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Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla el

Il blog della Donna Camèl è nato alla fine dell'estate del 2006, poco dopo l'apice del massimo splendore ma molto prima del declino dei blog in quanto moda.
È stato sempre su una piattaforma gratuita che negli anni ha cambiato nome e proprietari: ci sono capitata per una serie di circostanze fortuite e perché tutti i miei amici erano già lì, poi loro sono andati via tutti e io sono rimasta, irriducibile, a parlare di scrittura creativa, a proporre esercizi e racconti. Ci ho pubblicato pure un romanzo a puntate, un momento impagabile di intimità con i miei lettori.
Infine mi sono decisa a traslocare anch'io, lo porto qui a casa mia, se non tutto tutto la maggior parte: l'archivio. Non so quanto ci metterò, son più di 1000 articoli e li sposto con cura uno a uno, ma ho pazienza e la voglia di lavorare non mi manca: comincio oggi che è un lunedì ed è il 24 luglio 2017.

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Stamattina mi sono regalata un’oretta di libertà, in fondo oggi è mezza vacanza. Ho preso la metro senza fretta e sono andata in centro a cercare due libri. Nel tragitto pensavo a questo post che avevo intenzione di scrivere, e mentre lo prevedevo lo stavo vivendo, un curioso mischione di fantasia e realtà. Ma non solo, pensavo anche alla rece che volevo fare qui sul blog di uno di questi libri, come se l’avessi già letto. Un libro che volevo comprare da almeno due anni, ma poi, chissà perché, ogni volta che andavo in libreria me ne dimenticavo. Stamattina invece ero proprio decisa, si vede che i libri ti chiamano e lo sanno loro quando è il momento che vogliono essere letti, mi dicevo cullata dal vagone della linea gialla.

E insomma è anche una bella giornata, costeggio il duomo con quel cielo così bello quando è bello e poi giro per piazza fontana, ancora pochi passi e arrivo alla libreria che ho scoperto da poco: mi piace perché è più raccolta di feltrinelli, è distribuita su vari piani e i locali non sono immensi, non è piena di gente e confusione. Mi guardo in giro al piano terra, indecisa se chiedere subito alla cassa quello che mi serve e poi curiosare tra gli scaffali oppure farmi prima un giro. Ma sono impaziente come al mio solito e visto che non c’è nessuno mi rivolgo al commesso: “Vorrei Signorina Cuorinfranti di West e Libera nos a malo di Meneghello”. Mi guarda come se gli avessi chiesto la prima edizione della bibbia di Gutenberg: “Signorina Cuorinfranti non c’é. E’ molto tempo che non è disponibile. Non è nemmeno in ristampa”. Resto lì come una trota. Come non c’è? E io che ci avevo messo tanto a decidermi, adesso non c’è più lui. “Nemmeno tra gli usati?” “No.”
Vedo nella mia mente le righe già scritte che si cancellano lettera per lettera, le mie fantasie che diventano trasparenti, il mio sabato mattina a letto con due cuscini dietro la schiena e proprio quel libro lì in mano che si trasforma in qualcosa di diverso e imprevisto. Mi allontano dalla cassa quasi offesa, di certo delusa. Uffa. Lo so che me lo posso far prestare, però avrei preferito leggerlo senza dire niente, e poi un giorno, come per caso...
Guardo i volumi allineati senza vederli, tengo la testa bassa per non far vedere il broncio. Mi cade l’occhio su un gatto, infatti il titolo è Io sono un gatto, leggo la quarta: la prima traduzione italiana di uno dei grandi libri della letteratura giapponese moderna. E’ un volumone di cinquecento pagine, lo tiro su e vado spedita alla cassa: niente giretto di sopra, ci sono rimasta troppo male. Compro anche il Meneghello, che è però solo una piccola consolazione, e esco. La seconda parte del mio piano prevedeva un caffè in un baretto vicino all’università, stai a vedere che è chiuso?
No, tranquilli, è aperto. I tavolini sono vuoti, le pareti gialle e gli specchi e l’arco di mattoni a vista: tutto al suo posto. Però m’è passata la voglia di star lì: ordino il caffè al banco e c’è un tizio che fa il cascamorto con la barista, cincischia con certe farfalline di stoffa che stanno come ornamento su una coppa piena di ovetti di cioccolata, poi chiede alla barista come si chiama il maschio della farfalla, anzi, si domanda se esiste un maschio della farfalla. Bo? risponde lei, e lo stesso fa la ragazza che sta bevendo un cappuccio. Guardano me. “Certo che esiste un maschio della farfalla.” “E come si chiama?” Io sono già abbastanza scazzata di per me, metto su gli occhiali da editor e con tono saputo rispondo: “Si chiama maschio della farfalla.”
Pago, esco e vado fino a via torino a piedi.

Commenti al Post: Libertà

Anonimo il 07/04/07 alle 18:48 via WEB
Non conosco quello che mancava... ma il libro che hai preso è un gran libro :-)

LaDonnaCamel il 07/04/07 alle 19:09 via WEB
Meneghello dici? ne avevo letto un gran bene ma vederlo da fazio domenica scorsa mi ha dato la spinta decisiva. In effetti è bellissimo, lo sto leggendo e sghignazzo da sola: è una scrittura che "adoro"! :)

 

 

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