naso marcio a Genoveffa
hai scoperto tu la beffa
Genoveffa poverina
ora attende la mattina.
Nel baule l’ha gettata
e poi non l’ha più guardata
quel cattivo del marito
che nessuno ha punito.
Ma vedrai che prima o poi
ben la pagherà anche lui
Ma vedrai che prima o poi
ben la pagherà anche lui !

Scena 4

Davanti al mulino, il Conte e il mugnaio :

CONTE : Come vi dicevo, caro suocero, la vostra figliola sta molto bene con me, ma purtroppo, a causa dei miei lunghi viaggi, la lascio spesso sola, e lei si annoia, poverina...

MUGNAIO : Ah si ?

CONTE : E allora, si pensava... se siete d’accordo...

MUGNAIO : ebbene ?

CONTE : Ebbene, pensavo di sposare anche la vostra seconda figlia. Al castello c’è così tanto spazio... ho dieci armadi guardaroba pieni zeppi di vestiti nuovi... Genoveffa non riuscirebbe ad indossarli tutti neanche cambiando abito tutti i giorni !

Geltrude, seminascosta dietro il mulino giunge le mani in segno di preghiera, facendo si con la testa.

MUGNAIO : Impedimenti non ne vedo... se la ragazza è d’accordo...

GELTRUDE : (correndo avanti) Sono d’accordo, si, si, si, altro che se accetto! Me lo sposo pure io il Signor Conte!

Entrano Teresina e la madre, abbracciano Geltrude

CORO: La Geltrude sposa il conte
son felici tutte quante
le ragazze da marito
cuciranno un bel vestito
un vestito di cotone
ci faranno un figurone
un bel velo di percalle
le faranno anche uno scialle
bello caldo con la lana
le faranno una sottana
di color arcobaleno
per andare via col treno
per andare con il conte
sopra il piano e sopra il monte
sopra il fiume e sopra il mare
che si devono sposare.
Girotondo e corteo nuziale come nella scena 1

Scena 5

Il Conte e Geltrude, cavalcando sul posto due manici di scopa con la testa di cavallo, stanno andando al castello del conte.

GELTRUDE: Marito mio, davvero avete dieci armadi zeppi di vestiti ?

CONTE: E all’ultima moda !

GELTRUDE : Ma estivi o invernali ?

CONTE: Estivi, invernali, per la mezza stagione... e con mantelli e manicotti di pelliccia !.

GELTRUDE: Anche di visone ? (Ammiccando al pubblico si frega le mani soddisfatta)

CONTE: Certo, anche di visone. Ascoltami bene, ora, Geltrude. (estrae un astuccio da gioielli e lo apre, mostrandole il contenuto) Vedi questo? E’ un naso marcio.

GELTRUDE: Bleah, che schifo (inorridita)

CONTE: No, non devi dire che schifo, mia cara. Se tu vorrai essere la signora del mio castello, indossare bei vestiti e pellicce, e vivere felice accanto a me, dovrai mangiare questo naso marcio. E’ una prova d’amore, e se non lo farai, incontrerai la mia ira, e la giusta e meritata punizione. (Cerca di darle l’astuccio. All’inizio anche lei non lo vuole prendere, ma poi cede e lo mette in tasca. Arrivano al castello).

CONTE: Ora purtroppo ti devo lasciare. Devo andare alla fiera a comprare un nuovo forziere per le mie ricchezze. Starò via solo pochi giorni e quando tornerò, il naso marcio dovrà essere stato mangiato. Bada, che se non lo farai io lo verrò a sapere, e nulla ti salverà dalla mia vendetta. Ma ricorda, se mi ubbidirai, sarai la signora del mio castello, comanderai la servitù ed avrai tutte le chiavi della casa. (Le bacia la mano ed esce cavalcando).

