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Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla el

Il blog della Donna Camèl è nato alla fine dell'estate del 2006, poco dopo l'apice del massimo splendore ma molto prima del declino dei blog in quanto moda.
È stato sempre su una piattaforma gratuita che negli anni ha cambiato nome e proprietari: ci sono capitata per una serie di circostanze fortuite e perché tutti i miei amici erano già lì, poi loro sono andati via tutti e io sono rimasta, irriducibile, a parlare di scrittura creativa, a proporre esercizi e racconti. Ci ho pubblicato pure un romanzo a puntate, un momento impagabile di intimità con i miei lettori.
Infine mi sono decisa a traslocare anch'io, lo porto qui a casa mia, se non tutto tutto la maggior parte: l'archivio. Non so quanto ci metterò, son più di 1000 articoli e li sposto con cura uno a uno, ma ho pazienza e la voglia di lavorare non mi manca: comincio oggi che è un lunedì ed è il 24 luglio 2017.

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L'uomo bianco salta sulla riva. Agita le braccia, forse saluta, forse chiama qualcuno. È alto e magro e la sua pelle è arrossata sulle spalle. La sabbia forma piccole buche sotto i suoi piedi nudi, formine nella fontana di farina. Dietro di lui le palme schioccano al vento, le erbe si piegano docili, abituate. Di fronte a lui il mare, chiaro come gli occhi di un bambino. Una barca sta salpando l'ancora. Ombre si muovono in controluce su e giù per la coperta. Si spiegano le vele. La barca accelera appoggiata sull'onda. L'uomo la guarda con le mani a coppa sui sopraccigli finchè non è che un puntino bianco che non si può distinguere dalle creste, laggiù, al largo.

bimbi a bordo

Al largo di Tobago Cays c'è il Reef, la barriera corallina. Saliamo su piccole lance a motore e ci facciamo guidare attraverso lo stretto passaggio da barcaioli locali. Il nostro, Sidney, è nerissimo e porta un alto berretto di lana colorata lavorato all'uncinetto. Una via di mezzo tra una calotta e un cappello da cuoco o da vescovo. Scopriremo poi che dentro ci sono i suoi lunghi capelli divisi in mille treccioline naturali.
Si ferma nell'acqua bassa a venti o trenta metri dal Reef, prende un gavitello e ci guarda mentre ci immergiamo. Ci sparpagliamo subito, avidi di panorami fluttuanti. Il mare è mosso anche qui: bevo, mi affanno, mi ferisco un piede contro i coralli. Pesci fosforescenti vengono a leccare il mio sangue.

Sangue nel cielo e lingue di fuoco al tramonto: festeggiamo il capodanno alle sette tra suoni di corni da nebbia e strisciate rosse di razzi scaduti. Ai nostri schiamazzi rispondono le altre barche. La baia di Mustique è piena di europei. Si canta, si beve Berlucchi, si mangia la pizza appena fatta. È già buio. Un gommone con un uomo a bordo si stacca da una barca. Una donna guarda da un'altra parte.

Parte la musica e con noncuranza la donna grassa e nera muove i fianchi mentre prepara gli hamburger. "In Calore" sorride e accenna a un passo di danza. La mamie lo afferra e lo trascina nel chiosco dietro al bancone del bar. In cinque minuti tutta la piazzetta davanti all'aeroporto è un ondeggiare di natiche, un saltellare di piedi abbronzati, uno strusciare lascivo di corpi sudati. Il funzionario della dogana, con i nostri passaporti in mano, fa volteggiare V. La vecchia cameriera cicciona sfrega il sedere sul pube di G, mentre la moglie filma con la telecamera e ride.

Ride l'onda frangente mentre si rovescia su di noi. Spazza la coperta, allaga il pozzetto gorgogliando esultante come la gola di un bambino scatenato. La barca si inclina appena, andando al vento ha un istante di incertezza, come se si volesse fermare, un urto gentile ma inconfondibile. Abbiamo appena il tempo di insaccare le orecchie nelle spalle e arriva la doccia. La cerata si mette sempre un minuto troppo tardi. Siamo fradici ma non fa freddo e le rispondiamo con urli di "ola". Ha più di tremila miglia alle spalle, è arrivata fino a noi sospinta dall'Aliseo e ha deciso di rompersi proprio adesso, la bastarda, proprio addosso a noi. Ma non è la prima e neanche l'ultima. A volte non te l'aspetti e ti frega. Questa a momenti m'affogava: sommersa bevo dal naso e vedo tutto bianco annaspando e sputando salato. Ma riemergo sempre, in un modo o nell'altro.

Nell'altro mondo "In Calore Di Bestia" è agente immobiliare. In questo mondo cronista sportivo di concorsi ippici. A capotavola con voce nasale descrive gli stalloni e le giumente sui cancelli di partenza, poi la sua concitata radiocronaca rotola verso un ansante pronti via e partiamo al galoppo picchiando ritmicamente le mani sul tavolo del ristorante, patapum patapum patapum, ci incliniamo tutti dallo stesso lato per le curve nitrendo e sbuffando ai suoi comandi.
G invece dev'essere primario in un grande ospedale, Lupo, il nostro valoroso capitano, ha uno studio di odontotecnico in Brianza e Topolone fa il mio stesso lavoro, anche se non sembrerebbe.
E io? Di giorno sono la chioccia che ripara i suoi pulcini sotto le ali della cerata. Di notte l'eccessiva danzatrice del sedere al Basil di Mustique.
M.o e M.a sono gli unici che fanno le stesse cose qui e a casa.

