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Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla el

Il blog della Donna Camèl è nato alla fine dell'estate del 2006, poco dopo l'apice del massimo splendore ma molto prima del declino dei blog in quanto moda.
È stato sempre su una piattaforma gratuita che negli anni ha cambiato nome e proprietari: ci sono capitata per una serie di circostanze fortuite e perché tutti i miei amici erano già lì, poi loro sono andati via tutti e io sono rimasta, irriducibile, a parlare di scrittura creativa, a proporre esercizi e racconti. Ci ho pubblicato pure un romanzo a puntate, un momento impagabile di intimità con i miei lettori.
Infine mi sono decisa a traslocare anch'io, lo porto qui a casa mia, se non tutto tutto la maggior parte: l'archivio. Non so quanto ci metterò, son più di 1000 articoli e li sposto con cura uno a uno, ma ho pazienza e la voglia di lavorare non mi manca: comincio oggi che è un lunedì ed è il 24 luglio 2017.

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Scritturine

Cose che ho scritto io

  • La signorina Vitali era una Vitellona

    Oggi ho visto fare una cosa che erano anni che non mi capitava di vedere. Una ragazza in piedi sul tavolo posava, mentre qualcuno la disegnava.
    Avevo quattro o cinque anni quando mi è capitato di posare per una scultrice che doveva modellare con la creta un monumento funerario. La signorina Vitali era una vicina di casa, si vede che le era stata commissionata quella scultura originale dai genitori o dai parenti di una bambina morta, una bambina che aveva più o meno la mia età. Ogni tanto mi capita di sognare la tromba delle scale e i pianerottoli di quella casa, le vicine che mi invitavano a pranzo e mettevano cuscini da letto sulla sedia per farmi arrivare al piatto, le bambine morte che cadevano nel buco dell'ascensore.

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  • Sciacalli

    Qualche giorno fa ho dovuto chiamare il servizio di smaltimento rifiuti ingombranti del mio comune perché volevo buttare via alcuni mobili vecchi. Non ho più la macchina da qualche anno, abito in una zona molto ben servita dai mezzi pubblici, non ho bambini piccoli da scarrozzare alle feste o alle proficue attività extrascolastiche, i negozi e i supermercati sono a portata di sputo. Insomma, mi sono tolta una rogna: un bel po' di multe per divieto di sosta in meno, il lavaggio notturno della strada non mi fa più sussultare e poi interrogare nel cuore della notte, piena di dubbi su dove l'ho lasciata. Posso dormire innocente come una bambina buona.

    AMSA

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  • Per le chiavi di ricerca si raschia il fondo del barile

    Questo racconto è ancora molto attuale, infatti parla delle chiavi di ricerca, come se avessi potuto prevedere quanto questo argomento mi ecciti oggi che sto studiando per prendere il patentino. E pensare che quella volta nulla sapevo degli strumenti per misurare il valore delle chiavi, men che meno avevo idea che esistesse una densità o un intento di ricerca, essendomi del tutto oscuro il significato di acronimi tipo CPC o KD, quando la serp era soltanto l'ipotesi di una mezza biscia, l'altra metà perduta nel nulla di combinazioni strane e divertenti di termini usati per scrivere i miei testi. La cosa più strana che vi posso raccontare è il fatto che oggi il risultato zero è una cosa bella, mentre a quel tempo non l'avrei mai desiderato per me e per i miei amici. Edit 8 ottobre 2017, la foto di Venezia non c'entra ma l'ho promessa alla Annamaria che mi legge.

    Per le chiavi di ricerca si raschia il fondo del barile

    Il vecchio proverbio mi è tornato in mente questa mattina, quando ho pensato di dare un'occhiata alle chiavi di ricerca, era un po' che non le controllavo.

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  • Giocare a bridge col sistema naturale

    La licitazione è appena finita, mio nonno e il suo giovane compagno, tal Danilo Milella(*) che non ho mai conosciuto, si sono aggiudicati il contratto con briscola a cuori, la prima carta è stata giocata da tre giocatori e mio zio Mario sta calando la sua in questo momento preciso di chissà quanti anni fa, forse settanta o forse ancora di più.

    giocare a bridge col sistema naturale

    Siamo nella cucina di mia nonna, riconosco il fornello con dietro il quadretto di piastrelle e so che nell’angolo alla sua sinistra si trova il lavandino di graniglia con i piatti lavati appoggiati sullo scolatoio.