Scena 6

GELTRUDE : Questa, poi ! Di tante che ne avevo sentite, non pensavo mai che mi potesse capitare proprio questa. Ma gli armadi dei vestiti... però non me li ha ancora fatti vedere ! Comunque, se ci voglio mettere sopra le mani, dovrò farlo contento... ma a modo mio ! Cosa crede, che voglia proprio mangiarmi il suo schifosissimo naso... Non ci penso neanche ! Anzi, guarda dove vado a buttare quella sua abominevole escrescenza !

Si dirige verso una tenda, armeggia un po’ e poi si sente un rumore di sciacquone

GELTRUDE : Tiè, prova un po’ a venire fuori di lì, se sei capace !

Va ad uno specchio, e comincia a pettinarsi canticchiando : dall’altra parte del palco arriva il Conte al galoppo.

GELTRUDE : (al pubblico) E’ tornato il matto. . .(al conte, mielosa) Ben tornato, caro maritino. Come stai ? Hai fatto presto, a sbrigare le tue faccende...

CONTE : (non la guarda nemmeno) Naso Marcio... Naso marcio, dove sei ? Naso marcio dove sei ?

NASO MARCIO : Sono qui... tua moglie mi ha buttato nel gabinetto... sono in una fogna schifosa piena di cacca e di pipì... presto, padrone, vieni a liberarmi !

CONTE : Disgraziata ! (si precipita a recuperare il naso marcio, poi prende Geltrude per un braccio e la scrolla ben bene) Disgraziata, traditrice, ora vedrai di che cosa sono capace !

GELTRUDE : Ma come diavolo ha fatto ? Lasciami, smettilla ... Ahi, mi fai male... Aiuto !

CONTE : Brutta insolente, osi anche ribellarti ! Ora la pagherai ! ( la trascina verso un grosso baule aperto, la scaraventa dentro e con una enorme ascia di cartone si accanisce dentro al baule) a pezzetti, a pezzettini piccoli ti faccio ! (volendo, alcuni schizzi di sangue potrebbero uscire dal baule...)

GELTRUDE : Ahh Mostro !Aiuto Ahia ..

CONTE : (Chiude il baule, si ricompone e , tra sé). Le donne...Anche questa, pareva un po’ più avveduta, o per lo meno sembrava si potesse comprare, e invece.... Ha avuto quel che si meritava ! (esce)

CORO :Brutto conte con Geltrude
tu sei stato troppo rude,
la Geltrude poverina
ora attende la mattina.
Nel baule l’ha gettata
e poi non l’ha più guardata
quel cattivo del marito
che nessuno ha punito.
Ma vedrai che prima o poi
ben la pagherà anche lui
Ma vedrai che prima o poi
ben la pagherà anche lui !

Scena 7

Al mulino. Il mugnaio sta pescando poco lontano. Arriva il conte e si mette dietro di lui.

CONTE : (Tossisce) Ehem ehem...

MUGNAIO : (Fa un salto) Ehi, genero, mi avete spaventato ! Qual buon vento vi porta ? Forse che

le mie figliole si annoiano in due, e vorrebbero anche Teresina ?

CONTE : Ma voi siete un indovino ! Proprio questo ero venuto a chiedervi ! Pensate che ho un baule così pieno di gioielli, che quattro servi non riescono a trasportarlo ! E che ne dice la Teresina ?

(La mugnaia spinge avanti Teresina, che al contrario delle sorelle si schernisce e non vuole entrare in scena)

MUGNAIO : Dì, Teresa, Hai sentito di cosa stavamo parlando ?

TERESINA : No, signor padre.

MUGNAIO : Il conte vorrebbe sposare anche te ! Ha detto che ha un baule pieno di gioielli che ti aspetta, al castello.

TERESINA : Ma io non amo i gioielli.

CONTE : Se è per questo, ho anche vestiti, cavalli, servitù e tutto quello che potresti desiderare.

Teresina fa una riverenza, ma senza guardare il conte.

MUGNAIO : Allora, pensi di essere meglio delle tue sorelle ! Se andava bene per loro, andrà bene anche per te !

