Esercizi di stile

Questi sono i famosi EDS, il laboratorio di scrittura itinerante che ha divertito me e i miei amici per anni. I più antichi arrivano direttamente da it.arti.scrivere, dopo il 2013 sono festicciole organizzate da me su blog della Donna Camèl.

  • 11 songs

    Un esercizio di stile di it.arti.scrivere chiedeva di raccontare qualcosa sulle 11 canzoni che hanno avuto un ruolo nella nostra formazione: ecco le mie


    A carnevale davano le manganellate alle ragazze. Bambine, dovrei dire. Io non lo sopportavo. Era una specie di disonore. Con mia sorella facevo lunghe deviazioni per evitare l'onta, tentavamo ogni espediente per arrivare a casa salve. Ma a carnevale c'erano anche le feste e quella volta ero sola, col mio vestito di velluto blu e il portadischi, una specie di valigetta piena di 45 giri. Davide era biondo e sfrontato, occhi azzurri che mi scioglievano come un ghiacciolo al tamarindo lasciato sul muretto alle due del pomeriggio d'agosto. Però le manganellate no, no e no. Usai il portadischi prima come uno scudo e poi come una clava: lo buttai giù dalla bici ma la valigetta si aprì e tutti i dischi si sparsero sul marciapiede. Inghiottendo lacrime che non "dovevano" uscire gli dicevo: Hai visto cosa hai combinato? eh? hai visto? E lui, mentre mi aiutava a raccoglierli: Ti prego, lasciatene dare almeno una, almeno una, ti prego!

    NO.

    - Nel portadischi: Yesterday, The Beatles.

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  • Domenica sera all'osteria del treno con sala da ballo

    A marzo 2010 col post 400 del vecchio blog pubblico lo studio su un personaggio sul quale poi ho lavorato parecchio, ho scritto più versioni diverse, qualcuna è finita anche in lavori di respiro più ampio. Ci aggiungo una curosità: nei commenti che riporto dal vecchio blog, una persona mi chiede se mi può contattare in privato con urgenza: ovviamente gli dico di sì e mi faccio trovare, di certo questo signore è rimasto folgorato dal nitore della mia prosa o in subordine dalla potenza dell'intreccio di questo frammento, chissà cosa vorrà propormi! Te lo immagini?
    E invece no, non stava cercando me ma Gianluigi Radice, il mio personaggio di fantasia, il cui nome aveva googlato arrivando al mio blog. E non ci voleva credere, che anche il nome era inventato di sana pianta! Questa sì che è bravura signori miei, metto dei nomi così verosimili ai miei personaggi, che sembrano veri! Edit 1 ottobre 2017

    In via San Gregorio, a un passo dalla stazione centrale di Milano, c'è l'Osteria del treno con sala da ballo: colonnine tornite in ghisa reggono una balconata di ferro battuto decorato a motivi liberty e, sotto, una trentina di tavoli rotondi disposti a ferro di cavallo intorno alla pista, su ogni tavolo una doppia tovaglia lunga fino a terra, una candela, un fiore. In fondo il palco rialzato con l'orchestra e un grande pianoforte a coda. Ogni domenica sera alle ventuno e trenta Gianluigi Radice scosta il tendone di velluto rosso, paga il biglietto, dieci euro consumazione inclusa, e occupa il terzo tavolino a sinistra. Poco più tardi andrà verso lo spogliatoio a mettersi le scarpe di vernice che ha portato nella borsa della piscina e rientrerà nella sala con le mani in tasca. A quel punto la serata avrà inizio.

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  • EDS di Halloween - La macchina del tempo

    A grande richiesta un nuovo EDS per Halloween, che ne dici se facciamo un ibrido mezzo Facebook e mezzo blog?
    Facebook è effimero e c’è il rischio di perdersi, però è svelto e forte. Il blog è un pachiderma ma ha la memoria lunga e non dimentica nulla, ci puoi contare se dopo tanti anni è ancora lì qualche cosa vorrà dire
    Allora facciamo così: se vuoi tu scrivi sul tuo blog e posta il link qui nei commenti, se non hai il blog o non ti va puoi postare direttamente su Facebook e taggare me e gli altri in modo da farcelo sapere, così alla fine ritroviamo i pezzi tutti insieme e facciamo baldoria come una volta.macchina del tempo

     

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  • EDS di Halloween - un fenomeno ricorrente