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  • Limonare a Venezia

    La mia migliore amica mi scriveva lunghissime lettere da Venezia proprio mentre c'era il festival del cinema al Lido e gli attori famosi e le attrici andavano in giro in mezzo alla gente e si poteva chiedergli l'autografo.

    limonare a venezia controluce

    Ho cambiato la foto perché ne ho trovata una più bella, anzi ne ho trovate tre e mi toccherà scrivere apposta altri racconti ambientati a Venezia per poterle usare - edit 3 ottobre 2017

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  • Tutti i miei robot

    Ti ricordi il robottino pulitore di cui avevo parlato qui? Bè, il mio desiderio sta per avverarsi! Ho finalmente raggiunto i cinquemilacinquecento punti fragola necessari per averlo in regalo dall'esselunga, pagando in soprappiù solo il modico contributo di centosessanta euri che comunque è meno della metà del suo prezzo sul mercato, l'ho ordinato ieri e mi hanno detto che in tre giorni sarà mio.

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  • Pedalare: grandi imprese ciclissiche

    Ho messo insieme tre post prendendo il testo da uno, la foto da un secondo e la didascalia da un terzo: sono stati scritti nel giro di pochi giorni, va bene lo stesso. edit 16 settembre 2017

    Stamattina dopo tanto tempo ho preso su la bici e sono andata a farmi un giro. Vediamo se hanno tolto l'interruzione alla pista ciclabile della Martesana. Pian pianino, che non sono più abituata, sono andata a controllare e sì, evviva, si può passare sotto i ponti della ferrovia, finalmente.
    A quell'ora, le nove e mezza, la pista era quasi tutta all'ombra, poca gente in giro, una meraviglia. Sono arrivata abbastanza presto allo slargo dove c'è una specie di anfiteatro in muratura, c'ero stata solo un paio di volte ma a piedi e non ero andata mai oltre. Chissà cosa c'è dopo. Avanti miei prodi, andiamo all'esplorazione.

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  • La montagna non mi è mai piaciuta

    Questo è un post di novembre 2016, siccome qui la padrona sono io e mi serviva averlo presto qui perché è il prequel di una storia che si svolge in montagna, ho deciso di portarlo subito invece che aspettare il suo turno. Edit 10 settembre 2017

    La montagna non mi è mai piaciuta e ho smesso di andarci non appena mi è stato possibile, comunque non prima che si completasse la metà della vita che ho vissuto fino a oggi, quindi ci sono andata un bel po’ di volte.
    Ci ho pensato parecchio in questi giorni perché ho letto Le otto montagne, di Paolo Cognetti e ti consiglio di farlo anche tu non appena ti è possibile perché è un libro bellissimo, ma di questo ti parlerò domani.

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  • Papà, la metto all'ombra?

    Andavamo in montagna anche d’estate e il posto era sempre il passo dell’Aprica, avevamo affittato una casa per tutto l’anno, era grande e bella, proprio in centro al paese e no, non era quella di Corvi Battista detto il mort di cui ho già parlato in un altro post che ho portato di qua apposta, questa era la casa del medico condotto. Era una palazzina di tre piani con tanti appartamenti, aveva i caloriferi e i doppi vetri, un giardino tutto intorno e un prato grande sul retro per giocare a pallone con le figlie del dottore che erano tre ma non si chiamavano come quelle della filastrocca. Il dottore aveva anche un maschio che aveva giusto giusto l’età di mio fratello e teneva alla juve, mio fratello no. Sai che non mi ricordo a che squadra tenesse mio fratello? Però non importa ai fini di questo episodio che ti voglio raccontare.

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  • Che tu sia per me l'ombrello

     

    che tu sia per me ombrelloNon c'entra con romanzo di Grossman ma si vede che questo titolo mi gira in testa da giorni e se ne ho voglia lo abuso, posso fare come mi pare tanto è un pretesto per parlare di ombrelli. Non è il primo pezzo che ci scrivo sopra ma stavolta voglio dire un'altra cosa. Va detto che oggi piove. Va detto anche che sto scrivendo in tram. Il due. Al solito. E' lentissimo, sta fermo per dei cinque minuti e io mi rumino questo testo, questa cosa che voglio scrivere sugli ombrelli ma non ho carta e matita, non ho nemmeno una biro e così scrivo sul telefonino, scrivo col T9 e ogni tanto ridacchio per le proposte sceme che mi fa. Apro una nuova nota che non mi fido, non vorrei che a un certo punto mi cancellasse tutto, come del resto mi succede sempre: penso una storia bellissima poi arrivo a casa e ho da fare, devo cucinare o lavorare, sistemare, non posso mai mettermi subito lì a trascriverla e me la dimentico, va sempre a finire così: eliminata, perduta per sempre o mai nata, oscuro collegamento tra sinapsi rimasto inedito. Allora scrivo questi appunti nelle note, non mando direttamente il post dal telefonino perché sui miei testi mi piace lavorarci, non è una comunicazione di servizio questa, è una cosa a cui tengo, come tutte quelle che scrivo, qui o altrove. Poi la ricopierò dentro una mail vuota, non nella videoscrittura, me l'ha insegnato Bartelio che a scrivere dentro una mail si riesce a starci più vicini alle cose e siccome lui è bravo a scrivere lo faccio anche io, tanto che mi costa? Mi costa il correttore ortografico di word ma non importa, la correggo io con più attenzione e pazienza.

