testata camel

Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla el

Il blog della Donna Camèl è nato alla fine dell'estate del 2006, poco dopo l'apice del massimo splendore ma molto prima del declino dei blog in quanto moda.
È stato sempre su una piattaforma gratuita che negli anni ha cambiato nome e proprietari: ci sono capitata per una serie di circostanze fortuite e perché tutti i miei amici erano già lì, poi loro sono andati via tutti e io sono rimasta, irriducibile, a parlare di scrittura creativa, a proporre esercizi e racconti. Ci ho pubblicato pure un romanzo a puntate, un momento impagabile di intimità con i miei lettori.
Infine mi sono decisa a traslocare anch'io, lo porto qui a casa mia, se non tutto tutto la maggior parte: l'archivio. Non so quanto ci metterò, son più di 1000 articoli e li sposto con cura uno a uno, ma ho pazienza e la voglia di lavorare non mi manca: comincio oggi che è un lunedì ed è il 24 luglio 2017.

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Un esercizio di scrittura sul punto di vista: hai notato la differenza tra la prima parte, vista da lei, e la seconda, vista da lui?  Lo stile è stato caricato per scaturire un effetto umoristico, ma in questo modo la tecnica è molto evidente. Il punto di vista è un aspetto fondamentale della scrittura creativa.

(edit 20 agosto 2017)

(versione lei)

Mio marito s'e' comprato una barchetta.


Una piccola, solo cinque metri in tutto. Sopra e' tutta vuota, tranne che ci sono un sacco di cordette tutte attaccate insieme. Dice che, siccome che e' piccola, ci hanno fatto delle prolunghe in parte, che si aprono per farla sembre piu' larga, ma si vede che e' una finta, perche' in mezzo e' tutto vuoto, ci sono solo i tubi.
C'ha anche un altro tubo davanti, che si puo' tirare fuori per farla sembrare anche piu' lunga. Tre metri e mezzo. Cosi', quando gli chiedono che barca hai? se vuole far bella figura puo' dire una da otto metri e mezzo, oppure se vuole piangere miseria dice una piccolina, da cinque metri. La guardavo mentre la montava, e mi sono accorta che c'era un buco lungo e stretto, proprio in mezzo.
Glie l'ho detto, quarda che c'e' il buco, non e' pericoloso? No, mi ha detto che dentro si mette una specie di pinna, e il buco si tappa. Sara', ma l'acqua non viene su dal buco? No, perche' galleggia.
Ah.
Cosi' va avanti e indietro con la sua barchetta nuova, e a furia di vederlo uscire con tutte le ragazze del moletto, m'e' venuta voglia di provare anche a me.
Mi ha messo su il salvagente, che non si sa mai, e il trapezio, che e' una bretella con un gancio sulla pancia che serve per appendersi fuori. Io gli dico, ma perche', dentro non ci stiamo? Se siamo solo in due? Ma no, dice, e' per il vento!
Ah.
Lui si e' messo anche le ginocchiere, che con il trapezio nero, e il costume nero e gli stivaletti neri di gomma mi sembra Tafazzi, ma senza la bottiglia.
Cosi' saltiamo dentro e via.
Appena arriva il vento, mi dice buttati fuori! E io, ma se sono appena salita!
Manno', aggancia il gancio che hai sulla pancia a quell'anello che c'e' attaccato a quel filo di ferro, e poi fai il contrappeso!
Ah.
Mi aggancio, ma qualcosa non funziona, perche' invece del contrappeso faccio Tarzan, e rotolo giu' attaccata per la pancia. Sbang, cado contro tutti quei tubi, che sembrava tutta vuota la barchetta, ma invece e' piena di ferri e di punte che fanno un male cane, a caderci addosso.
Mi tira su, mi fa vedere come si fa, e la volta dopo ci riesco quasi bene. Che, in pratica, non ci si siede mai, ma si sta sempre in piedi, un po' come in tram, c'e' anche una maniglia, e se vuoi ti puoi attaccare, proprio come in tram. Solo che va molto piu' forte, e poi non ci sono le fermate.
Cosi', per farsi un po' vedere, tira fuori anche il tubo davanti, quello di tre metri e mezzo, e una vela rosa che sembra una mongolfiera. Andiamo cosi' forte che il lago improvvisamente finisce, e bisogna tirare via tutto e tornare indietro.
Sul piu' bello la barca si rovescia e noi due giu', in acqua. Che si fa? Intanto ci saliamo sopra, cioe' sotto, sul sotto della barca che adesso e' sopra, e sporge solo la pinna, che aveva messo dentro nel buco prima di partire.
Ci attacchiamo alla pinna, ma non succede niente. Tira di qua, tira di la', facciamo anche il trenino, lui davanti e io dietro, ma niente.
Intanto il vento ci spingeva sempre piu' in fondo, che il lago era finito davvero, ancora poco e toccavamo la riva. Paura non ne avevo, pensavo, in caso scendo e vado a piedi.
A furia a furia di stare attaccati e di fare il trenino, finalmente piano piano si ribalta di nuovo, e quindi si puo' salire sopra dalla parte giusta. Mi attacco ancora al tram, cioe' al trapezio, e dentro e fuori, dentro e fuori, che alla fine le gambe non mi obbedivano piu', e entravo quando dovevo uscire, e quando dovevo rientrare rotolavo.
Ma in un modo o nell'altro arriviamo al molo, e dopo che siamo scesi a terra tutti mi guardavano un po' stupiti. Essi' che avevo i pantaloni alla pescatora, e i lividi sulle cosce non si vedevano mica ;-)

