testata camel

Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla el

Il blog della Donna Camèl è nato alla fine dell'estate del 2006, poco dopo l'apice del massimo splendore ma molto prima del declino dei blog in quanto moda.
È stato sempre su una piattaforma gratuita che negli anni ha cambiato nome e proprietari: ci sono capitata per una serie di circostanze fortuite e perché tutti i miei amici erano già lì, poi loro sono andati via tutti e io sono rimasta, irriducibile, a parlare di scrittura creativa, a proporre esercizi e racconti. Ci ho pubblicato pure un romanzo a puntate, un momento impagabile di intimità con i miei lettori.
Infine mi sono decisa a traslocare anch'io, lo porto qui a casa mia, se non tutto tutto la maggior parte: l'archivio. Non so quanto ci metterò, son più di 1000 articoli e li sposto con cura uno a uno, ma ho pazienza e la voglia di lavorare non mi manca: comincio oggi che è un lunedì ed è il 24 luglio 2017.

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La mia migliore amica mi scriveva lunghissime lettere da Venezia proprio mentre c'era il festival del cinema al Lido e gli attori famosi e le attrici andavano in giro in mezzo alla gente e si poteva chiedergli l'autografo.

venezia

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Andavamo in montagna anche d’estate e il posto era sempre il passo dell’Aprica, avevamo affittato una casa per tutto l’anno, era grande e bella, proprio in centro al paese e no, non era quella di Corvi Battista detto il mort di cui ho già parlato in un altro post che ho portato di qua apposta, questa era la casa del medico condotto. Era una palazzina di tre piani con tanti appartamenti, aveva i caloriferi e i doppi vetri, un giardino tutto intorno e un prato grande sul retro per giocare a pallone con le figlie del dottore che erano tre ma non si chiamavano come quelle della filastrocca. Il dottore aveva anche un maschio che aveva giusto giusto l’età di mio fratello e teneva alla juve, mio fratello no. Sai che non mi ricordo a che squadra tenesse mio fratello? Però non importa ai fini di questo episodio che ti voglio raccontare.

Leggi tutto: Papà, la metto all'ombra?

lotta globale totale

Di questa foto non mi ricordo nulla, eppure mi sembra significativa. C’è questo incrocio di sguardi, anzi direi un flipper di sguardi, mio fratello che guarda mia mamma, mia sorella che guarda mio fratello, io che li guardo guardarsi e sorrido come se sapessi. E poi questa disposizione asimmetrica che fa un angolo di quarantacinque gradi precisi, e quella densità morbida di grigi e quei neri, gli scamiciati, i capelli gonfi.
Chi lo sa cosa ci aveva detto mio padre per farci sorridere così, son sicura che la foto l’aveva fatta lui, era un bravo fotografo, un appassionato e fino a un certo punto se le stampava anche da solo.

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Il blocco dello scrittore non è un notes per scrivere la brutta dei romanzi

È piuttosto un fastidioso impedimento che può manifestarsi anche a chi non è affatto uno scrittore ma tuttavia deve o vuole scrivere per i più svariati motivi: una relazione o una lettera, un post del blog o i contenuti per il proprio sito, una comunicazione interna, i testi per una presentazione.
Non necessariamente un lavoro ma il più delle volte sì: il blocco dello scrittore può paralizzare chiunque davanti alla pagina bianca, che sia un vero e proprio foglio di carta che si può stracciare e appallottolare per vendetta, o digitale, con quell’odioso cursore che pulsa evidenziando la sconfitta della capacità creativa umana nei confronti della macchina impietosa.

Prima di raccontarti i miei cinque consigli su come superare questa fastidiosa inibizione che ti impedisce di lavorare ti voglio rassicurare, la paura della pagina bianca può cogliere chiunque debba scrivere testi: blogger, social media manager, creatori di contenuti per l’impresa o conto terzi: non solo gli scrittori ma tutti coloro che hanno il compito di scrivere qualcosa di nuovo e interessante. Spesso quando uno scrittore diventa famoso svela i suoi trucchi e i rituali a cui si sottopone per compiacere i capricci della sua fantasia: chi scriveva solo a matita su quaderni di un certo tipo, chi scriveva a letto, di notte e coperto da un mucchio di maglie di lana, chi scriveva al bar in mezzo ai rumori e al via vai della gente, chi invece doveva trovarsi in un ambiente silenzioso e lontano da ogni distrazione. A proposito di distrazioni, il web e i social non sono l'ideale per mantenere la concentrazione, occorre un certo autocontrollo per non farsi irretire dalle sirene del cazzeggio che cantano con voce soave per attirare la tua attenzione: tra le altre tecniche per vincere il blocco dello scrittore, il mio sesto consiglio fuori lista è: mettiti la cera nelle orecchie, silenzia tutte le notifiche e impara a starne lontano, almeno per qualche ora.

Hemingway sapeva cone vincere il blocco dello scrittore
Ernest Hemingway Writing at Campsite in Kenya - fonte Wikimedia

Leggi tutto: 5 consigli per vincere il blocco dello scrittore

VICOLO BECCARIN da Corso Garibaldi

Caro diario sono al lago e qui a casa non abbiamo internet, cioè non c'è la wifi e quindi non uso il mio mac ma solo il telefonino. Poco male, sono in vacanza e anche se me lo sono portato in spalla fino a qui ne posso fare a meno. Il mio smartphone fa tutto, è bravissimo e mi aiuta a scrivere, suggerendomi parole e frasi nel caso restassi a corto di idee. Questo pomeriggio, per esempio, mi ero messa in testa di postare una serie di foto su instagram, ci sono dei vicoli così caratteristici in questo posto di lago, scorci e cortili, porticati di vecchie case di pietra, ottimi soggetti per foto da vacanza: finalmente anche io posso, e dunque scatto e mi segno i nomi, per poterli poi abbinare. Pompei, Sostre, Beccarin... che nomi caratteristici da aggiungere alla rusticitá dei soggetti. 

Scrivo e scatto e poi metto in tasca, e quando, dopo cena, lo riprendo in mano per riordinare i materiali, mi trovo un testo che non ho scritto io, questo:

Ciao cara ti invio invio invio in allegato la fattura di prosecco in frigo per per per la mamma mamma di prosecco in frigo per almeno un paio di prosecco prosecco in frigo per almeno un paio di giorni fa ho fatto a ricordarci ricordarci ricordarci di di

Leggi tutto: partecipare al torneo di

traslocoLa novità è che adesso ti portano a casa la roba. Anche in poche ore, in mezza giornata. Quando ero piccola io c'era il monco, era il garzone del droghiere. La mamma telefonava e lui arrivava subito, aveva una borsa a tracolla lunga e stretta, ci stavano tante bottiglie d'acqua minerale, il pacchetto del caffè macinato su misura da loro, il fustino del dixan, la marmellata di pesche. Hero, come adesso, certe marche hanno resistito all'ingiuria del tempo.
Il latte lo lasciavano davanti alla porta ogni mattina, all'inizio nella bottiglia di vetro, poi quando hanno inventato le piramidi - per modo di dire, non è una piramide ma una forma che non esiste in natura - hanno smesso di portarlo, è stata colpa delle due sorelle gemelle che hanno preso il posto del lattaio. Lui regalava caramelle, le due arcigne nemmeno un sorriso.

Leggi tutto: Il nuovo blog della Donna Camel

Questo è un post di novembre 2016, siccome qui la padrona sono io e mi serviva averlo presto qui perché è il prequel di una storia che si svolge in montagna, ho deciso di portarlo subito invece che aspettare il suo turno. Edit 10 settembre 2017

La montagna non mi è mai piaciuta e ho smesso di andarci non appena mi è stato possibile, comunque non prima che si completasse la metà della vita che ho vissuto fino a oggi, quindi ci sono andata un bel po’ di volte.
Ci ho pensato parecchio in questi giorni perché ho letto Le otto montagne, di Paolo Cognetti e ti consiglio di farlo anche tu non appena ti è possibile perché è un libro bellissimo, ma di questo ti parlerò domani.

Leggi tutto: La montagna non mi è mai piaciuta

Raduno qui due post scritti a novembre 2009 così si risparmia spazio, tanto sono uno il seguito dell'altro, va bene così. edit 20 settembre 2017

L'altra sera siamo andati in trattoria. Stavamo sedendoci a tavola quando Paolo mi ha detto: "Ah, il libro di Giulio Mozzi. E' bello."
Bene, ho pensato, domani me lo compro. "Bene" ho detto, "domani me lo compro".

Leggi tutto: Due libri di Giulio Mozzi che mi sono piaciuti

Stavo pensando che si potrebbe fare una specie di mutua dei libri. Un Servizio Culturale Nazionale, tipo che si paga una piccola trattenuta dallo stipendio e poi ci si fa fare la ricetta dal proprio consulente letterario di base, si pagano i due euro di ticket e si vanno a ritirare i libri che servono a star bene, a guarire.

Leggi tutto: I libri sono un bene necessario

Un altro pezzo tratto dal vecchio blog di Paolo Cognetti, quello su Nova che non esiste più ma di cui posso evocare il fantasma grazie alla macchina del tempo di internet. Dico allenatore perché lui diceva che il nostro laboratorio della Scighera era come una palestra e lui era il nostro coach. Adesso nel 2017 vado in un'altra palestra e i miei coach sono tutte belle ragazze (ciao Virginia!), ma era bello anche quell'altro genere di allenamento.

è possibile insegnare a scrivere?

Da un commento nel blog del mio allenatore:

1) Secondo te è possibile insegnare a scrivere? Se sì, che cosa?

Forse sarebbe meglio chiederci: si può insegnare a fare arte? O al contrario: perché insegniamo a dipingere, a suonare, a recitare, e dubitiamo che si possa insegnare a scrivere, come se lo scrittore dovesse essere l’unico artista autodidatta?

Leggi tutto: È possibile insegnare a scrivere?

Venerdì scorso sono andata alla presentazione di un libro. Dove sta la novità, dirai tu. Vai sempre alle presentazioni dei libri. Bè, non sempre. E comunque sì, ci vado spesso, e allora? Mi piace incontrare persone a cui piacciono i libri, mi piace sentirne parlare e mi piace anche vedere qualche nuova libreria, se capita. Questa per esempio si chiama Centofiori e ha traslocato da poco in una sede nuova di zecca in piazzale Dateo a tre metri dalla fermata della 92. Ci hanno messo degli scaffali blu lussuosissimi, mi sarebbero piacuti per casa mia. Lo so che non è dagli scaffali che si giudica una libreria, però anche dagli scaffali belli e ben allestiti si può dedurre la cura per i particolari, l'attenzione e la pazienza, l'amore per i libri.

Leggi tutto: Buona la ventitreesima

Ti ricordi il robottino pulitore di cui avevo parlato qui? Bè, il mio desiderio sta per avverarsi! Ho finalmente raggiunto i cinquemilacinquecento punti fragola necessari per averlo in regalo dall'esselunga, pagando in soprappiù solo il modico contributo di centosessanta euri che comunque è meno della metà del suo prezzo sul mercato, l'ho ordinato ieri e mi hanno detto che in tre giorni sarà mio.

Leggi tutto: Tutti i miei robot

Avevo scritto questo post il 16 settembre e per combinazione anche oggi è il 16 settembre! Ma dai? Essì, giuro! compivamo tre anni quella volta, ne compiamo 11 oggi, questo blog è uscito dall'infanzia e adesso è un giovanetto pronto per le scuole medie. Quante cose son cambiate da allora: questo post oggi non si potrebbe scrivere perché Google non le dà più le chiavi, che peccato, era un così bel passatempo poterle leggere e soprattutto scriverne! È solo per questo motivo che sto prendendo la certificazione Seozoom, cosa credevi? Edit 16 settembre 2017

 blog compleanno

Oggi è il compleanno del blog. Ah, come vola il tempo. Tre anni e non sentirseli addosso. Sembrava ieri e invece. Piove, governo ladro.
Festeggerò il lieto evento pubblicando alcune delle chiavi di ricerca attraverso le quali il mio gentile pubblico è arrivato fin qui, visto che finalmente Libero ha sbloccato a ShinyStat l'algoritmo, evviva! Mi sentivo menomata come blogger e come donna senza questa indispensabile feature. L'hanno fatto tutti, prima o poi, perché io no?
(Il corsivo è mio)

Leggi tutto: Le belle chiavi

Ho messo insieme tre post prendendo il testo da uno, la foto da un secondo e la didascalia da un terzo: sono stati scritti nel giro di pochi giorni, va bene lo stesso. edit 16 settembre 2017

Stamattina dopo tanto tempo ho preso su la bici e sono andata a farmi un giro. Vediamo se hanno tolto l'interruzione alla pista ciclabile della Martesana. Pian pianino, che non sono più abituata, sono andata a controllare e sì, evviva, si può passare sotto i ponti della ferrovia, finalmente.
A quell'ora, le nove e mezza, la pista era quasi tutta all'ombra, poca gente in giro, una meraviglia. Sono arrivata abbastanza presto allo slargo dove c'è una specie di anfiteatro in muratura, c'ero stata solo un paio di volte ma a piedi e non ero andata mai oltre. Chissà cosa c'è dopo. Avanti miei prodi, andiamo all'esplorazione.

