testata camel

Il diario intimo della Donna Camèl con l'accento sulla el

Il blog della Donna Camèl è nato alla fine dell'estate del 2006, poco dopo l'apice del massimo splendore ma molto prima del declino dei blog in quanto moda.
È stato sempre su una piattaforma gratuita che negli anni ha cambiato nome e proprietari: ci sono capitata per una serie di circostanze fortuite e perché tutti i miei amici erano già lì, poi loro sono andati via tutti e io sono rimasta, irriducibile, a parlare di scrittura creativa, a proporre esercizi e racconti. Ci ho pubblicato pure un romanzo a puntate, un momento impagabile di intimità con i miei lettori.
Infine mi sono decisa a traslocare anch'io, lo porto qui a casa mia, se non tutto tutto la maggior parte: l'archivio. Non so quanto ci metterò, son più di 1000 articoli e li sposto con cura uno a uno, ma ho pazienza e la voglia di lavorare non mi manca: comincio oggi che è un lunedì ed è il 24 luglio 2017.

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Vorrei averlo scritto io

Libri, articoli, saggi, testi che mi sono piaciuti tanto tanto

  • Libri non libri e marketing editoriale

    Avevo già parlato tempo fa del blog Cronache dalla libreria che seguo fedelmente da quando l'ho conosciuto per caso. Racconta spesso situazioni divertenti sulla flora e la fauna dei clienti (sì, anche flora, delle volte).

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  • Due libri di Giulio Mozzi che mi sono piaciuti

    Raduno qui due post scritti a novembre 2009 così si risparmia spazio, tanto sono uno il seguito dell'altro, va bene così. edit 20 settembre 2017

    L'altra sera siamo andati in trattoria. Stavamo sedendoci a tavola quando Paolo mi ha detto: "Ah, il libro di Giulio Mozzi. E' bello."
    Bene, ho pensato, domani me lo compro. "Bene" ho detto, "domani me lo compro".

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  • La meccanica del motore a due tempi

    Un padre è peggio di un nemico, pensa. Non puoi combatterlo ad armi pari. Non puoi scappare e nemmeno ignorarlo, perché ti segue dovunque vai. E alla fine, anche quando sarà stanco e ferito, ti mancherà sempre il coraggio di dargli il colpo di grazia. Diego immagina la vita degli adulti complicata come le automobili moderne: troppa plastica, troppa elettronica, e tutta quella potenza affidata a un sistema così delicato. Basta uno scherzo dell'impianto elettrico e ti ritrovi schiantato contro un muro senza nemmeno accorgerti che qualcosa non va. Lui ha sempre pensato alla sua, di vita, come alla meccanica elementare e perfetta di un motore a due tempi: il cilindro che si riempie di miscela, la miscela compressa che esplode, i gas di scarico che lasciano il cilindro vuoto. Se c'è qualcosa da imparare, dopo questa giornata, è che la vita non sarà più così. Mai più.

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  • La chiave a stella, una recensione che fa innamorare

    Quando leggi una recensione come questa, non solo corri a comprarti il libro come del resto ho fatto, non solo corri a leggertelo tutto, come pure ho fatto, ma poi resti lì a guardare il cursore che pulsa e pensi: che cosa altro potrei dire? Niente, non posso aggiungere niente.

    la chiave a stella primo levi recensione

    Dici bene, tu, prendi in prestito i libri dalla biblioteca che così risparmi qualche soldo e poi se non ti piaciono non ti sembra neanche di aver sprecato la moneta. Dici bene, ma quando i libri ti piaciono tanto come questo del Levi, dio bono, come fai a avere il cuore di portarli indietro? E' un libro come non se ne scrivono poi molti e forse a pensarci bene non se ne scrivono più. Piccolo, detto sottovoce con il tono di chi racconta le storie seduto in cucina mentre beve un caffè con lo stravecchio. Parla del lavoro degli uomini, il lavoro manuale ben fatto che innamora, quel lavoro che diventa passione e gioco e dà il senso che non si spreca il tempo e la vita. Libro dimesso come il tono del Faussone Libertino da Torino che racconta con la sua faccia inespressiva come il fondo di una padella, che usa i luoghi comuni credendo di averli inventati, che si domanda quale il senso di tutto ma con un tono di noncuranza che svuota la retorica come si svuota un pallone facendo un buco con un ago.

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  • Libera nos a Malo

     

    Dato che negli ultimi tempi ci ho la vita sociale di un'ameba zitella ho passato tutto il fine settimana a leggere nella dolce verzura del mio terrazzo e ho finito anche il Meneghello.
    Va detto che la prima parte era più spettacolare della seconda, che appare riflessiva e nostalgica e fa sorridere invece che sghignazzare apertamente. Ci sono un paio di riflessioni che mi rimuginano: mi commuove questo senso di religiosità pagano, mi verrebbe da dire, che permea la vita dei paesani di Malo, così legato alle cose concrete e alle parole che sono qui sempre trattate come cose anch'esse, lontano dal trascendente e dal mistico: anche l'inferno e il paradiso ma l'idea stessa di Dio (cito a memoria: il paradiso sta sopra di noi, Dio sta in paradiso, ma anche in Nuova Zelanda il paradiso sta sopra di loro e quindi Dio è tondo!) e del peccato e della virtù che vengono inseriti in questo contesto ingenuo da una parte ma molto pratico dall'altra. I precetti non si devono capire, si devono imparare e basta, e questo genera tutta una serie di equivoci che il Meneghello sapientemente utilizza per veicolare, divertendoci (e divertendosi) una sua visione del mondo disincantata e moderna senza tuttavia essere mai cinica o nichilista.

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  • Le cose sono le cose

    E insomma questo Meneghello mi sta prendendo un sacco, sono più o meno a metà e cerco di non correre troppo, che un libro senza trama come questo non è da divorare, è da centellinare e meditare.
    La cosa che sto meditando adesso è che mi viene in mente mia nonna, lei sapeva sempre come le cose andavano fatte. C'era solo un modo per fare le cose, nessuna alternativa possibile. Si fa così. E lei quel modo lo sapeva sempre. Tanto è vero che tutti le chiedevano come si facevano le cose. Se qualcuno faceva qualche cosa in modo diverso lei lo criticava aspramente, tipo il caffè: il caffè si fa così e si beve con poco zucchero. Chi ci mette tanto zucchero non è un buongustaio, che ancora oggi se metto un cucchiaino troppo pieno mi sento in colpa. Buongustaio era una parola ammantata di mistero che mi arrotolavo tra le labbra, sottovoce, che aveva di certo un significato denso e importante, imprescindibile anche se momentaneamente fuori della mia portata.

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  • Zot!

    Faccio una seconda deroga alla promessa che mi ero fatta di non riportare le citazioni dal vecchio blog, perchè Luigi Meneghello non deve essere dimenticato e oltre alla citazione ci aggiungo anche due parole (un vera e propria recensione seguirà nei prossimi post).

    Leggete questo libro perchè è bellissimo e anche perché ha qualcosa di interessante da insegnare a chi vuole scrivere, per lavoro o per piacere non importa. Meneghello era un linguista e professore universitario in Inghilterra: dai suoi libri si impara come si può comunicare con grande potenza espressiva e ironia usando una lingua "bassa" concetti di alto spessore teorico, politico e perfino teologico. Io ho letto Libera nos a Malo, da cui è tratta la citazione, e Piccoli maestri (entrambi editi da Rizzoli).

    Purtroppo Meneghello è morto poco tempo dopo che avevo pubblicato questo post, parlandone mi è venuta voglia di rileggerlo: e non è la prima volta.

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