A casa Sidney non ci va quasi mai. Tutto quello che gli serve è nella sua barca: bauli stagni pieni di T-shirts da vendere ai turisti, pane fresco e cocco e ananas lunghi mezzo metro e banane. Le aragoste no, quelle le tiene chissà dove e le porta solo su ordinazione.
Abborda le barche ancorate, lancia il suo largo sorriso insieme alla cima d'ormeggio e scherza con tutti. Nel suo piccolo è un signore: contratta il prezzo con noi ma si vede che lo fa per divertimento o forse perchè sa che ci aspettiamo che sia così.
Quando cuoce le aragoste sulla spiaggia, nei grandi pentoloni appoggiati sui falò, sembra un officiante di un antica religione: avvolto nel vapore, gli occhi bianchi e neri, il sudore che gli incorona la fronte di perle, i gesti precisi. Alla fine con un colpo di machete le divide in due e ce le porge perfette, ricomposte nella loro forma come dietro la vetrina di Peck.
Qualunque cosa ti serva puoi rivolgerti a lui: accetta qualsiasi valuta e le più diffuse carte di credito.

Di credito abbiamo cinque ore. I bambini non hanno smaltito la differenza del fuso orario e la mattina si svegliano prima dell'alba. M.o verso le cinque e mezza comincia ad accarezzarmi i capelli. Riesco a tenerlo buono per un'oretta. M.a apre gli occhi alle sei, si gira e si rigira nella stretta cuccetta che ci dividiamo in tre. Alle sei e mezza siamo già in pozzetto, sussurrando tra noi per non disturbare gli altri. Tengo gli occhi ben aperti, li spalanco per arraffare più colori. Verrà buona tra qualche giorno, quando tornerò nell'inverno e il cielo sarà di nuovo piccolo.

Piccolo e bruttino, con i calzoni troppo larghi e la camicia trendy, il negretto che mi punta da quando sono arrivata mi insegue nella calca, mi raggiunge e mi si appoggia. Non serve cambiare posto fendendo la ressa compatta. L'unica sarebbe rifugiarsi sul palchetto con l'orchestrina. Ma mi manca l'anima della cubista e sopporto ridendo. Del resto la statura reciproca mi aiuta, anche se lui non demorde. Marghe invece si volta e con gravità, scuotendo l'indice alzato, dice al suo appoggiatore: No, thank you! Qui si balla alla rovescia: le ragazze in lamè e treccioline voltano le spalle ai cavalieri che tenendole per i fianchi se le applicano come un cataplasma semovente là dove fa più bene, ondeggiando alla musica. Non capisco se sono io demodè o se mi manca una chiave di lettura ma la situazione mi procura un lieve imbarazzo. Se almeno lui non fosse rimasto in barca. Se non avessi messo questo vestito troppo corto, troppo stretto e troppo scollato, che non è neanche mio.
Però, non so. Forse è stato meglio così.

"Così non combiniamo niente" ammette G dopo aver tentato invano di tirar giù le noci di cocco a sassate. Sono belle e invitanti ma tanto in alto da farci pensare che potrebbero essere acerbe. Sidney ci lascia fare per un po' fingendo di rassettare la barca poi a piedi nudi sale sul tronco della palma. Ne butta giù una decina e con il machete le libera dal mallo verde, duro e lucido. Adesso sì che sembrano noci di cocco, marroni e pelose come devono essere. Le prime sono tanto fresche che la polpa è molle. Sono davvero acerbe ma è così che le mangiano qui. Tagliando un pezzetto di corteccia Sidney fabbrica una specie di cucchiaino e ci mettiamo in fila per assaggiare la primizia. Sa di poco, in verità, e ha una consistenza gelatinosa che non ci fa impazzire. Meglio quelle più mature alle quali siamo abituati. Ci rimpinziamo come morti di fame, sotto gli occhi divertiti di Sidney e dei suoi barcaioli. Ormai non si stupiscono più di niente: lo sanno che è un po' bambinone, l'uomo bianco.


Commenti al Post: Domino
Anonimo il 18/02/07 alle 15:18 via WEB
Piaciuto, ricco in sfumature e persone, tanto che adesso... mi sembra che c'ero pure io. Insomma, vacanza a gratis. : ) mercì scian

LaDonnaCamel il 18/02/07 alle 16:00 via WEB
Ma che bello che le mie amiche mi vengono a trovare a casa: vi offro un caffè? :-)
per quanto riguarda il racconto, ti ringrazio: sto grattando veramente il fondo e quando non ci sarà più niente sarò costretta a scrivere... già tremo ;)

Eric_Van_Cram il 19/02/07 alle 09:13 via WEB
E' il fun quello della foto? Ma certo che è il fun :-) (però adesso leggo anche il post, giuro)

LaDonnaCamel il 19/02/07 alle 10:31 via WEB
Certo che sì :-) La foto non c'entra niente col testo ma mi piaceva e ce l'ho messa, oh.

 

 

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