Leggi tutto: Pedalare: grandi imprese ciclissiche

Questa è un cosa piccola ma importante (edit 12 settembre 2017)

Sai una cosa? Il mio gioco preferito è scrivere. Se riesco a lasciarmi andare, a non avere paura, mi riempie la vita come a essere innamorata. Ci penso tutto il tempo, mentre faccio le altre cose, e non vedo l'ora di tornare lì. E poi sono piena di dubbi. Non lo so se mi ricambia, se tutto questo investimento emotivo porterà a un risultato o se stizzita chiuderò la finestra senza salvare. Però è bellissimo.

Mi contraddico, forse? Ebbene, allora mi contraddico (sono vasta, contengo moltitudini) (cit)

Leggi tutto: Scrivere è il mio gioco preferito

Accorpo due post, o due posts se si vuole usare il plurale inglese (deprecato, peraltro, quando si scrive in italiano) per aggiungere qualcosa alla funzione dello scrittore, o del frullatore o della sua versione post moderna: il robot da cucina. La prima citazione è di Bartelio, la seconda di Freud. I commenti seguono e la data è quella del primo post, 7 novembre 2008 ma edit 9 settembre 2017

Bartelio:

bartelioSe l'arte ha una sua dolente funzione, uso dolente perché mi pare un aggettivo adeguatamente a cazzo, se ce l'ha, dicevo, è proprio quando riesce a tirarti fuori dalle beghe e portarti da un'altra parte, in uno spazio tempo tutto tuo, in cui non ci sono cagacazzi e doveri, dove nessuno pontifica di istanze narratologiche e grammatica prescrittiva, dove si può scrivere e suonare a piacimento e parlare di acque fredde e gatte in calore senza che nessuno abbia qualcosa da ridire; e se ce l'ha, che si fotta. Vaffanculo. Esprimetevi un po' come cazzo vi pare, su che vi pare, purché mi facciate venir voglia di voltare la pagina successiva o di non premere il tasto stop. Ma forse la faccio troppo facile, non so.

Lo scrive Bartelio in questo post e io sottoscrivo, sono d'accordo, ti dò ragione Bartelio, e non solo perché oggi è il tuo compleanno, davvero: Bartelio è melio!:-)).

 

Leggi tutto: Due citazioni al prezzo di una, cioè gratis

Il titolo di questo post si riferisce a una discussione di su Fabula Letteratura relativa alla funzione dello scrittore, un'allusione che solo pochissimi erano in grando di cogliere già nel momento della pubblicazione di questo post, che di fatto risale a circa dieci anni dopo, figurati oggi che ne sono passati altri dieci. Mi sento come un'archeologa che tira fuori le cose strato dopo strato, le spolvera col suo pennellino morbido e le mette qui, a disposizione di chi le vuole rivedere che nulla sa dell'epoca in cui sono esistite. Questo reperto ha dei pezzetti mancanti, si tratta dei link al vecchio blog di Paolo Cognetti che non esiste più, ma come gli archeologi hanno certi strumenti che aiutano a far rivivere il passato, pure io ho la mia macchina del tempo che funziona piuttosto bene e ricostruscire le cose tali e quali agli originali. E Fabula? C'è! Edit 8 settembre 2017

la funzione del frullatore

Paolo Cognetti ha scritto tre post bellissimi sulla narrativa del reale, ovvero sul "ritorno della realtà nella narrativa contemporanea".

I tre post sono interessanti per i problemi che mettono in campo anche se, per una volta, non concordo pienamente. I primi due vengono spesi (a parte un inciso sulla definizione di Wu Ming 1 della New Italian Epic che varrebbe da sola un post, vediamo dopo), per cercare di definire cosa è il realismo in letteratura. Posto che il non realismo non è la narrativa di genere, in quanto comunque metafora del reale, e poste e scartate altre sei ipotesi, Cognetti butta sul tavolo il suo asso di bastoni, un fenomeno che ha segnato in un certo senso la narrativa italiana contemporanea, questo fenomeno si chiama Gomorra.

Leggi tutto: La funzione del frullatore

 

che tu sia per me ombrelloNon c'entra con romanzo di Grossman ma si vede che questo titolo mi gira in testa da giorni e se ne ho voglia lo abuso, posso fare come mi pare tanto è un pretesto per parlare di ombrelli. Non è il primo pezzo che ci scrivo sopra ma stavolta voglio dire un'altra cosa. Va detto che oggi piove. Va detto anche che sto scrivendo in tram. Il due. Al solito. E' lentissimo, sta fermo per dei cinque minuti e io mi rumino questo testo, questa cosa che voglio scrivere sugli ombrelli ma non ho carta e matita, non ho nemmeno una biro e così scrivo sul telefonino, scrivo col T9 e ogni tanto ridacchio per le proposte sceme che mi fa. Apro una nuova nota che non mi fido, non vorrei che a un certo punto mi cancellasse tutto, come del resto mi succede sempre: penso una storia bellissima poi arrivo a casa e ho da fare, devo cucinare o lavorare, sistemare, non posso mai mettermi subito lì a trascriverla e me la dimentico, va sempre a finire così: eliminata, perduta per sempre o mai nata, oscuro collegamento tra sinapsi rimasto inedito. Allora scrivo questi appunti nelle note, non mando direttamente il post dal telefonino perché sui miei testi mi piace lavorarci, non è una comunicazione di servizio questa, è una cosa a cui tengo, come tutte quelle che scrivo, qui o altrove. Poi la ricopierò dentro una mail vuota, non nella videoscrittura, me l'ha insegnato Bartelio che a scrivere dentro una mail si riesce a starci più vicini alle cose e siccome lui è bravo a scrivere lo faccio anche io, tanto che mi costa? Mi costa il correttore ortografico di word ma non importa, la correggo io con più attenzione e pazienza.

Leggi tutto: Che tu sia per me l'ombrello

scrivere, pedalare, scrivere di pedalare

Ho reimparato da poco la bicicletta. Le circostanze sono state fortuite o forse necessarie, non è questo di cui ti voglio parlare. Quello che volevo dirti è che c'era un amico che mi teneva metaforicamente il sellino e mi spingeva perché avevo paura. Mi piaceva da matti l'idea di andare in bici ma avevo paura, non l'avevo mai fatto prima, ero tenuta, bloccata, chi lo sa? Il primo giorno siamo andati in piazza duomo e poi sui navigli, una stancata pazzesca, quattro ore per fare due chilometri: ogni trenta metri ero ferma, se vedevo un pedone all'orizzonte, se c'era una briciolina sulla strada, se dovevo grattarmi il naso. Il mio amico andava avanti pianissimo e ogni tanto si voltava per vedere se arrivavo, tornava indietro a prendermi con una pazienza infinita, come fanno i gatti quando vogliono portarti da qualche parte, hai presente? Io sbanfavo e sudavo come se stessi facendo la milano sanremo ma ce la mettevo tutta, quel giorno. E alla sera ero tutta fiera di me, mi pareva di aver fatto una grande impresa, una cosa eroica, epica. Il giorno dopo il mio amico era venuto a prendermi di nuovo con la bici, e il giorno seguente ancora. Mi portava su marciapiedi stretti o dove passavano le macchine e io avevo male al culo e avevo paura. Se mi fermavo troppo spesso non mi aspettava, se scendevo dalla bici e la spingevo a mano per superare una difficoltà si spazientiva. Mi ripeteva che dovevo andare e andare se no non imparavo più, che lui non ci guadagnava niente a spingermi, se non lo volevo capire da sola era peggio per me.

Mi faceva male il culo e lo odiavo.

Leggi tutto: Scrivere, pedalare, scrivere di pedalare

Ne ho scritti un mazzetto, di questi pezzolini delle cose, mi divertivo a scriverli anche se son robe da poco. Li metto tutti insieme perchè non valgono un post uno a uno, ne faccio una saga. Poi mi piacciono i commenti di Camillo, c'è bisogno di qualcuno a cui importa quacheccosa, qualcuno che non ci guadagna a dir cose che non pensa eccetera: ne basta uno e non sarò più sola. Ah, non prendermi troppo alla lettera, è quasi sempre fiction. (Camillo dove sei? Mi manchi! edit 6 settembre 2017)

Leggi tutto: Le cose sono le cose è un titolo che mi piace

 

Stamattina sono andata in posta per fare una raccomandata. Ho preso il numeretto, P020, e ho guardato sul tabellone: c’era il P001 e dentro l’ufficio postale tre o quattro persone in tutto.
Non capivo.
Poi si è scoperto che la macchinetta che dava i numeri stava dando i numeri e per le raccomandate occorreva fare una coda tradizionale allo sportello numero uno mentre per gli altri servizi valeva la distribuzione del tabellone, che infatti rollava numeri casuali accompagnandosi con il tipico bip.
Mentre aspettavo il mio turno mi dicevo che nella letteratura stra post ultra moderna non è più decisivo il nuovo, nell’espressione formale e nei contenuti e nella struttura destrutturata, ormai sticazzi del nuovo, quello che conta davvero oggi è il senso.

Leggi tutto: Strapostultramoderno - Critica letteraria

Lo dirò ancora ma ho voglia di sottolinearlo qui, nel post dove parlo per la prima volta di Alce Munro che segue immediatamente il post dove parlo per la prima volta di Paolo Cognetti: ci hai fatto caso che gli autori che amo e consiglio prima o poi vincono il Nobel per la letteratura, o in suborine il premio Strega o come minimo il Campiello? Te li dico tutti: oltre a Paolo e Alice, ci sono Mario Varga Llosa e anche Giorgio Fontana, vai a vedere su Anobbi se non ci credi, vai a vedere il vecchio blog prima che lo cancello. Mi vanto. Oh. Edit 1 settembre 2017alice munro amico nemico amante

Lo sai come l'ho conosciuta, è stato nel blog di Cognetti. Mi avevano colpito i commenti: tra tutti, quello che aveva scritto che era una da cui c'era molto da imparare. Un giorno ho saltato l'intervallo e son passata da feltrinelli, ho preso Nemico, amico, amante... e Il sogno di mia madre.

Leggi tutto: Vorrei parlarti di Alice Munro.

Un padre è peggio di un nemico, pensa. Non puoi combatterlo ad armi pari. Non puoi scappare e nemmeno ignorarlo, perché ti segue dovunque vai. E alla fine, anche quando sarà stanco e ferito, ti mancherà sempre il coraggio di dargli il colpo di grazia. Diego immagina la vita degli adulti complicata come le automobili moderne: troppa plastica, troppa elettronica, e tutta quella potenza affidata a un sistema così delicato. Basta uno scherzo dell'impianto elettrico e ti ritrovi schiantato contro un muro senza nemmeno accorgerti che qualcosa non va. Lui ha sempre pensato alla sua, di vita, come alla meccanica elementare e perfetta di un motore a due tempi: il cilindro che si riempie di miscela, la miscela compressa che esplode, i gas di scarico che lasciano il cilindro vuoto. Se c'è qualcosa da imparare, dopo questa giornata, è che la vita non sarà più così. Mai più.

Leggi tutto: La meccanica del motore a due tempi

Giacomo Ardea era pazzo per lopera lirica.
Selascutava tutti i ionna assittato nel divano tutto concentrato che non sentiva nemmeno quando suonavano alla porta e uno doveva stare con il dito appiccicato al campanello. Ma ormai era vecchio quando capitavano queste cose. So mugghieri cera morta partorendo e lui sera cresciuto da solo alla figghia. Norma laveva chiamata. Come allopera di quello che era nato a Catania pi sbagghiu ca ci ficinu macari il monumento e il teatro. Come si chiama… Bellini. Che io lo conosco bene questo granduomo pecchè mio nonno me li cuntava tutte le storie dove Vincenzo ciaveva messo la musica che anche a lui ci piacevano.
Cetto crescendo quella figlia non cera diventata una saceddotessa che non si può. Però volendo poco cera mancato pecchè Norma sava fissato con la pissicologgia e vuleva fari la confessora di tutti i cristiani che incontrava e sempri ci spiava le cose che sognavano e addirittura ci chiedeva le cose loro personali.
Poi macari ca uno non ciarrispunneva lei accuminciava a dire la sua.