TERESINA : (un altra riverenza) Quel che piace alle mie sorelle piacerà anche a me.

MUGNAIO : (al pubblico, fregandosi le mani) Questa si che è fortuna ! Tutte e tre le figlie sistemate, e senza dote, per giunta !(al conte) Caro genero, venite al mulino, che vi offrirò del buon vino, dobbiamo brindare alle nuove nozze !

Il conte e il mugnaio bevono e brindano tra loro, ma questa volta non ci sono girotondi ne cortei.

CORO: Ne gioielli ne vestiti
a Teresa son graditi
lei non sogna la ricchezza
preferisce la bellezza
lei vorrebbe un grande amore
che le riempia tutto il cuore
lei vorrebbe un fidanzato
che sia dolce e mai arrabbiato
che le voglia proprio bene
che consoli le sue pene
ma suo padre ascolterà
ed il conte sposerà.
Brava moglie ed ubbidiente
poi la chiamerà la gente
e se mai sarà felice
qui la storia non lo dice.

Scena 8

Il Conte e Teresina, cavalcando sul posto due manici di scopa con la testa di cavallo, stanno andando al castello del conte.

CONTE : Come sei silenziosa, moglie mia. Cosa nasconde il tuo cuore ?

TERESINA : E’ che sono così giovane... Ho timore dei miei doveri di sposa.

CONTE : (al pubblico) Ah bene... Questa è timorata... vediamo se saprà accontentare le mie richieste ! (a Teresina) : A proposito dei tuoi doveri... (estrae l’astuccio) Vedi questo naso marcio ?

TERESINA : Ebbene ?

CONTE : Ebbene, il tuo dovere sarà di mangiarlo !

TERESINA : Mangiarlo ?

CONTE : Si, mangiarlo !

TERESINA : Mangiarlo ?

CONTE : Che, sei sorda, o tonta ? Ho detto proprio mangiarlo ! Se tu lo farai, come ti è stato richiesto dal tuo marito e signore assoluto, allora vedrai che sarai felice. Godrai di tutte le mie ricchezze, avrai le chiavi del castello, e tutti i servi ti ubbidiranno. Ma se non lo farai.... guai a te ! Il castigo sarà esemplare !

TERESINA : (prende l’astuccio) Farò come il mio signore mi comanda.

CONTE : Brava ! E’ proprio così che parla una buona moglie !. Ora devo partire per un breve viaggio. Starò lontano solo pochi giorni. Nel frattempo... tu sai cosa fare. Addio ! (Le bacia la mano, ed esce)

Scena 9

TERESINA : Non mi debbo perdere d’animo... Già non mi volevo sposare, ed ora mi tocca anche sbrogliare questa faccenda. Però il conte ha qualcosa che non mi convince. E le mie sorelle ? Mi par strano che non si facciano vedere. Sarà ben grande il castello, ma potevano anche venire a salutarmi ! Per ora è meglio non farne parola con il conte... quando avrò in mano le chiavi, vedremo. Intanto devo risolvere il problema del naso. (Apre l’astuccio e ci guarda dentro) Brutto, sei ben brutto, povero naso marcio ! Non ho cuore di buttarti, ma a mangiarti proprio non ci penso: so ben io come sistemarti !

(Prende una lunga fascia, e si lega il naso alla pancia, sotto la casacca, fasciandolo per bene in modo che non si veda)

Torna pure, caro conte, che non ho paura del tuo castigo !

(Prende un libro, si siede su una seggiola e comincia a leggere. Dall’altra parte del palco arriva il conte al galoppo. Teresina non alza neanche la testa)

CONTE : Naso Marcio, Naso marcio, dove sei ?

NASO MARCIO : Sono qui, nella pancia della Teresina !

CONTE : Amore mio ! Lo sapevo che tu saresti stata diversa da tutte le altre ! (La abbraccia, balla, salta, la fa girare)

TERESINA : Ma che c’è, marito mio ? Cosa ho fatto ?