    Siamo arrivati alla stagione più felice del blog della donna camel, si era come oggi vicini alla vigilia di ognisanti quando mi presi la briga, e di certo anche il gusto, di trasportare questo gioco divertente da un luogo disabitato a un altro in pieno rigoglio. E poi l'ho fatto ancora, e ancora. Quante volte? tante volte che non le so contare, sette volte sette e forse di più. E il meglio deve ancora venire.  I racconti sono ancora quasi tutti lì, raggiungibili dai rispettivi link: ne manca solo uno, per parafrasare il finale. Edit 25 ottobre 2017
    eds di halloween blog della donna camel


    Adesso che questo diario intimo sembra ritornato agli antichi splendori (sarà vivo o è un morto vivente?) grazie al concreto e fattivo apporto di nuovi amichetti di blog, provo a lanciare una versione riveduta e corretta di quello che nel secolo scorso chiamavamo EDS, che vuol dire Esercizio Di Scrittura (un gradino sotto gli Esercizi di stile di Queneau - perché principianti si nasce e c'è chi ci resta per tutta la vita)

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  • Fiat 124

    Un EDS di it.arti.scrivere sul tema FIAT promosso da quello che oggi chiamiamo Dario ma a febbraio 2003 era per tutti Lubna. Io l'ho risolto facendo la cover di una fiaba della mia tradizione familiare che si intitolava Naso Marcio che anche Italo Calvino cita nella sua raccolta Fiabe Italiane. Il titolo originale era La Chiave

    edit agosto 2017

    C'era una volta un contabile prepensionato che aveva tre figlie da marito.
    La prima si chiamava Morella, era alta e aveva grandi fianchi. Faceva la contabile, come il babbo.
    La seconda si chiamava Ginestra, era pallida e magra, faceva la telefonista in un call center.
    La terza era bionda e delicata, si chiamava Miele e faceva l'apprendista.
    Una sera il contabile prepensionato ando' al bar sport, davano la partita della sua squadra del cuore su tele+.

    Stava commentando ad alta voce la virtu' della moglie, della figlia, della mamma e dell'oculista dell'arbitro che aveva appena concesso un rigore assolutamente opinabile alla squadra avversaria, quando un uomo alto con un cappotto nero allontano' una delle seggiole di pertinenza del suo tavolino: "Permette?"

    Il contabile sollevo' la testa lasciando a mezzo l'ultima considerazione sull'onesta' delle cugine di terzo grado del gia' citato individuo in calzoncini corti: era un tipo burbero e gli piaceva guardare la partita da solo, ma due pupille d'ossidiana lo trapassarono da parte a parte, mandandolo nudo dal fuoco al freddo e dal freddo al fuoco come una sauna norvegese. Boccheggio', ammicco', scrollo' la testa e preso un gran respiro d'interpunzione fini' la sua litania imprecativa con un: "Prego, e' libera."
    Dopo alcuni cognacchini, due goal, un'espulsione e parecchi ulteriori svarioni arbitrali erano amici di sangue.

    L'uomo in nero divento' assiduo frequentatore del bar, prima, e della casa del contabile, poi.

    La sera del ventesimo compleanno di Morella suono' alla porta con un pacchetto di paste nella destra e un astuccio di velluto blu contenente un anello con zircone e coppia di zaffiri nella tasca sinistra del cappotto nero. La dichiarazione fu fatta tra la frutta e il dolce e il fidanzamento consumato dopo cena.

    Sul treno che riportava la coppietta dal viaggio di nozze l'uomo in nero estrasse dal taschino una chiave, meta' di plastica e meta' di ferro. La mostro' alla sua bella: "Sai cos'e' questa?"

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  • Il marito

    Questo era un eds di it.arti.scrivere promosso da Fabrizio Patriarca, un giovanotto che successivamente ha pubblicato anche qualche libro. Aveva cominciato la serie descrivendo vari tipi di fidanzata, altre han continuato parlando male dei fidanzati, io ho fatto la mia parte con questo e qualcuno, a seguire, ha detto tutto sui mariti delle altre...

    Il marito (Maritus coniugalis coniugatus) discende direttamente dalle scimmie senza passare per Lucy, e questo lo può facilmente postulare qualsiasi moglie guardandone uno alla mattina presto prima del caffè.

    Esistono due specie distinte di mariti: i mariti propri (Maritus coniugatus) e i mariti delle altre (Maritus efficientissimus), di cui si hanno notizie solo per sentito dire o per averli visti al supermercato guidare carrelli stracolmi con amorevole premura. In questa trattazione mi occuperò principalmente dei mariti propri, di cui posso produrre documentazione certa e ampia letteratura.

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  • Ke Skiff!

    Un esercizio di scrittura sul punto di vista: hai notato la differenza tra la prima parte, vista da lei, e la seconda, vista da lui?  Lo stile è stato caricato per scaturire un effetto umoristico, ma in questo modo la tecnica è molto evidente. Il punto di vista è un aspetto fondamentale della scrittura creativa.