Leggi tutto: Norma - un guest post dell'amico Dario

Non mi so astenere dal partecipare a ogni tipo di gioco che riguarda la scrittura, che sia esercizio di stile o gabbia in cui racchiudere temi e contenuti (il bando dell'eds in fondo al testo). Come dirò in un commento, l'EDS per me è una scrittura facilitata, dammi una traccia stretta o un cordolo entro cui stare e mi fai felice: un po' come camminare sul rialzo, non lo facevi anche tu? Questa volta lo stimolo viene dal vecchio blog di Barbara Garlaschelli, è inutlle che lo cerchi perché non esiste più, è stato cancellato per errore un po' di anni fa. Ma Barbara continua la sua opera di animatrice in altri post, sul nuovo blog che si chiama Sdiario, sul profilo di facebook e sulla sua pagina dove dialoga con i suoi tantissimi affezionati lettori e anche in giro per il mondo, negli spettacoli  (chiamarli reading mi pare riduttivo) dove incontra il suo pubblico dal vivo. Edit 31 agosto 2017.

L'ascensore

C'erano Luigione, la Betta, la Tere, Ferro, Aldo, Geppo e io che non le sapevo le cose, ero sempre l'ultima a saperle.
Era tardo pomeriggio, le sei e mezza, forse le sette: quasi ora di tornare a casa, che alla sera mica si poteva stare fuori. Era estate, era ancora molto chiaro e faceva caldo. Dall'oratorio stavamo andando ai giardinetti nuovi, quelli che avevano ancora le panchine. Per meglio dire, la panchina. Le avevano appena messe, all'inizio erano attaccate a terra, avvitate, non so come. Ma subito due giorni dopo eranto state staccate, spostate. E adesso ne era rimasta una sola, intera. Il bello è che si poteva mettere all'ombra.

ascensore un racconto per barbara garlaschelli

Leggi tutto: L'ascensore - un gioco per Barbara Garlaschelli

 

Guido Catalano legge Bum bum bum alla gara di poesia del 23 giugno 2008

Mi fa piacere poter documentare che apprezzo Guido Catalano da un bel po'. Quella sera ero andata apposta alla gara di poesia e lui era stato gentilissimo e in attesa della gara mi aveva fatto sedere al tavolo dove i poeti bevevano la birra e mangiavano panini e salsicce. Era una villetta davanti alla sede de Il sole24ore, era tutta decorata di affreschi e graffiti perché era okkupata, o era un centro sociale o qualche cosa di alternativo, non so con precisione ma la birra era buona. I poeti leggevano su un pulpito e il pubblico votava con delle palettine bianche numerate. Non mi ricordo chi aveva vinto, so che non era Guido e nemmeno la Signora del Calzini, che ho cominciato a seguire da quella volta. Son contenta di poter dire che ho visto Guido Catalano tante volte dopo quella, a Milano quasi ogni volta e a Torino poche volte. Questa estate per esempio l'ho già visto due volte, all'Alkatraz insieme a migliaia e al Carroponte insieme a Dente. L'ho incontrato poi nel vialetto e l'ho salutato, mi ha guadata un po' strano, forse non si ricordava di me, del resto io prima non ero bionda ma pure lui non era così magro. Edit 30 agosto 2017

 

Mi piace da matti e vorrei averlo scritto io! Puoi trovare questa e altre poesie sul blog: http://www.guidocatalano.it/   (per una volta i link funzionano ancora)

Leggi tutto: Slam Poetry con Guido Catalano e Bum bum bum

Ero in tram, per la precisione sul 2, stavo tornando a casa e leggevo la pagina 124 del libro più strano che mi sia mai capitato di leggere. Non dico niente, la copertina è in figura, non dico altro. A un certo punto il guidatore del tram è venuto davanti a me e mi ha detto: "Signora, dove deve andare?". Che gli frega, ho pensato alzando la testa. Il tram era vuoto. Era vuoto e fermo. Fermo al capolinea. Non so da quanto. Ho sorriso, mi ha sorriso, mi sono alzata e sono scesa.

Bel libro.

Edit 1 settembre 2017: un appello a quello a cui l'ho prestato e non so più chi sia: per favore ridammelo!

nemmeno mezz ora fa una recensione lampo

Leggi tutto: Nemmeno mezz'ora fa - una recensione lampo

Trovo parcheggio in via Enrico Toti. Arrivo davanti al portone e tu non ci sei. L'ora è giusta, precisa. Controllo l'indirizzo sull'agenda. Ma comunque non serve, c'è una targa di ottone accanto all'entrata: studio notarile Garbelli. Accendo una sigaretta, guardo ancora l'orologio camminando su e giù. Quando sono dieci minuti ti chiamo. C'è traffico, stai arrivando. Difatti io son venuta in elicottero. Sei sempre uguale.

Leggi tutto: Non c'è niente di eroico in tutto questo

uccellinoDisclaimer: le persone impressionabili si astengano dal cliccare la foto e soprattutto non leggano il testo: passate oltre che c’è tante belle notizie sui giornali non vale la pena di leggere il mio blog.

Per gli altri, anzi per te solo che mi leggi come al solito, ti racconto una cosa che mi è successa oggi. Ero andata da mia mamma come ogni domenica pomeriggio ogni brava figlia dovrebbe fare, sono stata là poco che stava guardando la partita e fibrillava che nemmeno nelle puntate più raccapriccianti del dottor House, mi metteva un’ansia che non ti dico, le ho detto, mamma vado che non ti vorrei menare gramo. Difatti già nel tragitto per tornare che saranno duecento metri a piedi ho sentito le trombette che suonavano, ho subito pensato che l’Inter aveva fatto un gol, tanto per dire il determinismo magico. Ma questo non c’entra. Arrivo a casa e entro nel mio studio progettando di concedermi qualche minuto di relax – vale a dire cazzeggio su internet – e noto subito qualcosa di strano. Piume. Il pavimento era coperto di piumette grigie. Chiamo subito Strillo: sei stato tu? Non mi ha risposto, si è leccato una zampa e si è piazzato davanti alla porta per uscire.
E’ primavera, lo so come vanno ‘ste cose, gli uccelli sono meno guardinghi e i gatti se ne approfittano. Anche l’altro ieri me ne ha portato uno, me l’ha messo sullo zerbino, è la natura. Non si può andare contro alla natura.
Prendo l’aspirapolvere e comincio a aspirare piumette, sposto i mobili cercando lo spennacchiato. Il corpo del reato sembrava sparito, restavano solo le prove. Se non altro ho dato una pulita che ce n’era bisogno. Ho cercato anche in bagno e nell’altra stanzetta, ho guardato in corridoio, ho spostato perfino il portaombrelli. La finestra era aperta, forse ce l’ha fatta, è scappato, magari un po’ acciaccato ma s’è salvato. Nelle altre stanze non c’erano piume, quindi. Se non lo trovo, tra una settimana sentirò l’odore, ho pensato, e se no meglio così.
Avevo ancora mezzo pomeriggio davanti e per cambiare un po’ ho fatto una cosa strana, che non è da me: ho acceso la tele e mi sono messa a stirare. Lo so, non ti stupire, si può cambiare se lo si vuole veramente, come la barzelletta della lampadina e degli psicanalisti. Del resto diluvia, qualcosa vorrà dire.

Leggi tutto: Cose che succedono a chi è posseduto da un gatto

 una rosa

Morta. Stecchita.
Tutte le foglie secche, grigie.
La mia rosa rosa. Non perché una rosa è una rosa, ma perché era rosa, non rosa dalle bestie parassite, era rosa come un romanzo di poca cosa, la mia rosa.
Che peccato, mi dicevo mentre tagliavo col tronchese.
Crac facevano i rami.
Con i guanti affastellavo, mi dispiacevo.
Non una gemma, non una fogliolina. Solo fronde secche e grigie.

Leggi tutto: Una rosa - life gardening per tutti

Solo due parole sul voto, una riflessione che mi è scaturita dall'ottimo post che leggo sul blog di Dario, a sua volta ripreso dal blog di Filosoffessa (di rimando in rimando si diffondono le buone idee: è questo il bello della rete).

Leggi tutto: V(u)oto (io voto per riempire il vuoto)

Quando avevo scritto questo pezzo non erano ancora di moda i meme  sui gatti, facebook cominciava a fare capolino tra i più audaci e gli altri social non erano ancora nati, o se c'erano non erano ancora stati importati in Italia. Me la tiro sempre da pioniera ma cosa ci vuoi fare, è proprio così :-) Edit 31 agosto 2017

il mio gatto strillo il 17 11 07Il mio gatto quando miagola fa miao e non hhh ma le lucertole se capita le prende.
Il mio gatto ha la coda corta. E questo è un modo gentile per dire che non ce l'ha, gli è stata tagliata una volta quando era andato sotto una macchina. Lui era tornato a casa e si era infilato nell'armadio, è stato due giorni dentro, non usciva mai, non mangiava niente. Sua madre gli faceva compagnia dentro l'armadio, in silenzio che delle volte non c'è proprio niente che si possa dire e quindi non diceva niente. Nemmeno lui diceva niente, nemmeno hhh, ma se lo toccavo vicino alla coda tremava tutto. Solo dopo pochi giorni si è cominciata a vedere una ferita e la coda era sempre più rigida e secca. Di notte veniva sotto il letto e si lamentava, faceva un suono da rabbrividire, inquietante e lugubre come un rantolo, come un pianto di un vecchio. Alla mattina la ferita sembrava più brutta, sempre più slabbrata e sanguinante. Me l'ha detto il veterinario che cercava di strapparsi via la coda a morsi come fanno i randagi. La coda era andata in necrosi e lui forse lo sapeva. Meglio fare una cosa pulita con l'anestesia allora.
Il mio gatto se lo incontro per strada e faccio finta di non vederlo mi chiama da lontano e dice muuuuh che sembra una mucca, fino a che non mi fermo e non mi volto e non gli dico qualcosa continua a fare muuuh. Quando ha visto che lo aspetto si mette a galoppare, un gatto al galoppo è da vedere, credimi. Mi viene vicino e mi tocca la gamba, mi da una testata che vuole dire io sono io e tu sei tu o qualcosa del genere e poi mi accompagna per un pezzo.

Leggi tutto: Il mio gatto si chiamava Strillo

Quando leggi una recensione come questa, non solo corri a comprarti il libro come del resto ho fatto, non solo corri a leggertelo tutto, come pure ho fatto, ma poi resti lì a guardare il cursore che pulsa e pensi: che cosa altro potrei dire? Niente, non posso aggiungere niente.

la chiave a stella primo levi recensione

Dici bene, tu, prendi in prestito i libri dalla biblioteca che così risparmi qualche soldo e poi se non ti piaciono non ti sembra neanche di aver sprecato la moneta. Dici bene, ma quando i libri ti piaciono tanto come questo del Levi, dio bono, come fai a avere il cuore di portarli indietro? E' un libro come non se ne scrivono poi molti e forse a pensarci bene non se ne scrivono più. Piccolo, detto sottovoce con il tono di chi racconta le storie seduto in cucina mentre beve un caffè con lo stravecchio. Parla del lavoro degli uomini, il lavoro manuale ben fatto che innamora, quel lavoro che diventa passione e gioco e dà il senso che non si spreca il tempo e la vita. Libro dimesso come il tono del Faussone Libertino da Torino che racconta con la sua faccia inespressiva come il fondo di una padella, che usa i luoghi comuni credendo di averli inventati, che si domanda quale il senso di tutto ma con un tono di noncuranza che svuota la retorica come si svuota un pallone facendo un buco con un ago.

Leggi tutto: La chiave a stella, una recensione che fa innamorare

Sembra che in qualche modo abbia sostituito nella misura in cui, questo per quanto riguarda la parlata un po' su de tono, che il popolino ancora è rimasto al cioè, il cioè imperversa e non cede il mazzo tanto facilmente. Completamente decapitato un attimino, e meno male, mentre intrigante ha subito alterne fortune e per ora sembra in fase di latenza.

Leggi tutto: Borsino dei tormentoni: quando i meme non erano ancora nati

misterno

Ieri sera sono andata a un concerto heavy metal. Perché l'hai fatto? Dirai tu. Perché no? Dico io. E mi è pure piaciuto. Abbastanza. Certo che un'esperienza come questa provoca delle modificazioni psicofisiche se non irreversibili (spero) comunque di lunga durata, difatti ho ancora le cicale nelle orecchie. Ieri sera appena uscita sentivo anche gli uccellini, e i grilli, un concerto assordante di grilli in camera mia tale e quale una notte di agosto. E' un impatto che coinvolge tutti gli organi, e non sto parlando di strumenti musicali ma di polmoni scollati dal diaframma, di pancreas e fegato che si scambiano di posto, di viscere che si annodano, di budelle che tremano come gelatina. Il cuore no ma vabbè, non si può avere tutto.