 

 

(versione lui)
Ieri sono uscito con mia moglie sul cinquemila.
C'era aria tesa, saranno stati almeno sei metri.
Appena fuori le dico dai esci, e quella se non lasco in fretta la randa mi tira giu'. E' rotolata sottovento, s'e' fermata contro il vang, forse ha preso anche una bomata, ma ha detto che non s'era fatta niente.
Finalmente riesco a farle capire come regolarsi il trapezio e partiamo: tutti e due sulla terrazza piu' esterna, gia' di bolina un po' poggiati avremo fatto 20 nodi con sei metri d'aria reali, quando abbiamo alzato il gennaker al lasco avevamo un apparente di otto metri, facevamo 25 nodi tutti, spiattellavamo sulle onde come un aliscafo.
Il bompresso ho dovuto tirarlo fuori io, diceva che era troppo duro. Bisogna che mi ricordi di portare una candela per lubrificare le manovre, a volte puo' essere utile. Pero' il gennaker lo cazzava senza problemi.
Siamo riusciti anche ad ammainare regolarmente, avevo appena orzato, ma quell'imbranata ha aspettato troppo ad uscire, e anche se ho lascato tutto siamo andati giu'.
La barca si e' messa subito a centoottanta, e come al solito abbiamo faticato a tirarla a novanta. E' che siamo un po' leggeri, io e lei, e poi era gia' stanca.
Cosi' ho dovuto imbragare la deriva con una scotta per aumentare la leva, e siamo riusciti a tirarla su.
Mi spiaceva un po' per lei, perche' nella scuffia si e' lasciata andare a peso morto contro le sartie, e poi contro il boma, e si dev'essere fatta male. Pero' almeno non m'ha sfondato la randa.
Quando siamo ripartiti non ce la faceva piu', eravamo scaduti un bel po' sottovento e cosi' abbiamo dovuto fare cinque o sei bordi, anche perche' non se la sentiva di andare oltre la prima terrazza, e dovevo tenere la randa lasca.
Pero' siamo rientrati discretamente, e dopo che l'abbiamo alata mi sono sentito un po' in colpa: era piena di lividi, povera vecchierella...



Commenti al Post: Ke Skiff!

Eric_Van_Cram il 11/03/07 alle 22:39 via WEB
Sì, sì... ricordiamo il passato e evitiamo il presente... :P

LaDonnaCamel il 11/03/07 alle 23:16 via WEB
Sparare sulle vecchiette è poco sportivo e inoltre si fanno pochi punti: se non lo sai, sallo :P

Eric_Van_Cram il 12/03/07 alle 13:30 via WEB
Fa niente. Anche se sono pochi punti. Sparo anche sulla croce rossa, se è un momento particolarmente noioso :)

LaDonnaCamel il 12/03/07 alle 14:53 via WEB
Essù, alza il tiro che te lo puoi permettere: te lo dico perché lo so (cit.)

Eric_Van_Cram il 12/03/07 alle 20:27 via WEB
Ho provato a chiedere a russell coutts e a de angelis, ma avevano già altri impegni... :P

Anonimo il 12/03/07 alle 22:30 via WEB
ma una bella gnara è molto meglio di quelle due vecchie glorie: ti devo dire tutto io? ;)

 

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