CONTE : Hai fatto solo il tuo dovere ! Ecco le chiavi del castello, ed ecco un piccolo regalo per te : una collana di rubini rosso sangue !Ora vado ad organizzare una magnifica festa per presentarti a tutti i miei amici. Aspettami, tornerò presto, tesoro mio ! (La bacia sulla bocca, poi esce)

CORO : Brava, brava Teresina,
tu vedrai che domattina
se le chiavi ti darà
scoprirai la verità.
Cerca cerca nelle sale
del castello a te fatale
cerca dentro alle cantine
noi sappiam qual è il tuo fine :
le sorelle ritrovare
e il cattivo castigare.
E vedrai che prima o poi
ben la pagherà anche lui !

TERESINA : Adesso che ho le chiavi, voglio proprio mettermi a cercare le mie sorelle. Secondo me c’è sotto qualcosa... Magari quel bruto le ha imprigionate da qualche parte. (Entra ed esce dalle quinte, e si sente un rumore di chiavistelli. Spostando una quinta compare il baule, dentro ci saranno nascoste le due sorelle.)

TERESINA :Guarda questo baule... è chiuso a chiave ! Le proverò tutte, fino a quando non trovo quella giusta ! (Armeggia un po’ con le chiavi, finalmente il baule si apre. Fa un salto indietro, cacciando un urlo) Madre mia, che orrore ! E questi pezzi di donna, chi sono ? Genoveffa ! ! Geltrude ! !

GENOVEFFA : (Da dentro il baule) Teresina, Teresina ! E’ stato lui, ci ha tagliate a pezzettini perché non abbiamo mangiato il naso marcio !

GELTRUDE : Ma tu lo hai mangiato davvero ?

TERESINA : No, che non l’ho mangiato ! Ma sono riuscita ad ingannarlo per bene ! Adesso, per prima cosa, vi ricucio insieme, e poi penseremo come vendicarci di quel malvagio !

GENOVEFFA : Attenta, guada che questo braccio è mio, ma la mano è di Geltrude !

TERESINA : Oh, scusa ! (Armeggia dentro al baule) Di chi è questo piede ?

GELTRUDE : E’ lo stesso, basta che lo metti a destra, non voglio avere due piedi sinistri, che porta male ! E non farmi il solletico.

TERESINA : Bene, ho finito, ora potete uscire : (escono dal baule)

GENOVEFFA : E adesso, cosa pensi di fare ?

TERESINA : Avrei un’idea in mente... Cosa ne pensate se... ps..ps (Bisbigliano tra loro)

GELTRUDE : Sei un genio, sorellina !

TERESINA : Grazie, ma non è ancora finita ! Ora nascondetevi, e che Dio ce la mandi buona !

GENOVEFFA : Si, che Dio ce la mandi buona !

GELTRUDE : Addio ! (escono - entra il conte)

CONTE : Che stavi facendo, anima mia ?

TERESINA : Stavo mettendo un po’ in ordine ! Questo castello fa schifo, c’è tanta di quella roba inutile, che si potrebbe riempire una nave intera !

CONTE : Ora sei tu la padrona ! Disponi come vuoi e sarà fatto !

TERESINA : Bontà tua, mio caro ! A proposito, quando partirai per il prossimo viaggio, dalle parti dei miei genitori, ti dovrò chiedere un favore.

CONTE : Ma non c’è bisogno, mia cara ! Se posso farti un favore, ci vado apposta, dai tuoi genitori.

TERESINA : Grazie, luce dei miei occhi. Allora, ti disturberebbe molto portare questo baule ai miei genitori ? Contiene roba vecchia, e piuttosto che buttarla via... sai, loro non navigano nell’oro, e potrebbe fargli comodo !

CONTE : (sospettoso) solo roba vecchia ?

TERESINA : Come, non ti fidi di me ? Questo sospetto mi offende ! E pure ti ho dato una prova d’amore che ben poche donne...