Leggi tutto: Heavy metal, un'indagine antropologica

Stasera ho giocato a bowling. Nel soggiorno di casa mia. Ho vinto, giuro.
Nel pomeriggio abbiamo comprato un aggeggio che mia figlia desiderava da Natale, non si trovava, era esaurito in tutte le giocherie di Milano. Finalmente è arrivato.
Si chiama Nintendo Wii, è come una piccola consolle che si attacca al televisore e fa la realtà virtuale. Che a dirlo ci si riempie la bocca, realtà virtuale. E' vero, è proprio vero, è incredibile ma vero. Maneggi una specie di telecomando, nel caso specifico fa le veci della palla, fai tutti i gesti che faresti sulla pista del bowling, solo che invece che mollare la palla rilasci un bottoncino, è molto istintivo, molto fisico, per essere virtuale. E la palla corre, prende la forza, la direzione, gli effetti, tutto quanto e plaf, butta giù i birilli che sembrano proprio veri. Mi scherzavano perchè nel gioco facevo saltare la palla tale e quale sulla pista vera, e strike!
Se ci penso, dieci anni fa pressappoco mi immaginavo qualcosa di simile in un racconto, che poi non ho mai scritto perché mi sembrava inverosimile, impossibile, irrealizzabile.
Mai mettere limiti alla fantasia.

Leggi tutto: Diavolerie moderne: gioco a bowling nel salotto di casa

Questo post documenta un incontro che per me è stato molto importante, non voglio dire che ha cambiato la mia vita ma di certo ha orientato qualche mia scelta successiva, mi ha fatto passare bei momenti e mi ha fatto conoscere persone interessanti. Ho imparato più di qualcosa e posso dire che se è stata un'occasione che ho saputo cogliere sono grata al destino per avermela offerta. Edit 30 agosto 2017.

 booktrailer alla Sherlockiana

Giovedì sera sono stata alla Sherlockiana, la Libreria del giallo in via Peschiera a Milano a vedere una cosa interessante che non so bene come definire ma so già come chiamare: booktrailers.

Leggi tutto: Booktrailer: una serata alla Sherlockiana

 

A parte l'eufonica nel titolo, a parte che non sto dicendo di leggerlo a occhi chiusi, frena subito la battutina che non è un libro in braille, ti consiglio di leggerlo perché è una scrittura semplice e precisa che non se la tira e arriva dritta
alla meta, cioè alla trama, ma ancor meglio, è una scrittura diretta al servizio della trama e questa è una cosa che ti piace.
Perché è spesso citata la musica che stanno ascoltando i personaggi e questa pure è una cosa che ti piace.
Perché qualcuno legge il mucchio selvaggio e questa è un'altra cosa che ti piace.

Leggi tutto: Perchè leggere Ad occhi chiusi di Carofiglio?

Sto leggendo parecchio: le pagine dei libri mi abbracciano e mi fanno divertire, mi accarezzano la testa con un pat pat rassicurante, mi tengono compagnia, insomma mi vogliono bene.

Leggi tutto: Leggere i libri è come farsi le coccole

Una mamma sta raccontando alla sua bambina la storia del labirinto e dei due antichi costruttori, prigionieri a loro volta dell'immensa trappola per volere del re.
Cercano la fuga, i due ingegnosi, con le piume, la cera, le ali fissate sulle spalle: la pupetta sgrana gli occhioni, attenta.
Eccoli che provano l'invenzione correndo giù da una collina, l'aria che accarezza il viso, guardano il mare dall'alto e Icaro urla dalla gioia: la bambina ride.
"Icaro, Icaro, dove vai? Torna indietro! Non avvicinarti troppo al sole o la cera si scioglierà!" La bimba chiude gli occhi, se li tappa con le manine, sebbene non ci sia niente da vedere, solo le parole appena dette che si spengono sulle pareti della stanza.

Avevo scritto questo pezzo a ottobre 2006 in un altro blog e ho voglia di scriverlo ancora perché non c'è peggior sordo di chi non vuol vedere.

(questo lo dicevo nel 2007 e lo ripeto oggi, che è 30 agosto 2017)

 

Leggi tutto: Play it again, Camèl

Gordon Comstock è l'ultimo degli irriducibili.
Diceva "Eh, una volta ci si trovava giù al bar di usenet, si facevano due chiacchiere, si beveva un cicchetto. Adesso vi siete fatti tutti il blog, non scendete più in piazza, vi andate a trovare a casa uno con l'altro e vi offrite il tè. Siete diventati vecchi, tutti convenevoli e vecchi merletti."
Sarà anche così, Gordon, la vita va avanti. Non ci si può fermare. Stiamo al uebduepuntozero, non te l'hanno detto baby?
Epperò alla fine l'è istess. Quando una cosa è bella, è bella e basta. Come questo tuo vecchio pezzo che voglio mettere qui, anche se sta già là a imperitura memoria. Ti offro un nuovo pubblico, magari meno smaliziato. Fai che sia una sortita, un blitz, una ospitata come da Fabio Fazio.
Immaginati la Filippa che annuncia: Cari blogspettatori, ecco a voi: Gordon Comstock con uno dei suoi pezzi più belli: Wikka!

E dopo dieci anni rivivo di nuovo il revival. Ho riletto il pezzo e mi sembra ancora bellissimo, preveggente e, se possibile, ancora più attuale, mi fa emozionare e commuovere come la prima volta che l'ho letto. Ho aggiunto direttamente in coda il commento che Gordon aveva mandato in occasione del repost, chissà se avrà voglia di aggiungere qualcosa anche stavolta: non è su facebook - sempre irriducibile, ma proverò a stanarlo su twitter... Edit 29 agosto 2017

Leggi tutto: wikka

Questo è giornalismo investigativo documentato e illustrato, come puoi vedere dalle prove fotografiche incluse edit 27 agosto 2017


Tornando a casa dalla solita visita domenicale a mia madre mi sono trovata sotto ai piedi questa scritta, dalla foto non si vede ma è stata piazzata proprio davanti a un portone.

scritte sul marciapiede 2007

(Che poi avere in tasca un telefonino che fa le foto impigrisce pure la vena descrittiva, non ci credo che un’immagine vale più di mille parole, avrei potuto raccontarla invece di mostrala, ma non è questo che volevo dire)
Quello che volevo dire invece è altro. Volevo dire della faccia che avrà fatto il ragazzo che abita in quel palazzo, perché qualcosa, la forma delle lettere, il cuoricino, la firma (qui non si vede ma era una K: Katia, Kitty, Katy?) mi suggerisce che la scritta sia stata spruzzata da una lei, forse nottetempo, con un paio di amiche a fare da palo, trepide e sorridenti. Giovani, me li figuro tutti giovanissimi, che questo tipo di espressione non si addice agli adulti, dai quali ci si aspetta discrezione e sobrietà, signora mia, mica si può spalmare sull’asfalto una dichiarazione d’amore, un po’ di riserbo, che diamine, poi la gente chiacchiera.
Che avrà fatto sto ragazzetto, rotolato fuori di mattina presto con gli occhi ancora cisposi di sonno e lo zaino di scuola in spalla? Avrà inchiodato la sua corsa, sarà tornato indietro, avrà scosso la testa sorridendo, avrà pensato ma tu sei fuori, sarà stato lusingato, infastidito, imbarazzato? Si sarà guardato intorno per vedere

Leggi tutto: E non è neanche primavera

la freccia nera loretta goggi a cavalloQuesto raccontino parte da un errore, infatti l'attore del telefilm la Freccia nera non era Roberto Chevalier e ci sarebbe voluto poco per controllare su internet la corrispondenza delle cose. Ma quella volta forse mi importava di più la spontaneità della narrazione piuttosto che la precisione dei fatti, si vede che per qualche motivo volevo collegare due situazioni che, in effetti, non potevano essere collegate. Adesso non rilascerei più un testo senza essermi documentata della correttezza di ogni citazione e lo raccomando sempre nei miei corsi. È importante anche nella scrittura creativa, perché un riferimento errato butta subito giù la sospensione dell'incredulità, quel patto che si instaura con il lettore che accetta di credere a ciò che sta leggendo, anche solo per la durata della lettura, e questo aumenta l'immersione nel testo e il piacere che se ne ricava. Questo è valido a maggior ragione in un testo non-fiction: che autorevolezza può avere un articolo di attualità, una trattazione tecnica o filosofica in cui sono citati riferimenti sbagliati? Bisogna essere consapevoli che i nostri testi potrebbero essere sottoposti a un pignolo fact- checking: non vogliamo mica fare la figura dei bugiardi, no?
Con l'occasione faccio ammenda dell'errore: nessuno è perfetto ;-)

Edit 28 agosto 2017

Ti ricordi la Freccia nera? Non il libro di Stevenson che comunque era bellissimo e l’avevo letto e sognato quando ero proprio piccola, dico il telefilm in bianco e nero con Loretta Goggi vestita da maschio e Roberto Chevalier anche lui vestito da maschio, ovviamente. Lo trasmettevano a puntate la sera e per vederlo ogni volta erano scenate perché cominciava dopo Carosello e le regole di casa mi volevano a letto, ma io insistevo insistevo e insistevo e di solito ce la facevo.

Leggi tutto: La freccia nera

A Cavi di Lavagna c'era una specie di palafitta, una piattaforma poggiata su pali di cemento rotondi, come colonne disadorne.
Sopra c'era il bar dei Bagni Marinella, le docce, le vaschette per lavare i costumi e le cabine. Erano tutte costruzioni di legno, o meglio, la maggior parte lo era, perché alcune cabine erano di muratura, quelle dal numero uno al numero otto.
Sotto c'era l'ombra. La sabbia era sempre fresca sotto. C'era pure l'altalena sotto: due corde e una tavoletta di legno slavata dai sederi dei bambini.

Leggi tutto: Il posticino

Dove dico "ieri sera" intendo il ieri sera di dieci anni fa, quando ho scritto questo racconto e l'ho pubblicato per la prima volta. Il che non cambia troppo i fatti narrati e le reazioni dei lettori, quindi ieri sera potrebbe essere anche ieri sera e va bene lo stesso, se ti piace. Edit 27 agosto 2017.

Ieri sera tornando a casa con mia figlia da una commissione siam passate vicino al GS di viale Fulvio Testi e mi è venuto in mente un fatto successo tanti anni fa proprio in quel supermercato, così le ho raccontato tutta la storia proprio come sto facendo ora con te.

Leggi tutto: Supermarket

Io ne scrivo e non ho mai messo in discussione la verità di queste leggende familiari, solo stasera, per la prima volta, pensando alle anguille con l’ombrello comincio a dubitare che alcune fossero fanfaronate, o barzellette, o che forse avevo capito male io, che per tutti questi anni ho serbato per ricordo un malinteso, un doppio senso mai compreso, cose di grandi interpretate con i carenti mezzi di una bambina che non ha mai perso una certa sua innocenza.

Potrei documentarmi, chiedere a mia madre o allo zio, che ai tempi, ragazzetto con i calzoni corti, aveva partecipato a quelle battute notturne ma non mi va, dopotutto che importa di come sono andati i fatti? Che poi, della pesca all’anguilla non so nulla, se usassero le canne o i bolentini a mano o le reti, che esche, che ami, piombi a fondo o galleggianti. In qualche modo le prendevano, queste bestiole immortali che mi si dice si dibattano ancora, tagliate a pezzi e infarinate, fino a un attimo prima di incontrare l’olio bollente della frittura. Il fatto curioso è che le mettevano in un ombrello per non farle scappare. Tutto qui? E ti sembra poco? Le anguille sono agili e furbe, si dimenano come da detto proverbiale e passano da tutti i pertugi, son capaci di evadere da un cestino chiuso, da un secchio vuoto, dalla borsa della spesa mentre torni dal mercato, campano senz’acqua, al caldo, al freddo, al digiuno, peggio dei dannati dell’inferno che più morti di così non possono diventare.

Leggi tutto: Le anguille con l'ombrello

Sulla Repubblica di carta di venerdì, nella pagina della cultura, ho letto una cosa interessante. L’ho letto solo oggi, vabbè, ho avuto da fare, e comunque non era una cosa urgente.

