testata camel

 

Sono riuscita procurarmi, se pure temporaneamente, questo libro che aveva stuzzicato la mia curiosità diventando un vero e proprio oggetto di desiderio e devo dire che mi ha colpita. Non è certamente uno di quei romanzi da mettere nel mucchio di quelli da leggere così per passare il tempo. Tuttaltro. Mi ha colpita parecchio, lo dico e lo ripeto. Mi ha ricordato altre letture recenti e anche più antiche: lo straniamento di certe vicende mi ha fatto venire in mente Boris Vian, la schiuma dei giorni, che avevo letto a pasqua di sei anni fa, mi ricordo ancora le scintille del sole basso sul mare della Sardegna quando alzavo la testa perplessa da quelle strane pagine. E per certi aspetti mi ricorda anche la mia penultima lettura, Stati di grazia di A.L.Kennedy, soprattutto per il dolore: “i pensieri giravano dentro il dolore come una ruota dentro un’altra.”.


Miss Lonelyhearts è come uno psicoanalista che non riesce ad articolare il controtransfert, si lascia sommergere dal dolore che gli piove addosso attraverso le lettere dei lettori a cui dovrebbe indicare una direzione da seguire per dare una svolta alla loro miserabile esistenza. Un consiglio risolutivo, questo chiedono Stanca-di-tutto, Disperata, Cuore-spezzato, Delusa-dal-marito-tubercolotico e le altre: ma come aggiustare le vite altrui se non si è in grado di dare un senso alla propria? E’ così difficile credere in qualcosa, quale che sia: “Se solo avesse potuto credere in Cristo, allora l’adulterio sarebbe stato un peccato, allora tutto sarebbe stato più semplice e non avrebbe più avuto difficoltà a rispondere alle lettere”.
Il tutto espresso con una scrittura senza spazio e senza tempo, surreale e però in qualche modo perturbante, onirica, fuori di testa e allo stesso tempo ingenua e diretta: vera.
Insomma, se non si era capito mi è piaciuto.

 

"Siamo condannati ad amare, a mangiare, a bere e a dormire, a fare l'amore, a lavarci i denti e le mutande; l'uomo si sviluppa in questi elementi e vi muore.
Sarà anche dura da accettare a volte ma non è malaccio alla fine.
Se fossimo nati leoni marini, che sfiga. Se maschi, costretti a lottare a morte per un harem di femmine, se non vinci non si fa niente per tutta la vita. Se femmine, costrette a dividere in cinquanta un unico maschio, pure brutto."

 

 

scrivere è il mio gioco preferito

"Scrivere è il mio gioco preferito" il mio motto è piaciuto anche all'amica Freevolah che l'ha interpretato così su Instagram.

Compra il romanzo L'occhio del coniglio
Libro, mobi, epub compra su Amazon e su Lulù

Chi mi ama mi segua

Il sistema di gestione dei contenuti Joomla e il software di conteggio accessi installato in questo sito utilizzano i cookies per migliorare le funzioni di navigazone. Cliccando sul bottone arancione avrai fornito il tuo consenso e questo avviso non verrà più mostrato. Se non accetti l'uso dei cookies abbandona questo sito web.