    (edit 20 agosto 2017)

    (versione lei)

    Mio marito s'e' comprato una barchetta.

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  • L'ascensore - un gioco per Barbara Garlaschelli

    Non mi so astenere dal partecipare a ogni tipo di gioco che riguarda la scrittura, che sia esercizio di stile o gabbia in cui racchiudere temi e contenuti (il bando dell'eds in fondo al testo). Come dirò in un commento, l'EDS per me è una scrittura facilitata, dammi una traccia stretta o un cordolo entro cui stare e mi fai felice: un po' come camminare sul rialzo, non lo facevi anche tu? Questa volta lo stimolo viene dal vecchio blog di Barbara Garlaschelli, è inutlle che lo cerchi perché non esiste più, è stato cancellato per errore un po' di anni fa. Ma Barbara continua la sua opera di animatrice in altri post, sul nuovo blog che si chiama Sdiario, sul profilo di facebook e sulla sua pagina dove dialoga con i suoi tantissimi affezionati lettori e anche in giro per il mondo, negli spettacoli  (chiamarli reading mi pare riduttivo) dove incontra il suo pubblico dal vivo. Edit 31 agosto 2017.

    L'ascensore

    C'erano Luigione, la Betta, la Tere, Ferro, Aldo, Geppo e io che non le sapevo le cose, ero sempre l'ultima a saperle.
    Era tardo pomeriggio, le sei e mezza, forse le sette: quasi ora di tornare a casa, che alla sera mica si poteva stare fuori. Era estate, era ancora molto chiaro e faceva caldo. Dall'oratorio stavamo andando ai giardinetti nuovi, quelli che avevano ancora le panchine. Per meglio dire, la panchina. Le avevano appena messe, all'inizio erano attaccate a terra, avvitate, non so come. Ma subito due giorni dopo eranto state staccate, spostate. E adesso ne era rimasta una sola, intera. Il bello è che si poteva mettere all'ombra.

    ascensore un racconto per barbara garlaschelli

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  • Le bugie: natura o cultura?

    Per il primo EDS del confessore, di cui ho già parlato anche qui, avevo scritto due racconti: uno era Va tutto bene e l'altro era questo sulla natura della bugia.

    Io credo che la bugia appartenga alla natura e pertanto sia un fenomeno al quale non si possa porre rimedio. Ne ho le prove.
    Gli animali, per esempio, mentono. E perfino alcune piante. Si potra' obiettare che e' iscritto nel rispettivo codice genetico se certi insetti si travestono da foglie o rametti secchi per catturare le loro prede o certi fiori si truccano da farfalle per attirarne un gran numero e garantirsi una sicura impollinazione (che poi, come ci insegnavano da bambini, e' sempre questo il motore che fa girare il mondo) e comunque il mimetismo del regno animale non ha niente a che vedere con quello di un signore che cerca di assumere lo stesso colore della tappezzeria vedendo la propria moglie entrare nel locale dove e' gia' in ottima compagnia, sebbene si tratti in entrambi i casi di istinto di sopravvivenza.

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  • Ma quando imparerai, quando?

    aeroplano ultraleggeroIl titolo orignale era "Volo da sola" e si tratta di un esercizio: un compito per il laboratorio di scrittura condotto da Laura Lepri che avevo frequentato verso la fine del secolo scorso. L'indicazione era di rifare "Prendere il largo"ma con il punto di vista interno, possibilmente in prima persona. Dalla vela al volo, così ho fatto.

    Edit 6 agosto 2017

    Lo so. Sono un'incosciente. Non sono sicura di essere pronta eppure sono qui. Ma se non ci provo non saprò mai se è questo il momento.
    Arrivo al capannone nel primo pomeriggio. Ho sparso accorte bugie per garantirmi qualche ora di irreperibilità.
    Il signor Pietrone mi aiuta ad agganciare il carrello alla macchina, ma solo quando sono sul viale, prima di aprirmi il cancello, mi chiede:
    -E il marito?
    -Mi raggiungerà al campetto...- mento, guardando al di sopra della sua spalla.
    Guido con prudenza esagerata, attenta a ogni piccola buca, per i cinquecento metri che mi separano dal nostro prato.
    Prima di tutto la manica a vento. Pianto il paletto e la stoffa bianca e rossa pende molle, rassicurante.
    Poi scarico l'aereo dal carrello e apro i montanti delle ali. Senza fretta e senza pensare a niente le mie mani ruotano tubi, avvitano bulloni, infilano stoffa, controllano dadi. Una sequenza di operazioni automatiche che potrei svolgere a occhi chiusi.
    Manca solo la miscela e ho finito.