E’ la storia di uno scrittore inglese che non riusciva a pubblicare il suo romanzo. L’aveva mandato a un sacco di editori e tutti gli rispondevano che non valeva la pena, che non era nella loro linea editoriale, che era interessante ma non per loro e tutte quelle belle frasette che usano gli editori in questi casi qui.
Insomma, un po' seccato da tutti questi rifiuti, invece di piantare un chiodo nel suo studio per infilzarceli dentro come ha fatto qualcun altro, 'sto tipo furbetto, che si chiama David Lassman, ha pensato di fare un esperimento e ha copiato i primi tre capitoli di tre romanzetti già editi, di una scrittorina sconosciuta che si chiamava Jane Austen che tanto è morta e quindi non se la prende, avrà pensato lui, ha cambiato i nomi dei personaggi e i titoli e li ha mandati. Che poi, visto che deve essere anche uno spiritoso, ha pensato bene di mettere come indirizzo del mittente quello del Jane Austen Centre di Bath, aggiungendo altri piccoli indizi che non sto qui a raccontarvi parola per parola, leggetevelo anche voi l'articolo di Repubblica di venerdì 20 luglio.
La cosa divertente è che dei diciotto editori a cui aveva mandato il manoscritto, solo uno ha riconosciuto l’origine e gli ha risposto “cattivello, il plagio non si fa, non sta bene”. Tutti gli altri gli hanno rifilato il solito ciclostilato, bontà loro che hanno risposto.

Leggi tutto: Che burloni gli scrittori

Imparare la vela a Caprera è una di quelle cose che ha cambiato la mia vita. Un po’ dev’essere stata la Sardegna: prima andavo al mare in Liguria a Cavi di Lavagna e tutto si riduceva a sabbia e acqua. Perfino le conchiglie erano rari piccoli pezzetti che io e mia sorella custodivamo come tesori insieme ai vetrini levigati. Il mare era sempre mosso e freddo, scostante. Come se non fosse vivo, non so: ho un ricordo grigio e tignoso.

Leggi tutto: Mangiasapone

Un'altra filastrocca con le gobbe

Leggi tutto: Il calzino

Le congetture che avevo maturato sulla base delle scarse ma non inesatte informazioni che ero riuscita a procurarmi riguardavano soprattutto il modo in cui il semino entrava nel benedetto ovino. Perché la mia famiglia, progressista per l'epoca, non mi aveva mai parlato di cicogne, che cavolo!
C'erano il semino e l'ovino nella pancia della mamma, che peraltro era lì da vedere bella tonda e grande come anguria matura.

Leggi tutto: Come nascono i bambini?

Di questa storia non so molto, mi è stata raccontata tante volte, è vero, ma ero piccola e il ricordo sbiadito.
Mi è rimasta la ricetta delle seppie, che era l'unica cosa che sapeva cucinare: una grossa cipolla e tanto olio, tagliuzzare e rosolare e poi mettere le seppie a pezzetti, scottare bene e poi aggiungere i pomodori, pelati o freschi fa lo stesso, e lasciare sul fuoco fino a che il sugo diventa marroncino e le seppie tenerelle. Io le assaggio e di solito non ci metto neanche il sale, niente prezzemolo, vino bianco, niente: solo olio, cipolla e pomodoro, il perché lo capirai.

Leggi tutto: Seppie senz'osso

Immagina una distesa di fiori. Non basta: più fiori, più profumi, più colori: esagera. Macchie gialle di ginestre tra il verde del mirto, macchie blu di gladioli selvatici fin sulla spiaggia, macchie rosse delle unghie di strega che strisciano sulla sabbia fino al mare: la Sardegna in primavera è un giardino inatteso, se ci sei stato d’estate non lo crederesti mai. D’estate è una specie di deserto grigio di elicriso e pieno di polvere e spini. D’estate è tutta ruvida di sole e di vento e le nuvole non stanno mai ferme. Anche il mare d’estate sembra morto: i pesci scappano a fondo, si vede che le onde dei motoscafi fan venire la nausea anche a loro.

Leggi tutto: L'abbraccio

Gli stivaloni di mio padre erano di gomma verde militare con la suola a carroarmato marroncina. Erano veramente enormi, sia perché lui portava il 45 di piede che in confronto a me bambina era incommensurabile, sia perché erano altissimi, gli arrivavano a metà coscia e quindi erano un po’ più alti di me. Però erano molli e non stavano su da soli, me li ricordo sempre piegati in due o tre. In alto avevano dei gancetti che volendo si potevano usare per tenerli su, come una specie di reggicalze, accessorio che a quei tempi faceva ancora parte del guardaroba di tutti i giorni delle donne: la mamma e la nonna lo usavano e ho fatto in tempo a usarlo pure io per un po’: le prime collant le ho messe in terza liceo; ma papà non li agganciava, non so come ma in qualche modo gli stavano su da soli.
Qualche volta mio fratello aveva provato a infilarseli ma anche se si piegavano non riusciva ad arrivare in fondo col piede e non poteva fare nemmeno un passo, mica come pollicino che aveva rubato quelli dell’orco e gli stavano a pennello.

Leggi tutto: Fotografia di mio padre

 

Un'altra filastrocca e poi basta

Leggi tutto: Sorvoliamo

 

Mutande e canotta
si aggira per casa

Leggi tutto: Altalena

A Sesto Calende, dove il lago Maggiore diventa Ticino o viceversa, c’è un ponte che collega la riva lombarda con quella piemontese. Accanto a questo ponte nuovo un tempo doveva essercene uno vecchio, che però a un certo punto non serviva più, forse non era adeguato, non era a norma, non lo so perché a un certo punto han deciso di costruire quello nuovo: di fatto due ponti vicini non servono, è evidente, uno va demolito. E così avran fatto, avran demolito il vecchio ponte, avran portato via pezzo a pezzo le strutture metalliche, le travi, le strisce di asfalto. Tutto tranne i piloni. Non so perché han lasciato lì i piloni, che erano dei parallelepipedi di cemento grandi più o meno tre metri per quattro e alti sull’acqua un paio di metri. C’erano degli scalini di tondino di ferro su una delle pareti, non so se li hanno messi dopo o sono sempre stati lì, non riesco a immaginare a che scopo costruire dei gradini sui piloni di un ponte, ma tant’è. I pescatori li usavano per salire sui piloni, che erano quattro o cinque, non mi ricordo esattamente.

Leggi tutto: I piloni sul Ticino

Di questa poesia a tempo debito avevo fatto anche una felpa, il mio amico Filo compiva 40 anni. Tempo ne è passato ma siamo ancora noi, quindi va bene mettere a posto le cose, tenerle care e non buttarle via.

edit 23 agosto 2017

filo

Qualsiasizzarmi nella folla
E' il mio unico obiettivo.
Trasparire come bolla
Vegetare sinche' vivo.

Leggi tutto: Non ho tempo per la nemesi

Ci vediamo quando cadono le foglie

i nostri cuori saranno tuttaltro che vizzi
ti terrò tra le mie braccia e ti dirò
che niente potrà rompere la magia
Ci vediamo quando la strada è spianata
quando al guizzo delle candele
i nostri occhi si confondono
Ti prenderò quando farà buio
malgrado tutto non me ne andrò
va tutto bene

 

Leggi tutto: All being well (molto molto liberamente)

Mio padre ha sempre pescato. Da quando la mia memoria può dare un senso al passato, canne da pesca, cestini puzzolenti, pesciolini vivi natanti nel bidet di casa hanno fatto parte degli accessori di cui era corredato papà.
Ci sono vecchie foto di famiglia in cui si vede papà che confronta il Dedo con un grosso pesce, tenendolo per coda (il pesce, non mio fratello).
Comunque era più alto il bambino.

Leggi tutto: A pesca con papà

 

Dato che negli ultimi tempi ci ho la vita sociale di un'ameba zitella ho passato tutto il fine settimana a leggere nella dolce verzura del mio terrazzo e ho finito anche il Meneghello.
Va detto che la prima parte era più spettacolare della seconda, che appare riflessiva e nostalgica e fa sorridere invece che sghignazzare apertamente. Ci sono un paio di riflessioni che mi rimuginano: mi commuove questo senso di religiosità pagano, mi verrebbe da dire, che permea la vita dei paesani di Malo, così legato alle cose concrete e alle parole che sono qui sempre trattate come cose anch'esse, lontano dal trascendente e dal mistico: anche l'inferno e il paradiso ma l'idea stessa di Dio (cito a memoria: il paradiso sta sopra di noi, Dio sta in paradiso, ma anche in Nuova Zelanda il paradiso sta sopra di loro e quindi Dio è tondo!) e del peccato e della virtù che vengono inseriti in questo contesto ingenuo da una parte ma molto pratico dall'altra. I precetti non si devono capire, si devono imparare e basta, e questo genera tutta una serie di equivoci che il Meneghello sapientemente utilizza per veicolare, divertendoci (e divertendosi) una sua visione del mondo disincantata e moderna senza tuttavia essere mai cinica o nichilista.

Leggi tutto: Libera nos a Malo

 

Sono riuscita procurarmi, se pure temporaneamente, questo libro che aveva stuzzicato la mia curiosità diventando un vero e proprio oggetto di desiderio e devo dire che mi ha colpita. Non è certamente uno di quei romanzi da mettere nel mucchio di quelli da leggere così per passare il tempo. Tuttaltro. Mi ha colpita parecchio, lo dico e lo ripeto. Mi ha ricordato altre letture recenti e anche più antiche: lo straniamento di certe vicende mi ha fatto venire in mente Boris Vian, la schiuma dei giorni, che avevo letto a pasqua di sei anni fa, mi ricordo ancora le scintille del sole basso sul mare della Sardegna quando alzavo la testa perplessa da quelle strane pagine. E per certi aspetti mi ricorda anche la mia penultima lettura, Stati di grazia di A.L.Kennedy, soprattutto per il dolore: “i pensieri giravano dentro il dolore come una ruota dentro un’altra.”.

Leggi tutto: Signorina Cuorinfranti di Nathanael West

E insomma questo Meneghello mi sta prendendo un sacco, sono più o meno a metà e cerco di non correre troppo, che un libro senza trama come questo non è da divorare, è da centellinare e meditare.
La cosa che sto meditando adesso è che mi viene in mente mia nonna, lei sapeva sempre come le cose andavano fatte. C'era solo un modo per fare le cose, nessuna alternativa possibile. Si fa così. E lei quel modo lo sapeva sempre. Tanto è vero che tutti le chiedevano come si facevano le cose. Se qualcuno faceva qualche cosa in modo diverso lei lo criticava aspramente, tipo il caffè: il caffè si fa così e si beve con poco zucchero. Chi ci mette tanto zucchero non è un buongustaio, che ancora oggi se metto un cucchiaino troppo pieno mi sento in colpa. Buongustaio era una parola ammantata di mistero che mi arrotolavo tra le labbra, sottovoce, che aveva di certo un significato denso e importante, imprescindibile anche se momentaneamente fuori della mia portata.

Leggi tutto: Le cose sono le cose

Le ortensie sono morte. Erano lì da troppi anni, a parte una che avevo piantato meno tempo fa e che comunque è schiattata anche lei.
Per un po' mi sono baloccata con l'idea di comprarne di nuove, magari azzurre, visto che non sono mai riuscita a averle di quel colore. Ma poi basta ortensie, si può anche cambiare. Anzi, si deve!

basta ortensie

 

Leggi tutto: Basta ortensie!

Faccio una seconda deroga alla promessa che mi ero fatta di non riportare le citazioni dal vecchio blog, perchè Luigi Meneghello non deve essere dimenticato e oltre alla citazione ci aggiungo anche due parole (un vera e propria recensione seguirà nei prossimi post).

Leggete questo libro perchè è bellissimo e anche perché ha qualcosa di interessante da insegnare a chi vuole scrivere, per lavoro o per piacere non importa. Meneghello era un linguista e professore universitario in Inghilterra: dai suoi libri si impara come si può comunicare con grande potenza espressiva e ironia usando una lingua "bassa" concetti di alto spessore teorico, politico e perfino teologico. Io ho letto Libera nos a Malo, da cui è tratta la citazione, e Piccoli maestri (entrambi editi da Rizzoli).

Purtroppo Meneghello è morto poco tempo dopo che avevo pubblicato questo post, parlandone mi è venuta voglia di rileggerlo: e non è la prima volta.

Leggi tutto: Zot!

Stamattina mi sono regalata un’oretta di libertà, in fondo oggi è mezza vacanza. Ho preso la metro senza fretta e sono andata in centro a cercare due libri. Nel tragitto pensavo a questo post che avevo intenzione di scrivere, e mentre lo prevedevo lo stavo vivendo, un curioso mischione di fantasia e realtà. Ma non solo, pensavo anche alla rece che volevo fare qui sul blog di uno di questi libri, come se l’avessi già letto. Un libro che volevo comprare da almeno due anni, ma poi, chissà perché, ogni volta che andavo in libreria me ne dimenticavo. Stamattina invece ero proprio decisa, si vede che i libri ti chiamano e lo sanno loro quando è il momento che vogliono essere letti, mi dicevo cullata dal vagone della linea gialla.