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  • Scrivere, pedalare, scrivere di pedalare

    scrivere, pedalare, scrivere di pedalare

    Ho reimparato da poco la bicicletta. Le circostanze sono state fortuite o forse necessarie, non è questo di cui ti voglio parlare. Quello che volevo dirti è che c'era un amico che mi teneva metaforicamente il sellino e mi spingeva perché avevo paura. Mi piaceva da matti l'idea di andare in bici ma avevo paura, non l'avevo mai fatto prima, ero tenuta, bloccata, chi lo sa? Il primo giorno siamo andati in piazza duomo e poi sui navigli, una stancata pazzesca, quattro ore per fare due chilometri: ogni trenta metri ero ferma, se vedevo un pedone all'orizzonte, se c'era una briciolina sulla strada, se dovevo grattarmi il naso. Il mio amico andava avanti pianissimo e ogni tanto si voltava per vedere se arrivavo, tornava indietro a prendermi con una pazienza infinita, come fanno i gatti quando vogliono portarti da qualche parte, hai presente? Io sbanfavo e sudavo come se stessi facendo la milano sanremo ma ce la mettevo tutta, quel giorno. E alla sera ero tutta fiera di me, mi pareva di aver fatto una grande impresa, una cosa eroica, epica. Il giorno dopo il mio amico era venuto a prendermi di nuovo con la bici, e il giorno seguente ancora. Mi portava su marciapiedi stretti o dove passavano le macchine e io avevo male al culo e avevo paura. Se mi fermavo troppo spesso non mi aspettava, se scendevo dalla bici e la spingevo a mano per superare una difficoltà si spazientiva. Mi ripeteva che dovevo andare e andare se no non imparavo più, che lui non ci guadagnava niente a spingermi, se non lo volevo capire da sola era peggio per me.

    Mi faceva male il culo e lo odiavo.

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  • Le cose sono le cose è un titolo che mi piace

    Ne ho scritti un mazzetto, di questi pezzolini delle cose, mi divertivo a scriverli anche se son robe da poco. Li metto tutti insieme perchè non valgono un post uno a uno, ne faccio una saga. Poi mi piacciono i commenti di Camillo, c'è bisogno di qualcuno a cui importa quacheccosa, qualcuno che non ci guadagna a dir cose che non pensa eccetera: ne basta uno e non sarò più sola. Ah, non prendermi troppo alla lettera, è quasi sempre fiction. (Camillo dove sei? Mi manchi! edit 6 settembre 2017)

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  • Lotta globale totale

    lotta globale totale

    Di questa foto non mi ricordo nulla, eppure mi sembra significativa. C’è questo incrocio di sguardi, anzi direi un flipper di sguardi, mio fratello che guarda mia mamma, mia sorella che guarda mio fratello, io che li guardo guardarsi e sorrido come se sapessi. E poi questa disposizione asimmetrica che fa un angolo di quarantacinque gradi precisi, e quella densità morbida di grigi e quei neri, gli scamiciati, i capelli gonfi.
    Chi lo sa cosa ci aveva detto mio padre per farci sorridere così, son sicura che la foto l’aveva fatta lui, era un bravo fotografo, un appassionato e fino a un certo punto se le stampava anche da solo.

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  • Non c'è niente di eroico in tutto questo

    Trovo parcheggio in via Enrico Toti. Arrivo davanti al portone e tu non ci sei. L'ora è giusta, precisa. Controllo l'indirizzo sull'agenda. Ma comunque non serve, c'è una targa di ottone accanto all'entrata: studio notarile Garbelli. Accendo una sigaretta, guardo ancora l'orologio camminando su e giù. Quando sono dieci minuti ti chiamo. C'è traffico, stai arrivando. Difatti io son venuta in elicottero. Sei sempre uguale.