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  • Quando suoni la chitarra

    Questo EDS viene da it.arti.scrivere ma non mi ricordo la data, fai conto che la prima edizione si sia persa nella notte dei tempi a cavallo tra il secolo scorso e quello corrente. Il tema chiedeva un racconto con un po' di erotismo - il mio svolgimento è stato piuttosto inadempiente, va detto.

    edit agosto 2017

    Perche' quando suoni la chitarra guardi solo me?
    Mi sorridi, la testa piegata da un lato, e io sento, e seguo, solo la tua voce in mezzo al coro sgangherato.
    Che significa quella fossetta che ti compare all'angolo della bocca quando canti che hai due anime e un sesso
    e di ramo duro il cuore? Quella fossetta mi punge come un ago sottile e il pizzichino mi scende giu' in fondo. Senza volerlo mi manca la voce.
    Che sciocca. Che c'entra?
    Perche' quando canti, e suoni, anche se gli altri urlano e il fuoco si spegne la tua voce e' bassa e calda.
    Io la sento, e mi smuove un po' dentro. Che cosa non so bene, pero' mi tenta. Eccome.
    Le tue mani sfiorano la pancia della chitarra. Se le guardo mi confondo, e perdo il tempo.
    Cosi' resto incollata ai tuoi occhi, il respiro appeso al tuo respiro e le parole che credevo di non sapere escono da sole, abbracciate alle tue, fuse e accordate come un tasto solo.
    Ma lo vedo solo io quel riflesso che ti fa baluginare gli occhi quando canti cara amica il tempo prende il tempo dà? Quel bagliore mi abbronza, anzi mi scotta. E la fronte mi bolle. Devo cambiare posizione, stringere le gambe tra le braccia, e la voce mi diventa un filo sottile. Sara' Guccini, o sei tu, quest'effetto strano e piacevole di calore che mi fa rabbrividire?

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  • Si parla ancora di Gianluigi Radice

    Va bene, lo ammetto, questo pezzo era nato per Gianluigi e poi è finito nell'occhio di un coniglio, ma è così che funziona, sai? Si preparano le stoffe e poi si cuciono come è necessario in quel momento lì, si cambiano i nomi, si riadatta, si allunga e si accorcia, si allarga e si stringe, si rivoltano dove sono consumati, si aggiungono nastri e bottoni, un ricamo per nascondere la macchia. La scrittura è anche qusto. edit 1 ottobre 2017

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  • Va tutto bene

    La prima edizione di questo raccontino è stata scritta per l'EDS bugie nel gruppo it.arti.scrivere: i primi giorni di ottobre dell'anno duemila nasceva il "confessore", un sistema che avevo ideato per rendere anonimi i racconti, almeno temporaneamente, incoraggiando i commenti spassionati a prescindere dalla reputazione degli scrittori. Questo esercizio di scrittura doveva dunque - per me - sottostare a due regole: attenersi al tema dato, "bugie" e mimetizzarsi in modo da non far capire subito che l'autore ero io.

    Edit 6 agosto 2017

     

    Lasciami giu' qui
    E' la solita prudenza
    Loro senza me, hai detto
    E' un problema di coscienza.
    Certo che lo so, certo che lo so
    Non ti preoccupare
    Tanto avro' da lavorare...

     

    "Si', sono d'accordo, e' cosi' anche per me". Annuiva e guardava le foglie fradice incollate alla strada tra le pozzanghere iridescenti.
    "Lo sapevamo che non sarebbe stato per sempre, ti ricordi?"
    "Certo che mi ricordo. Te l'ho detto, anch'io sono un po' stanco. Va bene anche a me."
    Erano arrivati senza accorgersene in fondo alla via, e un grande prato incolto si stendeva davanti a loro. La pioggia aveva lasciato l'aria trasparente e la riga di nuvole nere si stava allontanando. Il fango pero' era ancora fresco, lo sentivano viscido sotto le scarpe.
    Si erano fermati e si fronteggiavano indecisi se tornare indietro o costeggiare il prato lungo il sentiero.
    "Devi andare?"
    "No, sarei libera ancora per un po'. Se devi andare tu, pero'..."
    "No, no, io resterei volentieri. Non fa freddo."
    "Si', si sta ancora bene."
    Stava per darle la mano, poi invece lascio' stare e la mise in tasca, sentendosi goffo.
    "Camminiamo ancora un po', ti va?" disse lei prendendolo a braccetto, "Posso appoggiarmi? Ho paura di scivolare."
    Le strinse un attimo il braccio, e poi camminarono piano lungo il prato umido.
    Le rondini gridavano tracciando rotte irregolari nel cielo chiaro.

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