Leggi tutto: Libertà

motorino- Mo, cosa scriveresti se dovessi fare dei pensierini sull'autunno?
- E cos'e'?
Intanto smanetta sul piccì: sullo schermo c'e' un gran prato verde con alcune capanne tridimensionali e parecchi omini si muovono apparentemente incontrollati.
- Massì, le stagioni, non ti ricordi? L'anno scorso, alla fine della prima avete fatto anche una recita, sulle stagioni...
- Ma io facevo la primavera.
- Va bene, ma le maestre ve ne avranno parlato, anche dell'autunno, no? Cosa stai facendo, con quegli omini?
- Vedi, quelli blu siamo noi, i rossi sono i nemici.
Scrive in una piccola finestra le parole *pizza* e *pepperoni*.
- Gli devo dare da mangiare, se no diventiamo deboli e perdiamo. Gli devo dare anche le armi, e le case.
- Pepperoni? Guarda che si scrive con una pi sola.
Mi guarda stupito, anzi incredulo:
- Sei sicura?
Si sente un suono come di corno da caccia. Gli omini cominciano a darsele con le clavine, bruciano le capannine, alcuni si trafiggono con le lancine e cadono con piccoli e graziosi spruzzini di sangue.

Leggi tutto: e i picciriddi crescono

Un esercizio di stile di it.arti.scrivere chiedeva di raccontare qualcosa sulle 11 canzoni che hanno avuto un ruolo nella nostra formazione: ecco le mie


A carnevale davano le manganellate alle ragazze. Bambine, dovrei dire. Io non lo sopportavo. Era una specie di disonore. Con mia sorella facevo lunghe deviazioni per evitare l'onta, tentavamo ogni espediente per arrivare a casa salve. Ma a carnevale c'erano anche le feste e quella volta ero sola, col mio vestito di velluto blu e il portadischi, una specie di valigetta piena di 45 giri. Davide era biondo e sfrontato, occhi azzurri che mi scioglievano come un ghiacciolo al tamarindo lasciato sul muretto alle due del pomeriggio d'agosto. Però le manganellate no, no e no. Usai il portadischi prima come uno scudo e poi come una clava: lo buttai giù dalla bici ma la valigetta si aprì e tutti i dischi si sparsero sul marciapiede. Inghiottendo lacrime che non "dovevano" uscire gli dicevo: Hai visto cosa hai combinato? eh? hai visto? E lui, mentre mi aiutava a raccoglierli: Ti prego, lasciatene dare almeno una, almeno una, ti prego!

NO.

- Nel portadischi: Yesterday, The Beatles.

Leggi tutto: 11 songs

Non ho quasi mai riportato le citazioni dal vecchio blog ma per questo breve estratto farò un'eccezione, si tratta infatti di comprendere come funziona il processo creativo. Perchè apprezziamo l'arte? Cosa ha di speciale colui che sa interpretare i sentimenti di molti e li sa rendere gradevoli, utilizzando la scrittura o la pittura o le altre forme di espressione artistica? Qual è il trucco, o il segreto, per piacere al pubblico?

edit 20 agosto 2017

Leggi tutto: Scrivere son mica buoni tutti

 

un haiku scritto a mano

(un colpo di vento!
mi stavo ravviando
una ciocca di capelli)

Leggi tutto: Haiku della Marty

l’ora più bella è di là dal muretto

(un verso di Montale)

Per me l'ora più bella è alla mattina verso le nove: e per te?

 

Leggi tutto: L'ora più bella

Un esercizio di scrittura sul punto di vista: hai notato la differenza tra la prima parte, vista da lei, e la seconda, vista da lui?  Lo stile è stato caricato per scaturire un effetto umoristico, ma in questo modo la tecnica è molto evidente. Il punto di vista è un aspetto fondamentale della scrittura creativa.

(edit 20 agosto 2017)

(versione lei)

Mio marito s'e' comprato una barchetta.

Leggi tutto: Ke Skiff!

“E perché sono sempre gli amori impossibili quelli che danno e prendono di più, dai retta a me, anche se sono un vecchio ubriacone, lo so” e intanto che parlava spiluccava le briciole sulla tovaglia di plastica unta, le prendeva a una a una e le spillaccherava, le rotolava tra le dita gialle di nicotina, le rollava dentro nel portacenere pieno di cicche sulla tovaglia a quadretti di quell'osteria all'aperto, sotto un pergolato di foglie polverose, con le macchine che passavano poco più in là e io lo guardavo ipnotizzata da quel gesto, guardavo le sue dita raccogliere la briciola, appallottolarla e poi il portacenere pieno e gli occhi rossi e umidi di un vecchio ubriacone che parlava dell'amore.

Leggi tutto: Amori impossibili

 Nell'ottobre del 1997 frequentavo una scuola di scrittura creativa. Il primo compito a casa assegnato dalla maestra aveva questa traccia: "Si consideri una recente crisi di governo e la si riscriva mettendo in evidenza gli elementi ridicoli e strambi, cioè la dimensione di commedia dentro cui si muovono protagonisti che si prendono troppo sul serio."

Ecco quello che avevo scritto: due giorni dopo era caduto il governo di allora ma sono sicura che non era stata colpa mia. Nemmeno stavolta è colpa mia, ve lo giuro.

Leggi tutto: La crisi di governo

 

Stavo tornando a casa in macchina, come al solito spersa nei miei pensieri, e a un semaforo mi è caduto l'occhio su un cartello tradale: "VIA ENRICO TOTI".
Lo leggo distrattamente e penso: Enrico? Ma non era Francesco?

 

Leggi tutto: Cretina

L'uomo bianco salta sulla riva. Agita le braccia, forse saluta, forse chiama qualcuno. È alto e magro e la sua pelle è arrossata sulle spalle. La sabbia forma piccole buche sotto i suoi piedi nudi, formine nella fontana di farina. Dietro di lui le palme schioccano al vento, le erbe si piegano docili, abituate. Di fronte a lui il mare, chiaro come gli occhi di un bambino. Una barca sta salpando l'ancora. Ombre si muovono in controluce su e giù per la coperta. Si spiegano le vele. La barca accelera appoggiata sull'onda. L'uomo la guarda con le mani a coppa sui sopraccigli finchè non è che un puntino bianco che non si può distinguere dalle creste, laggiù, al largo.

bimbi a bordo

Leggi tutto: Domino

Per il primo EDS del confessore, di cui ho già parlato anche qui, avevo scritto due racconti: uno era Va tutto bene e l'altro era questo sulla natura della bugia.

Io credo che la bugia appartenga alla natura e pertanto sia un fenomeno al quale non si possa porre rimedio. Ne ho le prove.
Gli animali, per esempio, mentono. E perfino alcune piante. Si potra' obiettare che e' iscritto nel rispettivo codice genetico se certi insetti si travestono da foglie o rametti secchi per catturare le loro prede o certi fiori si truccano da farfalle per attirarne un gran numero e garantirsi una sicura impollinazione (che poi, come ci insegnavano da bambini, e' sempre questo il motore che fa girare il mondo) e comunque il mimetismo del regno animale non ha niente a che vedere con quello di un signore che cerca di assumere lo stesso colore della tappezzeria vedendo la propria moglie entrare nel locale dove e' gia' in ottima compagnia, sebbene si tratti in entrambi i casi di istinto di sopravvivenza.

Leggi tutto: Le bugie: natura o cultura?

Questa è una favola che mi raccontava la mia mamma quando ero piccola. Non è molto conosciuta, tant’è vero che non è riportata nemmeno da Italo Calvino nelle sue Fiabe Italiane. L'ho scritta su commissione e tutte le parti in rima (il coro) sono mie: me l'aveva chiesta un amico che voleva mettere in scena un testo originale per una festa all'oratorio, non ho mai saputo come è andata a finire.

Se alle volte è un po’ allusiva, non abbiatevene a male: quello che non capiranno i bambini, divertirà di più gli adulti.
Sono stata abbastanza fedele al racconto, arricchendone solo qua e là i dialoghi; ho abbondato nelle descrizioni fuori testo, pensando di facilitare la messa in scena: ovviamente le mie note sono solo indicative.

Se hai già letto il post "Fiat 124" potesti notare qualche somiglianza ma non è strano, le favole sono favole...

 

Leggi tutto: Naso marcio

Ci ho una storia che bussa. Mi fa toc toc da tre giorni, per la precisione da venerdì sera.

Insomma c’è una donna che deve andare a un appuntamento di lavoro. E’ tutta agghindata da lavoro, la gonna nera, il golfino di cachemire, le scarpe col tacco. Manca un’ora all’appuntamento. Questa donna è a casa sua e guarda le tende nuove che ha appena comprato. Sono belle, grandi, leggere e vaporose. Si immagina come vestiranno bene la finestra, copriranno tutta la parete, sono tre tendoni color ecrù con fettucce e bottoni. L’appuntamento è importante: se tutto andrà bene piazzerà un server e due dozzine di computer e il software di rete e l’installazione. Un affare fin troppo grosso per loro, il suo socio trema all’idea. Dovremo indebitarci, e se non pagano?

Leggi tutto: Le tende

Ho raggruppato alcuni post che parlano di questa raccolta di racconti erotici che è stata prodotta e pubblicata da un piccolo gruppo di amici frequentatori del newsgroup it.sesso.racconti, alla quale ho collaborato con grande impegno sia nella fase organizzativa della preparazione, editing e pubblicazione del materiale, sia nella promozione del libro.
Dai messaggi e soprattutto dai commenti a questi post si può notare come le intenzioni dell'operazione siano state fraintese e, probabilmente anche a causa del generere letterario, gli scrittori partecipanti siano stati accusati dei delitti più nefasti e abietti. Ma cosa è successo, di preciso? Nei primi giorni l'iniziativa ha prodotto molte condivisioni nei blog amici ma la popolarità raggiunta in brevissimo tempo si è trasformata in un'ondata di odio da parte di alcuni membri della comunità di Libero che hanno coperto di insulti il mio blog e soprattutto i blog dei sostenitori del progetto. Non è piaciuto che i diritti d'autore fossero stati interamente devoluti a Medici senza frontiere, a prescindere dal fatto che nell'immediato mi sia spiegata per mail e per telefono in modo cordiale e tranquillo con i dirigenti della comunicazione dell'organizzazione umanitaria: non sono stati certo loro a incitare all'odio, ci tengo a sottolinearlo ancora, dopo tanto tempo.
Dieci anni fa non ero abituata a questi personaggi che si mobilitano e si danno il passaparola per andare in branco a porgere insulti gratuiti a qualcuno che nemmeno conoscono e sono rimasta malissimo, ho dovuto chiudere i commenti al blog per qualche tempo per lasciar depositare quel polverone e mi sono anche scusata, come se fosse stata colpa mia. Si vede che la natura dell'uomo è sempre la stessa e trova il modo di esprimersi con gli strumenti che ha a disposizione.

La tempesta è durata solo una settimana, ma ha lasciato segni profondi.

(edit 19 agosto 2017)

Leggi tutto: Ritorna ancora e prendimi

 

fabulaTanti anni fa, ma veramente tanti, partecipavo a una mailing list dove si discuteva di libri e letteratura a latere del sito Fabula.it - che purtroppo non esiste più ma ha contribuito a formare alcune persone che stimo, operatori dell'editoria, scrittori, autori, giornalisti e traduttori, intellettuali e perdigiorno che ho la fortuna di annoverare ancora tra i miei amici di facebook (edit agosto 2017)
Per me è stata un'esperienza straordinaria e sotto certi aspetti mi ha cambiato la vita: non sarei quella che sono oggi, qualsiasi cosa adesso io sia.

Ho pensato di ripubblicare qualche mio antico contributo: discussioni o recensioni, a partire da questo del 24 marzo 1998:

Mafe, a me che lamentavo l'assenza di Carver dalla lista:

> ehi, io ne ho parlato, e' uno dei miei autori preferiti!!

