testata camel

Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla el

Il blog della Donna Camèl è nato alla fine dell'estate del 2006, poco dopo l'apice del massimo splendore ma molto prima del declino dei blog in quanto moda.
È stato sempre su una piattaforma gratuita che negli anni ha cambiato nome e proprietari: ci sono capitata per una serie di circostanze fortuite e perché tutti i miei amici erano già lì, poi loro sono andati via tutti e io sono rimasta, irriducibile, a parlare di scrittura creativa, a proporre esercizi e racconti. Ci ho pubblicato pure un romanzo a puntate, un momento impagabile di intimità con i miei lettori.
Infine mi sono decisa a traslocare anch'io, lo porto qui a casa mia, se non tutto tutto la maggior parte: l'archivio. Non so quanto ci metterò, son più di 1000 articoli e li sposto con cura uno a uno, ma ho pazienza e la voglia di lavorare non mi manca: comincio oggi che è un lunedì ed è il 24 luglio 2017.

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Raccontini della domenica e inediti

Scritturine senza pretese fatte apposta per mettere in circolo qualche veccha foto in bianco e nero

  • Vestivamo alla tirolese

    vestivamo alla tiroleseDi quelle salubri vacanze in montagna ricordo soprattutto le grandi torte che le mucche lasciavano ovunque, anche nel cortile dell’albergo, anche vicino alle panchine, anche nel folto del bosco.

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  • Il mio primo calendario

    Qualche mese fa la mia amica di blog e di figlia Piperita Patty o Mentaconiglio a seconda della piattaforma dove ci incontriamo, mi ha invitata a scrivere un raccontino per il calendario prodotto dal collettivo di fumettari Cargo a cui appartiene (si dice  fumettari o fumettisti? adepti al fumetto? fumettologi? appassionati dell'arte del disegno con scritte sopra le parole?) Insomma, piatto ricco mi ci ficco, non mi è parso vero mischiarmi con questa squadra di giovani artisti, tra l'altro l'anno scorso ne avevano prodotto uno bellissimo e avevo comprato un po' di copie da regalare agli amici, sono stata felice e fiera dell'invito.

    Ecco il racconto e il disegno di Ettore Di Addario che lo illustria: porta buono cominciare l'anno con un calendario, peccato che non sia in vendita, ne avrei comprate e regalate decinaia e di certo ne avresti avuto una copia anche tu, invece ne ho avuta solo una: però se vuoi sei ancora in tempo, vai al Bar Lucio in via Boncompagni 36 a Milano, è il mecenate della compagnia e sponsor di questa edizione e forse, se ne ha avanzata qualche copia e gli piaci, magari ne puoi avere una anche tu.

    il mio primo calendario

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  • La user experience delle cucine a gas

    La user experience delle cucine a gas

     

    La prima volta che ho visto un robot vero, dal vivo (per modo di dire), è stato quando ho visitato con mio fratello Alfredo lo stabilimento della Ignis a Cassinetta di Biandronno e la user experience era una cosa che non esisteva ancora.

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  • La signorina Vitali era una Vitellona

    Oggi ho visto fare una cosa che erano anni che non mi capitava di vedere. Una ragazza in piedi sul tavolo posava, mentre qualcuno la disegnava.
    Avevo quattro o cinque anni quando mi è capitato di posare per una scultrice che doveva modellare con la creta un monumento funerario. La signorina Vitali era una vicina di casa, si vede che le era stata commissionata quella scultura originale dai genitori o dai parenti di una bambina morta, una bambina che aveva più o meno la mia età. Ogni tanto mi capita di sognare la tromba delle scale e i pianerottoli di quella casa, le vicine che mi invitavano a pranzo e mettevano cuscini da letto sulla sedia per farmi arrivare al piatto, le bambine morte che cadevano nel buco dell'ascensore.

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  • Per le chiavi di ricerca si raschia il fondo del barile

    Questo racconto è ancora molto attuale, infatti parla delle chiavi di ricerca, come se avessi potuto prevedere quanto questo argomento mi ecciti oggi che sto studiando per prendere il patentino. E pensare che quella volta nulla sapevo degli strumenti per misurare il valore delle chiavi, men che meno avevo idea che esistesse una densità o un intento di ricerca, essendomi del tutto oscuro il significato di acronimi tipo CPC o KD, quando la serp era soltanto l'ipotesi di una mezza biscia, l'altra metà perduta nel nulla di combinazioni strane e divertenti di termini usati per scrivere i miei testi. La cosa più strana che vi posso raccontare è il fatto che oggi il risultato zero è una cosa bella, mentre a quel tempo non l'avrei mai desiderato per me e per i miei amici. Edit 8 ottobre 2017, la foto di Venezia non c'entra ma l'ho promessa alla Annamaria che mi legge.