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  • Cose che succedono a chi è posseduto da un gatto

    uccellinoDisclaimer: le persone impressionabili si astengano dal cliccare la foto e soprattutto non leggano il testo: passate oltre che c’è tante belle notizie sui giornali non vale la pena di leggere il mio blog.

    Per gli altri, anzi per te solo che mi leggi come al solito, ti racconto una cosa che mi è successa oggi. Ero andata da mia mamma come ogni domenica pomeriggio ogni brava figlia dovrebbe fare, sono stata là poco che stava guardando la partita e fibrillava che nemmeno nelle puntate più raccapriccianti del dottor House, mi metteva un’ansia che non ti dico, le ho detto, mamma vado che non ti vorrei menare gramo. Difatti già nel tragitto per tornare che saranno duecento metri a piedi ho sentito le trombette che suonavano, ho subito pensato che l’Inter aveva fatto un gol, tanto per dire il determinismo magico. Ma questo non c’entra. Arrivo a casa e entro nel mio studio progettando di concedermi qualche minuto di relax – vale a dire cazzeggio su internet – e noto subito qualcosa di strano. Piume. Il pavimento era coperto di piumette grigie. Chiamo subito Strillo: sei stato tu? Non mi ha risposto, si è leccato una zampa e si è piazzato davanti alla porta per uscire.
    E’ primavera, lo so come vanno ‘ste cose, gli uccelli sono meno guardinghi e i gatti se ne approfittano. Anche l’altro ieri me ne ha portato uno, me l’ha messo sullo zerbino, è la natura. Non si può andare contro alla natura.
    Prendo l’aspirapolvere e comincio a aspirare piumette, sposto i mobili cercando lo spennacchiato. Il corpo del reato sembrava sparito, restavano solo le prove. Se non altro ho dato una pulita che ce n’era bisogno. Ho cercato anche in bagno e nell’altra stanzetta, ho guardato in corridoio, ho spostato perfino il portaombrelli. La finestra era aperta, forse ce l’ha fatta, è scappato, magari un po’ acciaccato ma s’è salvato. Nelle altre stanze non c’erano piume, quindi. Se non lo trovo, tra una settimana sentirò l’odore, ho pensato, e se no meglio così.
    Avevo ancora mezzo pomeriggio davanti e per cambiare un po’ ho fatto una cosa strana, che non è da me: ho acceso la tele e mi sono messa a stirare. Lo so, non ti stupire, si può cambiare se lo si vuole veramente, come la barzelletta della lampadina e degli psicanalisti. Del resto diluvia, qualcosa vorrà dire.

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  • Una rosa - life gardening per tutti

     una rosa

    Morta. Stecchita.
    Tutte le foglie secche, grigie.
    La mia rosa rosa. Non perché una rosa è una rosa, ma perché era rosa, non rosa dalle bestie parassite, era rosa come un romanzo di poca cosa, la mia rosa.
    Che peccato, mi dicevo mentre tagliavo col tronchese.
    Crac facevano i rami.
    Con i guanti affastellavo, mi dispiacevo.
    Non una gemma, non una fogliolina. Solo fronde secche e grigie.

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  • Diavolerie moderne: gioco a bowling nel salotto di casa

    Stasera ho giocato a bowling. Nel soggiorno di casa mia. Ho vinto, giuro.
    Nel pomeriggio abbiamo comprato un aggeggio che mia figlia desiderava da Natale, non si trovava, era esaurito in tutte le giocherie di Milano. Finalmente è arrivato.
    Si chiama Nintendo Wii, è come una piccola consolle che si attacca al televisore e fa la realtà virtuale. Che a dirlo ci si riempie la bocca, realtà virtuale. E' vero, è proprio vero, è incredibile ma vero. Maneggi una specie di telecomando, nel caso specifico fa le veci della palla, fai tutti i gesti che faresti sulla pista del bowling, solo che invece che mollare la palla rilasci un bottoncino, è molto istintivo, molto fisico, per essere virtuale. E la palla corre, prende la forza, la direzione, gli effetti, tutto quanto e plaf, butta giù i birilli che sembrano proprio veri. Mi scherzavano perchè nel gioco facevo saltare la palla tale e quale sulla pista vera, e strike!
    Se ci penso, dieci anni fa pressappoco mi immaginavo qualcosa di simile in un racconto, che poi non ho mai scritto perché mi sembrava inverosimile, impossibile, irrealizzabile.
    Mai mettere limiti alla fantasia.