CONTE : Perdonami, cuoricino ! Hai ragione tu. Perché dubitare ? Hai il mio naso marcio nella pancia. Sei tu la padrona, ora ! (Comincia a trascinare il baule.) Però, come pesa, sta roba vecchia !

TERESINA : Guarda che se non ti fidi di me, non te la perdonerò mai e la mia giusta ira ti raggiungerà ovunque!

CONTE : No, mi fido, mi fido ! (Trascina il baule avanti e indietro per la scena). Ora sono abbastanza lontano, posso anche fermarmi un attimo. Vorrei proprio vedere cosa c’è dentro !

TERESINA :Guarda che ti vedo !

CONTE : Mi stavo solo allacciando una scarpa ! (Ricomincia a trascinare, poi si ferma di nuovo)

GELTRUDE : (da dentro il baule) Guarda che ti vedo !

CONTE : Aiuto ! Ma questa è una stregoneria ! (comincia ad indietreggiare. Poi si guarda intorno, si ricompone) Ma no, non perdiamo la calma. Sarà stato l’eco ! Sono così lontano da casa, che non mi potrebbe vedere neanche con il cannocchiale !

Si rimette ad armeggiare per aprire il baule

GELTRUDE e GENOVEFFA, a turno e più volte : Traditore, guarda che ti vedo... Imbroglione, guarda che ti vedo..

CONTE : No, no, non ci credo... non è possibile... è una magia... è una stregoneria... è il diavolo in persona....

Corre all’impazzata avanti e indietro, indietreggia, fa un sacco di scene...deve sembrare terrorizzato, invasato, completamente fuori di testa...

A questo punto, il conte dovrebbe morire : se fosse possibile, dovrebbe cadere in una botola nel palcoscenico : un pozzo, un fiume o un burrone, altrimenti potrebbe cadere all’indietro e rimanere stecchito sulla scena, oppure (ma è poco credibile per i bambini) potrebbe venirgli un colpo dalla paura. Lascio alla compagnia teatrale la scelta della morte del conte, anche in base agli effetti speciali di cui potrà disporre.... in ogni caso, dovrebbe essere una morte accidentale.

Morto il conte, le due sorelle salteranno fuori, abbracciandosi)

GENOVEFFA e GELTRUDE : E’ morto ! Il conte è morto ! E’ caduto nel pozzo! (nel burrone, nel fiume) Non c’è più ! Ha smesso di tagliare a pezzi le brave ragazze ! ! Corriamo a chiamare Teresina !

Chiamano Teresina dalle quinte :

TERESINA : Ha avuto solo quello che si meritava ! Ed ora, torniamo al castello, a goderci la bella vita alla faccia sua ! Siamo tutte e tre eredi di dritto della sua fortuna !

Rientrano tutti i personaggi per il coro finale, volendo in girotondo, o per mano :

CORO : Larga la foglia, stretta la via
dite la vostra che ho detto la mia.
Il conte cattivo è stato punito
e la Geltrude avrà più di un vestito.
La Genoveffa voleva un castello,
ora ce l’ha : è grande ed è bello.
La Teresina ha saputo ben fare
per farla franca e il conte ingannare.
Anche il mugnaio poi c’è riuscito
a sistemar tre figlie da marito
E il naso marcio dove sarà ?
Questo, bambini, nessuno lo sa !
E il naso marcio cosa sarà ?
Questo, bambini, nessuno lo sa !

 

FINE (Aprile 1997)


Commenti al Post: Naso marcio
Turbine_di_pensieri il 12/03/07 alle 21:47 via WEB
non ricordo dove, eppure questa storia io l' ho già sentita... è stato bello rileggerla..ciao ciao

LaDonnaCamel il 13/03/07 alle 08:28 via WEB
Grazie, sono contenta che ti sia piaciuta: magari te l'aveva raccontata la tua mamma, o la tua nonna...

 

 

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