Leggi tutto: Su Carver

 

paellinaPrendi una cipolla e tagliala a pezzetti piccoli, poi buttala in una padella grande, ma molto grande, insieme a un bel po' d'olio e a una foglia di alloro.
Accendi e falla imbiondire intanto che tagli un pepeorone rosso e poi butta dentro anche quello. Falli andare piano e se non sai cosa fare taglia a striscioline un tot di maiale, per esempio quattro etti di fettine. Prendi mezzo metro di salsiccia e spremila fuori dalla pelle. Butta tutto dentro, maiale e salsiccia. Se il tuo gatto viene a mendicare dagliene un pezzettino, ma solo se se ti guarda mentre ti versi un goccio di bianco freddo come aperitivo. C'e' un petto di pollo che vorrebbe partecipare alla festa: non dargli un dispiacere, taglialo a pezzetti e mandalo a rosolare. A questo punto ci vorrebbero i piselli, ne avevo mezzo sacchetto nel freezer e ce li ho messi. Tieni il fuoco basso e copri, vai a vedere cosa stanno facendo i ragazzi in sala: ci siamo tutti? Montate il tavolo che butto il riso. Sette etti per nove quanto fa? Buttaci il vino bianco, buttaci la salsa di pomodoro e poi il brodo, ma poco alla volta lo sai come si fa. Lo zafferano quando è quasi pronto, assaggia il sale se manca aggiungilo.

Leggi tutto: La paella con le gobbe

Ho aspettato trepidante la diagnosi: all'inizio sono stati confusi, reticenti: non capivo o non si volevano spiegare con me. Fanno sempre così.
Ho dovuto mandarci il mio ex e a lui hanno detto tutto: condannata.
Ho pensato a tutti i momenti passati insieme. Alle avventure e alle disavventure.
A come spesso l'avevo trascurata e lei, invece, mi era stata sempre fedele, non mi aveva mai abbandonata. Mi aveva sempre riportata a casa anche nelle situazioni più difficili. Mi aveva protetta. Mi aveva riscaldata quando ne avevo avuto bisogno.
E mi aveva concesso tutta la libertà che una persona può desiderare.

Leggi tutto: Era bianca

 

La metropolitana milanese è molto bella e colorata, ha tutte le linee gialle, rosse, verdi. Ha anche molti nomi buffi come Molino Dorino, Cascina Gobba, Abbiategrasso, Garibaldi FS che sempre ci scherzavamo e dicevamo che avevano sbagliato, dovevano scrivere Garibaldi FF e tra parentesi a una gamba. Invece Cadorna è FN, lo sanno loro il perchè.
A Molino Dorino non ci sono mai stata ma è così lontano che forse nessuno c’è stato, dev’essere un posto deserto.

Leggi tutto: Molino Dorino

Un testo per il laboratorio di Laura Lepri, l'esercizio riguardava il punto di vista, che doveva essere del genere opposto al proprio, dunque nel mio caso si trattava di scrivere al maschile. Poi io ci ho messo dell'altro, come spesso succede.

edit agosto 2017

Il cielo era giallo, dall'orizzonte alla linea netta del fronte freddo nuvole nere si pressavano compatte. Il vento contrario alla marea discendente arruffava le onde che con piccoli guizzi argentei increspavano appena il mare grigio. Michele si fermò all'inizio della spiaggia sassosa a guardare Cowes e il canale, annusando l'aria. Poi si volse verso la Victory e carezzandone la prua lucida come un pianoforte da concerto girò intorno allo scafo dalla parte dove era appoggiata la scala.

Salendo in coperta aveva annuito, come ogni volta del resto, al pensiero che la carena era la parte meglio riuscita di tutto il lavoro. Quando aveva rilevato il ketch - o quello che ne restava - nemmeno lui aveva previsto un risultato così soddisfacente. Le barche in legno non muoiono mai, gli aveva detto il vecchio guardiano del cantiere, l'unico che non aveva scosso la testa davanti a quel rottame mezzo sfasciato. Anche se, in verità, della barca originale era rimasto ben poco: aveva sostituito metà delle ordinate, il dritto di prua e quasi tutti i corsi del fasciame. Aveva aggiunto delle paratie interne per irrigidire lo scafo e le cabine erano state ridisegnate con criteri più moderni. Aveva fatto tutto da solo, unendo il tempo alla pazienza di chi vede lontano.
Il piano di coperta, l'attrezzatura e gli alberi nuovi erano stati la spesa viva più consistente che aveva dovuto affrontare. Anche se stonavano un po' con le linee d'acqua così classiche della Victory lui non se ne dava troppo pensiero: sapeva che con la barca in acqua non si sarebbe notato.

Leggi tutto: La Traversata

il Sole 24 ore, 4/12/2006

Con un colpo di mano la Donna Camèl si è aggiudicata l'asta del Legalefancazzista al prezzo di 1 lira + 1 euro.
La notizia è rimbalzata creando scompiglio su tutte le piazze di Digiland.
Sarà toro o orso? E soprattutto, sarà una buona asta?

Dopo il rilascio della nota di agenzia i mercati sono piuttosto nervosi e vanno su e giù ma il flop è sempre in agguato e l'instabilità delle quotazioni fa temere un crollo in borsa a causa della paura di una flessione da parte degli operatori finanziari.

 

Leggi tutto: La Donna Camèl si è aggiudicata l'asta!

Apparso per la prima volta su it.arti.scrivere il 10 marzo 2002, la sfida era: riuscirò a scrivere un diario adolescenziale in modo orginale e straniante?
Tu che ne dici, nuovo lettore che passi di qui senza lasciare un segno?

Edit agosto 2017


Quando lo vidi per la prima volta eravamo al cinema, e devo ammettere che mi lasciò abbastanza sbalordita, non tanto perché non avessi previsto di imbattermi in lui: anche se non era continuamente nei miei pensieri sapevo che prima o poi sarebbe successo. Il fatto è che ero una ragazzina ignara e me lo immaginavo del tutto diverso: non mi aspettavo il pelo. Certo, a posteriori posso considerare che si trattò di vera e propria ignoranza: avevo ben quindici anni e sarebbe bastata una semplice comparazione di reciprocità per intuire l'evidente. Ma, come dicevo, non ci avevo mai pensato e i miei modelli di riferimento si basavano su osservazioni sperimentali piuttosto datate, per questo, ora lo so, completamente inattendibili.

Leggi tutto: Lui e me

La prima edizione di questo raccontino è stata scritta per l'EDS bugie nel gruppo it.arti.scrivere: i primi giorni di ottobre dell'anno duemila nasceva il "confessore", un sistema che avevo ideato per rendere anonimi i racconti, almeno temporaneamente, incoraggiando i commenti spassionati a prescindere dalla reputazione degli scrittori. Questo esercizio di scrittura doveva dunque - per me - sottostare a due regole: attenersi al tema dato, "bugie" e mimetizzarsi in modo da non far capire subito che l'autore ero io.

Edit 6 agosto 2017

 

Lasciami giu' qui
E' la solita prudenza
Loro senza me, hai detto
E' un problema di coscienza.
Certo che lo so, certo che lo so
Non ti preoccupare
Tanto avro' da lavorare...

 

"Si', sono d'accordo, e' cosi' anche per me". Annuiva e guardava le foglie fradice incollate alla strada tra le pozzanghere iridescenti.
"Lo sapevamo che non sarebbe stato per sempre, ti ricordi?"
"Certo che mi ricordo. Te l'ho detto, anch'io sono un po' stanco. Va bene anche a me."
Erano arrivati senza accorgersene in fondo alla via, e un grande prato incolto si stendeva davanti a loro. La pioggia aveva lasciato l'aria trasparente e la riga di nuvole nere si stava allontanando. Il fango pero' era ancora fresco, lo sentivano viscido sotto le scarpe.
Si erano fermati e si fronteggiavano indecisi se tornare indietro o costeggiare il prato lungo il sentiero.
"Devi andare?"
"No, sarei libera ancora per un po'. Se devi andare tu, pero'..."
"No, no, io resterei volentieri. Non fa freddo."
"Si', si sta ancora bene."
Stava per darle la mano, poi invece lascio' stare e la mise in tasca, sentendosi goffo.
"Camminiamo ancora un po', ti va?" disse lei prendendolo a braccetto, "Posso appoggiarmi? Ho paura di scivolare."
Le strinse un attimo il braccio, e poi camminarono piano lungo il prato umido.
Le rondini gridavano tracciando rotte irregolari nel cielo chiaro.

Commenti al Post: Va tutto bene

Ho riportato qui le puntate tutte insieme ma nel blog originale erano state pubblicate un po' alla volta, come un vero e avventuroso romanzo d'appendice, e di conseguenza i commenti. La storia è semivera e a sua volta era stata scritta ancora prima, per un'altra occasione, ma del resto le vicende narrate affondano le radici nel tempo.

(Editato il 31 luglio 2017)

 


Capitolo primo: Siam pronti a partir

Ho tirato fuori l'album del Sahara per rinfrescarmi la memoria. E' un grande quaderno ad anelli con i fogli in cartoncino bianco e vicino alle foto ci sono le mie annotazioni: date, nomi, luoghi (scordatevelo! :P).

Così posso ricordare che siamo partiti da Milano il 20 luglio del 1978, mica male: ci potrei scrivere un romanzo storico.

Ma, già che ci siamo, sarebbe meglio andare indietro ancora di qualche mese, fino alla primavera di quell'anno, quella sera a casa di J&B (che sembra una marca di whisky ma giuro che non è così).
Erano gli unici della compagnia già sposati, così la loro casa diventava per forza un centro gravitazionale, un posto dove andare invece del bar.

Eccoci tutti quanti inginocchiati o seduti per terra intorno alla carta ben spianata, e B che spiegava l'itinerario, minimizzava i problemi, decideva le tappe. Lui c'era già stato: Tunisia, Algeria e Marocco, aveva solo diciassette anni, uno zaino e il portafoglio bello pieno. Qualunque cosa si volesse fare, B l'aveva già fatta, come se avesse vissuto un'altra vita, prima, e aveva solo un paio d'anni più di noi.

M annuiva entusiasta, io domandavo che ci andavamo a fare nel deserto in agosto, o comunque nel deserto: a me piaceva il mare. Niente, mi fu promesso che prima e dopo ci saremmo fermati anche al mare: allora accettai - perplessa.

Ma non volevamo partire come degli sprovveduti: ci saremmo preparati a dovere. B aveva un vecchio furgone, ci avrebbe messo dei mobili e l'avrebbe trasformato in un camper. Noi? Be', avevamo la cinquecento di M e la tenda canadese.
Ah no, io non ci dormo in tenda, chissà che bestiacce strisciano da quelle parti: serpenti, scorpioni, scarafaggi immondi… E va bene, allora facciamo l'air-camping.
E cosi' fu fatto.

 

la donna camel va nel sahara

 

Leggi La vera storia della Donna Camèl

aeroplano ultraleggeroIl titolo orignale era "Volo da sola" e si tratta di un esercizio: un compito per il laboratorio di scrittura condotto da Laura Lepri che avevo frequentato verso la fine del secolo scorso. L'indicazione era di rifare "Prendere il largo" ma con il punto di vista interno, possibilmente in prima persona. Dalla vela al volo, così ho fatto.

Edit 6 agosto 2017

Lo so. Sono un'incosciente. Non sono sicura di essere pronta eppure sono qui. Ma se non ci provo non saprò mai se è questo il momento.
Arrivo al capannone nel primo pomeriggio. Ho sparso accorte bugie per garantirmi qualche ora di irreperibilità.
Il signor Pietrone mi aiuta ad agganciare il carrello alla macchina, ma solo quando sono sul viale, prima di aprirmi il cancello, mi chiede:
-E il marito?
-Mi raggiungerà al campetto...- mento, guardando al di sopra della sua spalla.
Guido con prudenza esagerata, attenta a ogni piccola buca, per i cinquecento metri che mi separano dal nostro prato.
Prima di tutto la manica a vento. Pianto il paletto e la stoffa bianca e rossa pende molle, rassicurante.
Poi scarico l'aereo dal carrello e apro i montanti delle ali. Senza fretta e senza pensare a niente le mie mani ruotano tubi, avvitano bulloni, infilano stoffa, controllano dadi. Una sequenza di operazioni automatiche che potrei svolgere a occhi chiusi.
Manca solo la miscela e ho finito.

Leggi tutto: Ma quando imparerai, quando?

foobarLe fake sono creaturine decorative di grande impatto scenico, animano le vostre feste e vi fanno compagnia nei giorni di pioggia.
Sebbene siano selvatiche si possono abituare con una certa pazienza anche allo stato di cattività, a patto di non fare scenderei il loro tasso sotto i livelli minimi raccomandati.
Mangiano poco o niente e sanno provvedere in autonomia alla pulizia personale, mentre per abituarle alla sistemazione della tana occorre un breve addestramento con il giornale arrotolato.

Leggi lo storico dei commenti a: Adotta una coppia di fake a distanza!