    Per le chiavi di ricerca si raschia il fondo del barile

    Il vecchio proverbio mi è tornato in mente questa mattina, quando ho pensato di dare un'occhiata alle chiavi di ricerca, era un po' che non le controllavo.

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  • Giocare a bridge col sistema naturale

    La licitazione è appena finita, mio nonno e il suo giovane compagno, tal Danilo Milella(*) che non ho mai conosciuto, si sono aggiudicati il contratto con briscola a cuori, la prima carta è stata giocata da tre giocatori e mio zio Mario sta calando la sua in questo momento preciso di chissà quanti anni fa, forse settanta o forse ancora di più.

    giocare a bridge col sistema naturale

    Siamo nella cucina di mia nonna, riconosco il fornello con dietro il quadretto di piastrelle e so che nell’angolo alla sua sinistra si trova il lavandino di graniglia con i piatti lavati appoggiati sullo scolatoio.

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  • Limonare a Venezia

    La mia migliore amica mi scriveva lunghissime lettere da Venezia proprio mentre c'era il festival del cinema al Lido e gli attori famosi e le attrici andavano in giro in mezzo alla gente e si poteva chiedergli l'autografo.

     

    limonare a venezia controluce

    Ho cambiato la foto perché ne ho trovata una più bella, anzi ne ho trovate tre e mi toccherà scrivere apposta altri racconti ambientati a Venezia per poterle usare - edit 3 ottobre 2017

     

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  • La montagna non mi è mai piaciuta

    Questo è un post di novembre 2016, siccome qui la padrona sono io e mi serviva averlo presto qui perché è il prequel di una storia che si svolge in montagna, ho deciso di portarlo subito invece che aspettare il suo turno. Edit 10 settembre 2017

    La montagna non mi è mai piaciuta e ho smesso di andarci non appena mi è stato possibile, comunque non prima che si completasse la metà della vita che ho vissuto fino a oggi, quindi ci sono andata un bel po’ di volte.
    Ci ho pensato parecchio in questi giorni perché ho letto Le otto montagne, di Paolo Cognetti e ti consiglio di farlo anche tu non appena ti è possibile perché è un libro bellissimo, ma di questo ti parlerò domani.

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  • Papà, la metto all'ombra?

    Andavamo in montagna anche d’estate e il posto era sempre il passo dell’Aprica, avevamo affittato una casa per tutto l’anno, era grande e bella, proprio in centro al paese e no, non era quella di Corvi Battista detto il mort di cui ho già parlato in un altro post che ho portato di qua apposta, questa era la casa del medico condotto. Era una palazzina di tre piani con tanti appartamenti, aveva i caloriferi e i doppi vetri, un giardino tutto intorno e un prato grande sul retro per giocare a pallone con le figlie del dottore che erano tre ma non si chiamavano come quelle della filastrocca. Il dottore aveva anche un maschio che aveva giusto giusto l’età di mio fratello e teneva alla juve, mio fratello no. Sai che non mi ricordo a che squadra tenesse mio fratello? Però non importa ai fini di questo episodio che ti voglio raccontare.

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  • Lotta globale totale

    lotta globale totale

    Di questa foto non mi ricordo nulla, eppure mi sembra significativa. C’è questo incrocio di sguardi, anzi direi un flipper di sguardi, mio fratello che guarda mia mamma, mia sorella che guarda mio fratello, io che li guardo guardarsi e sorrido come se sapessi. E poi questa disposizione asimmetrica che fa un angolo di quarantacinque gradi precisi, e quella densità morbida di grigi e quei neri, gli scamiciati, i capelli gonfi.
    Chi lo sa cosa ci aveva detto mio padre per farci sorridere così, son sicura che la foto l’aveva fatta lui, era un bravo fotografo, un appassionato e fino a un certo punto se le stampava anche da solo.

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scrivere è il mio gioco preferito

"Scrivere è il mio gioco preferito" il mio motto è piaciuto anche all'amica Freevolah che l'ha interpretato così su Instagram.

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