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  • Play it again, Camèl

    Una mamma sta raccontando alla sua bambina la storia del labirinto e dei due antichi costruttori, prigionieri a loro volta dell'immensa trappola per volere del re.
    Cercano la fuga, i due ingegnosi, con le piume, la cera, le ali fissate sulle spalle: la pupetta sgrana gli occhioni, attenta.
    Eccoli che provano l'invenzione correndo giù da una collina, l'aria che accarezza il viso, guardano il mare dall'alto e Icaro urla dalla gioia: la bambina ride.
    "Icaro, Icaro, dove vai? Torna indietro! Non avvicinarti troppo al sole o la cera si scioglierà!" La bimba chiude gli occhi, se li tappa con le manine, sebbene non ci sia niente da vedere, solo le parole appena dette che si spengono sulle pareti della stanza.

    Avevo scritto questo pezzo a ottobre 2006 in un altro blog e ho voglia di scriverlo ancora perché non c'è peggior sordo di chi non vuol vedere.

    (questo lo dicevo nel 2007 e lo ripeto oggi, che è 30 agosto 2017)

     

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  • E non è neanche primavera

    Questo è giornalismo investigativo documentato e illustrato, come puoi vedere dalle prove fotografiche incluse edit 27 agosto 2017


    Tornando a casa dalla solita visita domenicale a mia madre mi sono trovata sotto ai piedi questa scritta, dalla foto non si vede ma è stata piazzata proprio davanti a un portone.

    scritte sul marciapiede 2007

    (Che poi avere in tasca un telefonino che fa le foto impigrisce pure la vena descrittiva, non ci credo che un’immagine vale più di mille parole, avrei potuto raccontarla invece di mostrala, ma non è questo che volevo dire)
    Quello che volevo dire invece è altro. Volevo dire della faccia che avrà fatto il ragazzo che abita in quel palazzo, perché qualcosa, la forma delle lettere, il cuoricino, la firma (qui non si vede ma era una K: Katia, Kitty, Katy?) mi suggerisce che la scritta sia stata spruzzata da una lei, forse nottetempo, con un paio di amiche a fare da palo, trepide e sorridenti. Giovani, me li figuro tutti giovanissimi, che questo tipo di espressione non si addice agli adulti, dai quali ci si aspetta discrezione e sobrietà, signora mia, mica si può spalmare sull’asfalto una dichiarazione d’amore, un po’ di riserbo, che diamine, poi la gente chiacchiera.
    Che avrà fatto sto ragazzetto, rotolato fuori di mattina presto con gli occhi ancora cisposi di sonno e lo zaino di scuola in spalla? Avrà inchiodato la sua corsa, sarà tornato indietro, avrà scosso la testa sorridendo, avrà pensato ma tu sei fuori, sarà stato lusingato, infastidito, imbarazzato? Si sarà guardato intorno per vedere

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  • La freccia nera

    la freccia nera loretta goggi a cavalloQuesto raccontino parte da un errore, infatti l'attore del telefilm la Freccia nera non era Roberto Chevalier e ci sarebbe voluto poco per controllare su internet la corrispondenza delle cose. Ma quella volta forse mi importava di più la spontaneità della narrazione piuttosto che la precisione dei fatti, si vede che per qualche motivo volevo collegare due situazioni che, in effetti, non potevano essere collegate. Adesso non rilascerei più un testo senza essermi documentata della correttezza di ogni citazione e lo raccomando sempre nei miei corsi. È importante anche nella scrittura creativa, perché un riferimento errato butta subito giù la sospensione dell'incredulità, quel patto che si instaura con il lettore che accetta di credere a ciò che sta leggendo, anche solo per la durata della lettura, e questo aumenta l'immersione nel testo e il piacere che se ne ricava. Questo è valido a maggior ragione in un testo non-fiction: che autorevolezza può avere un articolo di attualità, una trattazione tecnica o filosofica in cui sono citati riferimenti sbagliati? Bisogna essere consapevoli che i nostri testi potrebbero essere sottoposti a un pignolo fact- checking: non vogliamo mica fare la figura dei bugiardi, no?
    Con l'occasione faccio ammenda dell'errore: nessuno è perfetto ;-)

    Edit 28 agosto 2017

    Ti ricordi la Freccia nera? Non il libro di Stevenson che comunque era bellissimo e l’avevo letto e sognato quando ero proprio piccola, dico il telefilm in bianco e nero con Loretta Goggi vestita da maschio e Roberto Chevalier anche lui vestito da maschio, ovviamente. Lo trasmettevano a puntate la sera e per vederlo ogni volta erano scenate perché cominciava dopo Carosello e le regole di casa mi volevano a letto, ma io insistevo insistevo e insistevo e di solito ce la facevo.

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