LdC: adesso spero solo di riuscire a orientarmi nell'universo mondo con le nuove coordinate bussola
Sc: ma certo
LdC: mi sento come una bussola vicino alle miniere di ferro dell'isola d'elba
Sc: bella metafora. a chi l'hai fregata?
LdC: l'ho inventata adesso. giuro
Sc: be'. da farci almeno un post
LdC: eccolo

Leggi lo storico dei commenti a: Sbussolata

La barca bianca e celeste si stacca dal molo. Scivola veloce e sicura sull'acqua calma. Intorno a me l'assolata inoperosità della domenica pomeriggio. Windsurf stesi sulla riva. Tre signore in costume chiacchierano sullo scivolo di cemento, con i piedi in acqua. I soliti sfaccendati, appoggiati al parapetto, guardano le barche uscire o rientrare. Criticano le manovre lanciandosi l'un l'altro sguardi di intesa e indossano l'aria di chi avrebbe saputo fare molto meglio. La brezza leggera accarezza la mia pelle abbronzata troppo in fretta, ma è un refrigerio ingannevole.

-Mamma, vorrei sistemare un po' la mia camera.
Non ero sicura di aver capito bene. Riordinare "spontaneamente" quella specie di retrobottega di rigattiere che per abitudine continuavamo a chiamare camera di M.?

Arrivata all'altezza del frangiflutti la piccola randa passa e la barca bianca e celeste accosta a sinistra. La manovra ha solo una lieve incertezza, poi riprende la sua rotta. Non lontano un uomo con la muta e le bombole sta per immergersi. Siede sul bordo di un gommone dando le spalle all'acqua. Tenendo una mano sulla maschera si rovescia all'indietro e sparisce tra gli spruzzi.

Guardavo la fila di scatoloni allineati in corridoio. Bambole, peluche, mobili in miniatura. E poi piattini, pentoline, una cucinetta completa, perfino il cavallo a dondolo.
-M., ma sei sicura di voler dare via tutta questa roba?
Mia figlia mi sorrideva bonariamente, con la pazienza di quello che spiega a chi non vuol capire:
-Ne ho tenute quattro, le mie preferite. Per ricordo. È tanto che non ci gioco più. Il cavallo lo passo a F.

Leggi tutto: Prendere il largo

L'algoritmo del paté è una metafora: per forza: il paté è un'arte, non una scienza esatta. Impossibile riprodurre il rapporto stechiometrico degli elementi, nemmeno con la bilancia atomica. Nemmeno controllando temperatura-pressione-umidità relativa. La materia culinaria proviene dalla vita, proprio come la materia narrativa. Una vita un po' meno consapevole, quella delle galline che generosamente hanno donato il proprio fegato per il compimento della sublime miscela. Ma non è detto...
Il risultato è sempre maggiore della somma delle sue parti, ma l'ingrediente fondamentale è l'amore. L'amore che bisogna mettere in tutte le cose, per la migliore riuscita, se no la maionese impazzisce, la torta non lievita, il racconto non convince.

Leggi tutto: L'algoritmo del paté

Piove e tira vento. Mi tocca uscire, cerco nel mucchio di ombrelli spiegazzati il meno rotto e mi avventuro nella bufera. Ho preso quello a spicchi colorati.
Ha solo una stecca spezzata, e il moncherino mi pende sulla testa. E' un peccato perche' e' un bell'ombrello allegro, piu' lungo e piu' grande del normale, ripara bene la pioggia e non si perde quando viene infilato in quei portaombrelli affollati, si nota subito il suo bel manico di plastica verde che li sovrasta tutti, gli altri ombrelli di lunghezza banale. E' un peccato che non possa farlo riparare. L'ombrellaio e' una razza estinta, proprio come il muleta e lo strasce': oggi non val piu' la pena di riparare niente: la roba vecchia, ma anche solo imperfetta, si sostituisce con quella nuova.

Leggi tutto: Piove e tira vento

Un EDS di it.arti.scrivere sul tema FIAT promosso da quello che oggi chiamiamo Dario ma a febbraio 2003 era per tutti Lubna. Io l'ho risolto facendo la cover di una fiaba della mia tradizione familiare che si intitolava Naso Marcio che anche Italo Calvino cita nella sua raccolta Fiabe Italiane. Il titolo originale era La Chiave

edit agosto 2017

C'era una volta un contabile prepensionato che aveva tre figlie da marito.
La prima si chiamava Morella, era alta e aveva grandi fianchi. Faceva la contabile, come il babbo.
La seconda si chiamava Ginestra, era pallida e magra, faceva la telefonista in un call center.
La terza era bionda e delicata, si chiamava Miele e faceva l'apprendista.
Una sera il contabile prepensionato ando' al bar sport, davano la partita della sua squadra del cuore su tele+.

Stava commentando ad alta voce la virtu' della moglie, della figlia, della mamma e dell'oculista dell'arbitro che aveva appena concesso un rigore assolutamente opinabile alla squadra avversaria, quando un uomo alto con un cappotto nero allontano' una delle seggiole di pertinenza del suo tavolino: "Permette?"

Il contabile sollevo' la testa lasciando a mezzo l'ultima considerazione sull'onesta' delle cugine di terzo grado del gia' citato individuo in calzoncini corti: era un tipo burbero e gli piaceva guardare la partita da solo, ma due pupille d'ossidiana lo trapassarono da parte a parte, mandandolo nudo dal fuoco al freddo e dal freddo al fuoco come una sauna norvegese. Boccheggio', ammicco', scrollo' la testa e preso un gran respiro d'interpunzione fini' la sua litania imprecativa con un: "Prego, e' libera."
Dopo alcuni cognacchini, due goal, un'espulsione e parecchi ulteriori svarioni arbitrali erano amici di sangue.

L'uomo in nero divento' assiduo frequentatore del bar, prima, e della casa del contabile, poi.

La sera del ventesimo compleanno di Morella suono' alla porta con un pacchetto di paste nella destra e un astuccio di velluto blu contenente un anello con zircone e coppia di zaffiri nella tasca sinistra del cappotto nero. La dichiarazione fu fatta tra la frutta e il dolce e il fidanzamento consumato dopo cena.

Sul treno che riportava la coppietta dal viaggio di nozze l'uomo in nero estrasse dal taschino una chiave, meta' di plastica e meta' di ferro. La mostro' alla sua bella: "Sai cos'e' questa?"

Leggi tutto: Fiat 124

Questo era un eds di it.arti.scrivere promosso da Fabrizio Patriarca, un giovanotto che successivamente ha pubblicato anche qualche libro. Aveva cominciato la serie descrivendo vari tipi di fidanzata, altre han continuato parlando male dei fidanzati, io ho fatto la mia parte con questo e qualcuno, a seguire, ha detto tutto sui mariti delle altre...

Il marito (Maritus coniugalis coniugatus) discende direttamente dalle scimmie senza passare per Lucy, e questo lo può facilmente postulare qualsiasi moglie guardandone uno alla mattina presto prima del caffè.

Esistono due specie distinte di mariti: i mariti propri (Maritus coniugatus) e i mariti delle altre (Maritus efficientissimus), di cui si hanno notizie solo per sentito dire o per averli visti al supermercato guidare carrelli stracolmi con amorevole premura. In questa trattazione mi occuperò principalmente dei mariti propri, di cui posso produrre documentazione certa e ampia letteratura.

Leggi tutto: Il marito

Esco in terrazzo. Non sono propriamente irritata. C'e' in fondo in fondo una piccola malinconia latente, che non so ne' voglio definire. Paturnie.
Guardare le mie foglie fumando una sigaretta, ecco quello che ci vuole.
Ci sarebbe da piantare l'ortensia nuova, che ho comprato ieri al lago. E' gia' fiorita, pompata di concimi chimici e calore di serra. Azzurro chiaro tendente al bianco. Ci scommetto che poi diventera' rosa, come le altre. Non riesco mai ad avere ortensie del preciso colore che vorrei. Non importa, va bene anche cosi'.
No, non adesso. Sono vestita da ufficio, e non ho voglia di andare a prendere i guanti. Daro' solo un'occhiata in giro. Magari tolgo qualche rametto secco. O strappo le erbacce, per fare posto alla nuova venuta.
I mughetti sono tutti aperti, ci immergo il naso e respiro. Funzionano ancora, funzionano sempre, ogni anno rinascono, e io non devo far altro che stare a guardare, incredula. Sono gli stessi che annusavo da bambina sul balcone di mia nonna. Lo stesso vaso, una zolla compatta piena di bulbi. I mughetti di mia nonna funzionano ancora, e hanno piu' di vent'anni, forse trenta.
L'ortensia pero' e' un po' moscia, se non la trapianto dovrei bagnarla, ma se l'annaffio poi faro' piu' fatica a staccare la zolla dal vaso.
No, magari piu' tardi. Non basta fare il buco con la paletta, devo anche sradicare quella mezza morta che c'era prima. Provo a tirare il cespuglio, ma e' saldo, non vuole. Tolgo fili d'erba verde pallido e altri teneri arboscelli indesiderati, che sono qui per soffocare la mia ortensia, per rubarle spazio, acqua e nutrimento. Cavo via la terra con la paletta, tento di circoscrivere la zolla. Resiste caparbia.
Hai capito male, non e' ancora nata la radice che puo' farmi desistere.
Infilo le mani sotto la base e cerco di strappare le diramazioni piu' fini. Appoggio un piede sulla vasca e tiro con tutto il peso, facendo leva, ma solo un rametto si spezza, e per il contraccolpo cado all'indietro, in mezzo alla terra schizzata.
E no eh, cosi' non vale.

Leggi tutto: L'ortensia

mammaMamma tu vieni di qui solo per mangiare mamma mi fai i grattini mamma guardiamo zelig vieni mamma e' gia' cominciato mamma stai con me solo per fare i compiti mamma mi compri la cartuccia del pochemon oro mamma se mi dai diecimila glie li faccio fare io i compiti se mi dai cinquemila li faccio da solo mamma stai un po' con me posso andare a casa di andrea posso alzarmi mamma posso invitare veronica non ci voglio venire a domaso mamma andiamo a domaso mi compri le pile per il gameboy mamma perche' fumi mamma non fumare che ti fa male mamma vieni a vedere la tele con noi mamma cosa si mangia stasera mi dai un po' d'aranciata mamma ho fame mamma sono finiti i fazzoletti di carta
mamma mi porti ai giardini mamma giochi con me?

La prima, quella che non si scorda mai, era una cinquecento blu col tettuccio apribile. La guidavo da sola e non avevo ancora la patente. Andavo di nascosto a trovare il mio fidanzato: punta e tacco, scalavo le marce con la doppietta, e raccoglievo autostoppiste su strade tortuose di montagna.
Non aveva sedili ribaltabili, ma un comodo divanetto per due, dietro.
Aveva il sapore della liberta'.

Leggi tutto: Il tempo delle macchine

Questo EDS viene da it.arti.scrivere ma non mi ricordo la data, fai conto che la prima edizione si sia persa nella notte dei tempi a cavallo tra il secolo scorso e quello corrente. Il tema chiedeva un racconto con un po' di erotismo - il mio svolgimento è stato piuttosto inadempiente, va detto.

edit agosto 2017

Perche' quando suoni la chitarra guardi solo me?
Mi sorridi, la testa piegata da un lato, e io sento, e seguo, solo la tua voce in mezzo al coro sgangherato.
Che significa quella fossetta che ti compare all'angolo della bocca quando canti che hai due anime e un sesso
e di ramo duro il cuore? Quella fossetta mi punge come un ago sottile e il pizzichino mi scende giu' in fondo. Senza volerlo mi manca la voce.
Che sciocca. Che c'entra?
Perche' quando canti, e suoni, anche se gli altri urlano e il fuoco si spegne la tua voce e' bassa e calda.
Io la sento, e mi smuove un po' dentro. Che cosa non so bene, pero' mi tenta. Eccome.
Le tue mani sfiorano la pancia della chitarra. Se le guardo mi confondo, e perdo il tempo.
Cosi' resto incollata ai tuoi occhi, il respiro appeso al tuo respiro e le parole che credevo di non sapere escono da sole, abbracciate alle tue, fuse e accordate come un tasto solo.
Ma lo vedo solo io quel riflesso che ti fa baluginare gli occhi quando canti cara amica il tempo prende il tempo dà? Quel bagliore mi abbronza, anzi mi scotta. E la fronte mi bolle. Devo cambiare posizione, stringere le gambe tra le braccia, e la voce mi diventa un filo sottile. Sara' Guccini, o sei tu, quest'effetto strano e piacevole di calore che mi fa rabbrividire?

Leggi tutto: Quando suoni la chitarra

 

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